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120 Kg di Jazz

Recensione 120 Kg di Jazz 120 Kg di Jazz

Debutta la nuova Stagione di Campo Teatrale con il monologo 120 Kg di Jazz di César Brie – tra donne, cibo, musica e un tocco fiorito. La nuova Stagione di Campo Teatrale – la prima nella nuova sede in via Cambiasi, 10 a Milano – si apre con un monologo scritto, diretto e interpretato da …

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120 Kg di Jazz giovedì, novembre 8th, 2012.

Debutta la nuova Stagione di Campo Teatrale con il monologo 120 Kg di Jazz di César Brie – tra donne, cibo, musica e un tocco fiorito. La nuova Stagione di Campo Teatrale – la prima nella nuova sede in via Cambiasi, 10 a Milano – si apre con un monologo scritto, diretto e interpretato da …

Debutta la nuova Stagione di Campo Teatrale con il monologo 120 Kg di Jazz di César Brie – tra donne, cibo, musica e un tocco fiorito.

La nuova Stagione di Campo Teatrale – la prima nella nuova sede in via Cambiasi, 10 a Milano – si apre con un monologo scritto, diretto e interpretato da César Brie: 120 kg di Jazz.

Basta una sedia al centro del palco e la storia di Ciccio Méndez inizia a vivere: il suo amore verso la sua fidanzata – che non sa di esserlo – e il suo sogno di poter partecipare alla festa della sua amata – dove non è stato invitato – per dimostrarle il proprio amore.

César Brie risulta da subito naturale e a proprio agio nell’ospitare, nel proprio corpo, l’animo di Méndez e dei diversi personaggi del monologo. Ogni minimo movimento è pensato, studiato – e mai abusato – e quello che risulta immediatamente chiaro è che la quarta parate – quella che divide lo spettatore dall’attore – non esiste. L’interprete si rivolge direttamente a te – non al pubblico, ma proprio a te – e lo fa con semplicità e la gioia di come lo farebbe con amico o un familiare, dialogando, interagendo, divertendosi e coinvolgendoti nel suo racconto.

La capacità evocativa di Brie trasforma la scena di volta in volta, e la sedia non ci appare più sola sul palco, ma circondata dagli invitati al party, dal complesso jazz che suonerà all’evento – in cui Ciccio entra, fingendosi contrabbassista – da lei: il sogno d’amore di Ciccio.

E quel tocco di lillà nella cravatta e nella pochette, che non vuole essere solo un vezzo, ma la firma di chi ancora ci crede realmente nel poter cambiare il mondo e nel renderlo un posto migliore.

«Dietro questo racconto si celano tre amori» dice Brie, e aggiunge: “L’amore non corrisposto per una donna per la quale si finirebbe all’inferno; l’amore per il jazz, che aiuta Ciccio Méndez a sopportare la sua immensa solitudine; e l’amore per il cibo, nel quale Ciccio trova brevi e appaganti rifugi e consolazioni».

Quello che alla fine appare chiaro al pubblico è che Ciccio Méndez non è semplicemente il protagonista di un monologo ironico e brillante, in grado di portarti a riflettere – dandoti spunti interessanti sulla società e su noi stessi – ma la personificazione della lotta di chi insegue i proprio sogni, senza tradire mai il proprio essere e la propria dignità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Guanella Campo Teatrale

via Cambiasi, 10 – Milano
fino a domenica al 4 novembre

120 Kg di Jazz
scritto, diretto e interpretato da César Brie



Luca Ligato

Lillà e amore con César Brie

6,00 su 10
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Debutta la nuova Stagione di Campo Teatrale con il monologo 120 Kg di Jazz di César Brie – tra donne, cibo, musica e un tocco fiorito.



La nuova Stagione di Campo Teatrale – la prima nella nuova sede in via Cambiasi, 10 a Milano – si apre con un monologo scritto, diretto e interpretato da César Brie: 120 kg di Jazz.

Basta una sedia al centro del palco e la storia di Ciccio Méndez inizia a vivere: il suo amore verso la sua fidanzata – che non sa di esserlo – e il suo sogno di poter partecipare alla festa della sua amata – dove non è stato invitato – per dimostrarle il proprio amore.

César Brie risulta da subito naturale e a proprio agio nell’ospitare, nel proprio corpo, l’animo di Méndez e dei diversi personaggi del monologo. Ogni minimo movimento è pensato, studiato – e mai abusato – e quello che risulta immediatamente chiaro è che la quarta parate – quella che divide lo spettatore dall’attore – non esiste. L’interprete si rivolge direttamente a te – non al pubblico, ma proprio a te – e lo fa con semplicità e la gioia di come lo farebbe con amico o un familiare, dialogando, interagendo, divertendosi e coinvolgendoti nel suo racconto.

La capacità evocativa di Brie trasforma la scena di volta in volta, e la sedia non ci appare più sola sul palco, ma circondata dagli invitati al party, dal complesso jazz che suonerà all’evento – in cui Ciccio entra, fingendosi contrabbassista – da lei: il sogno d’amore di Ciccio.

E quel tocco di lillà nella cravatta e nella pochette, che non vuole essere solo un vezzo, ma la firma di chi ancora ci crede realmente nel poter cambiare il mondo e nel renderlo un posto migliore.

«Dietro questo racconto si celano tre amori» dice Brie, e aggiunge: “L’amore non corrisposto per una donna per la quale si finirebbe all’inferno; l’amore per il jazz, che aiuta Ciccio Méndez a sopportare la sua immensa solitudine; e l’amore per il cibo, nel quale Ciccio trova brevi e appaganti rifugi e consolazioni».

Quello che alla fine appare chiaro al pubblico è che Ciccio Méndez non è semplicemente il protagonista di un monologo ironico e brillante, in grado di portarti a riflettere – dandoti spunti interessanti sulla società e su noi stessi – ma la personificazione della lotta di chi insegue i proprio sogni, senza tradire mai il proprio essere e la propria dignità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Guanella Campo Teatrale

via Cambiasi, 10 – Milano
fino a domenica al 4 novembre

120 Kg di Jazz
scritto, diretto e interpretato da César Brie



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