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A nome tuo

A nome tuo
Voto: 9,00 su 10
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Tutti hanno il diritto di scegliere

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In scena al Pim Off, il dramma interiore della giovane Ilaria, alle prese con la questione etica e sociale dell’eutanasia, al centro di A nome tuo, intenso adattamento di Cinzia Spanò diretto da Roberto Recchia e  ispirato alle pagine dell’omonimo romanzo di Mauro Covacich.

Le onde di un cupo mare in tempesta si infrangono su una riva scura, vivida proiezione dell’animo angosciato della giovane Ilaria, squassato dai dolorosi ricordi della morte di sua madre e da una fredda solitudine interiore. Nessuno può comprendere i tormentati pensieri della ragazza, soltanto il mare sembra riuscire a lenire le sue ferite, mentre lei ne attraversa le onde a nuoto.

Interpretata da un’intensa Cinzia Spanò, la protagonista di A nome tuo – in scena al Pim Off in prima nazionale – ha una doppia vita: in una è una giovane ricercatrice universitaria e amante di un uomo sposato con cui parla ogni sera via Skype; nell’altra è Miele, dispensatrice di “dolce morte”, che aiuta i malati terminali a trovare la pace prima che la malattia tolga loro la dignità, «prima che la morte inizi a giocare».

Ilaria vive così, divisa tra due realtà e fermamente convinta che ogni malato senza speranza di guarigione abbia il diritto di scegliere quando andarsene, di morire nel pieno delle proprie facoltà, un momento prima che la malattia ne sconvolga irremediabilmente il corpo e la mente.

Ma le convizioni di Miele vacilleranno quando a richiedere le sue prestazioni sarà l’anziano ingegner Grimaldi – interpretato da un ottimo Umberto Ceriani – un uomo in piena salute ma ormai profondamente annoiato dalla vita, “morto” nell’anima. Tra la ragazza e Grimaldi nascerà un profondo legame umano e intellettuale, che inciderà indelebilmente sulla vita della giovane e, per contro, su quella del vecchio ingegnere.

L’incerto finale lascia aperti numerosi interrogativi di carattere etico e morale su un tema delicato e controverso come quello dell’eutanasia. È giusto scegliere il momento in cui morire prima che la natura lo abbia fatto per noi? Non dimostra forse compassione chi ha il coraggio di aiutare a morire una persona la cui vita è giunta ormai a un punto di non ritorno?

Suggestiva la scenografia, costituita in prevalenza da scuri pannelli mobili su cui si avvicendano le immagini del mare in tempesta e degli interni delle camere dei “pazienti” di Ilaria, ricchi di particolari appartenuti alla loro vita prima dello sconvolgimento causato dalla malattia.

A Cinzia Spanò il merito di aver dato vita a una pièce intensa e affascinante che, seppur nella complessità dei contenuti e delle tematiche affrontate, fonda tutta la sua forza su un’esclamazione semplice ma significativa, una sorta di mantra che racchiude in sé il senso profondo dell’opera: “Viva la vita”, viva ogni idea di vita, scelta da ciascuno di noi ed esclusivamente nostra. E quando la realtà si allontana irrimediabilmente dalla nostra idea di vita, è nostro diritto scegliere liberamente, senza essere giudicati, come e quando smettere di farne parte?

Il delicatissimo e controverso tema dell’eutanasia è stato poi affrontato nel corso dell’incontro “A nome vostro”, ospitato sabato 19 gennaio dal Pim Off, ricco di dibattiti, letture e proiezioni su temi complessi come testamento biologico, fine vita e diritto all’autodeterminazione, a cui hanno preso parte anche Mauro Covacich, autore del romanzo “A nome tuo”, e i rappresentanti delle associazioni “Eluana Englaro” e “Luca Coscioni”.
Lo spettacolo è andato in scena:

Pim Off
Via Selvanesco, 75 – Milano
da venerdì 18 a lunedì 21 gennaio
ore 20,45
A nome tuo 
liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Mauro Covacich (Giulio Einaudi Editore)
adattamento Cinzia Spanò
regia Roberto Recchia
con Cinzia Spanò e Umberto Ceriani
scenografia Romeo Liccardo
luci Maria Pastore
produzione PiM Spazio Scenico
Prima Nazionale

Hai letto: A nome tuoscritto il 22/01/2013 da

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