All’ombra della collina "> All’ombra della collina

All’ombra della collina

All’ombra della collina, articolo di "Alessandro Testa" su Persinsala Teatro
Home | Performing Arts/Prosa | All’ombra della collina

All’ombra della collina
Recensioni/Articoli di

Torna in scena all’Argot dopo quindici anni l’opera prima di Vincenzo Pirrotta: un viaggio dantesco, con Pasolini nei panni di Virgilio, attraverso «l’Infernu» minacciato ai giovani siciliani che sognavano la libertà di essere se stessi in una provincia ancora arcaica. Un viaggio nel tempo nella Sicilia della fine degli anni ’70, attraverso personaggi realmente conosciuti …

«Parti-nico e arrivi grande», l’educazione civile nella Sicilia degli anni ’70

Leggi la Recensione All’ombra della collina

teatro-argot-studio-romaTorna in scena all’Argot dopo quindici anni l’opera prima di Vincenzo Pirrotta: un viaggio dantesco, con Pasolini nei panni di Virgilio, attraverso «l’Infernu» minacciato ai giovani siciliani che sognavano la libertà di essere se stessi in una provincia ancora arcaica.

Un viaggio nel tempo nella Sicilia della fine degli anni ’70, attraverso personaggi realmente conosciuti o soltanto sognati nella sua infanzia: è questo che propone, in questo week-end al teatro Argot di Trastevere, Vincenzo Pirrotta, attore e regista siciliano, che ha deciso di rimettere in scena il suo testo d’esordio, scritto in forma di confessione ancora prima di diventare maggiorenne.
L’educazione civile, culturale e perfino sentimentale del giovanissimo “Viciuzzu” prende spunto dai “libri sacri” di suo nonno, venditore di vestiti al mercato, ma soprattutto uno dei pochissimi comunisti di Partinico, grosso paesone della provincia di Palermo, terra di mafiosi e di politici democristiani, di personaggi tanto popolari, quanto corrotti. In punto di morte l’anziano commerciante lascia i suoi libri più cari in eredità al nipote dietro l’impegno di leggerli, ma la madre del piccolo, donna timorosa di Dio ma anche della vita in genere, riesce a nasconderli in cantina per molti anni, tra pomodori secchi e olio di frantoio.
Un ritrovamento casuale darà allora il via ad un lungo viaggio attraverso quell’«Infernu» tante volte minacciato dai benpensanti a chiunque, Vincenzo e suo nonno tra i primi, osi provare a uscire dagli schemi. Come un moderno Dante, “Viciuzzu” scende allora, un gradino dopo l’altro, attraverso i gironi dei suoi presunti peccati, dove incontra le ombre dei suoi conoscenti. A fargli da guida un Virgilio d’eccezione: Pier Paolo Pasolini, l’autore preferito di suo nonno, che lo considerava «il più grande di tutti».
In un viaggio dai forti tratti epici, che ricorda ancor più quello di Enea nell’Ade, ma svolto quasi tutto in dialetto siciliano (un po’ difficile da comprendere per chi non lo conosca già), “Viciuzzu” incontra allora via via «donna Anna», moglie di un marittimo, che – come molte altre “vedove bianche” del suo tempo – imbastiva piccoli momenti boccacceschi con i giovani del paese; «’u parrinu» (il parroco), che non ha perso l’abitudine di rimproverarlo, e «Margherita, la moglie del bidello», il sogno erotico di un’intera generazione di scolari. Oltre naturalmente alla madre, che mette in riga con un verso proprio di Pasolini («tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù») e al nonno, che gli spiega finalmente dopo tanti anni il senso della sua passione politica: «Essere comunista significa buttare la paglia in faccia a chi voleva mettercela in bocca per frumento».
Alla fine del suo viaggio «Parti-nico [cioè “piccolo”] e arrivi grande», anche “Viciuzzo” torna «a riveder le stelle», realizzando in sé il senso – che non riveliamo – di tutta quella paura dell’Inferno che gli fu inculcata fin da piccolo, in un’epoca a noi in realtà vicina temporalmente, ma che sembra lontana anni luce dalla realtà di oggi, perfino nelle aree rurali del Mezzogiorno.
«Il mio è un “non spettacolo” – spiega al pubblico Pirrotta in una sorta di auto-introduzione al monologo vero e proprio – perché a suo tempo Franco Quadri mi disse: “il tuo testo è bello, ma non è rappresentabile”». «Forse aveva ragione lui – ci racconta invece a quattr’occhi a fine spettacolo – ma anche se non c’è una vera messa in scena e ogni spettatore deve figurarsi le immagini dei miei incontri con i vari personaggi, non volevo rinunciare alla parola “spettacolo” nella definizione di questo mio lavoro, che è la culla di tutta la mia produzione successiva, comprese le regie delle opere liriche, e che torno quest’anno a rappresentare dopo quindici anni dal suo debutto: senza più i timori di allora, ma con invece la maturità e la consapevolezza proprie dei miei anni».

Lo spettacolo continua
Teatro Argot
Via Natale del Grande 27, Roma
tel. 06 5898111
fino al 10 novembre 2013
venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
All’ombra della collina
di Vincenzo Pirrotta
regia Vincenzo Pirrotta
con Vincenzo Pirrotta (monologo)
Produzione Compagnia Esperidio

8,00

Check Also

Tre sorelle. Stratigrafia di un vuoto

Tre sorelle, il capolavoro di Čechov, torna in scena al Teatro Due Roma in un …

One comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi