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Recensione Art Art

Sono gli uomini ad essere davvero complicati. Le serate fra donne sono uno stereotipo dei misteri dell’universo: di cosa si parla? Di cosa ridacchiano? Quali pensieri maliziosi aleggiano nei segretissimi conciliaboli rosa? Invece, le serate fra uomini appaiono, nell’immaginario collettivo, come semplici e schiette riunioni ridanciane, trascorse a parlare di sport e di politica, millantando …

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Art domenica, febbraio 3rd, 2013.

Sono gli uomini ad essere davvero complicati. Le serate fra donne sono uno stereotipo dei misteri dell’universo: di cosa si parla? Di cosa ridacchiano? Quali pensieri maliziosi aleggiano nei segretissimi conciliaboli rosa? Invece, le serate fra uomini appaiono, nell’immaginario collettivo, come semplici e schiette riunioni ridanciane, trascorse a parlare di sport e di politica, millantando …

Sono gli uomini ad essere davvero complicati.

Le serate fra donne sono uno stereotipo dei misteri dell’universo: di cosa si parla? Di cosa ridacchiano? Quali pensieri maliziosi aleggiano nei segretissimi conciliaboli rosa? Invece, le serate fra uomini appaiono, nell’immaginario collettivo, come semplici e schiette riunioni ridanciane, trascorse a parlare di sport e di politica, millantando trascorsi gloriosi.

Sarà davvero così? Tre uomini, amici da quindici anni, si stimano, hanno punti in comune tenuti saldi da una profonda simpatia reciproca. Ognuno ha il suo ruolo: Marc, l’intellettuale in perenne controtendenza, Serge, il medico parvenue che vuole legittimare la sua nuova posizione con la cultura, infine Yvan, l’impiegato remissivo, il pagliaccio triste, che anima la compagnia prima di ritirarsi in solitudine. Fra loro si crea un precario equilibrio di movenze artefatte, dove non c’è spontaneità: ogni parola viene soppesata, ogni espressione valutata e il tono della voce incamera il potenziale distruttivo di un’arma. Il rancore cova le pur minime osservazioni, fino a esplodere alla prima occasione pretestuosa: «un quadro bianco da 200mila euro» sentenzia Marc, «non è bianco!» si arrocca Serge che l’ha comprato, «si vedono delle sfumature ocra. Pallido» si barcamena Yvan, nolente giudice della disputa.

La penna di Yasmina Reza mette bene in luce le contorte introspezioni maschili, la loro ostinazione nel perseguire una coerenza senza sfumature. «La donna è mobile», la società le concede di essere volubile, ma un uomo che si rispetti è tutto d’un pezzo, gli sbalzi “uterini” dell’umore sono da nascondere.

I personaggi di Art non potevano trovare interpreti più calzanti: un signorile e impostato Alessio Boni nei panni di Serge, un ironico e beffardo Gigio Alberti per Marc e un incomparabile Alessandro Haber, ansioso e ipocondriaco Yvan.

Il gioco di luci tende una mano alla recitazione e la scenografia a pannelli bianchi, fortemente evocativa, strizza un occhio compiaciuto alla tela della discordia.

Il finale chiude il cerchio della narrazione e libera lo spettatore dal dover cercare una conclusione ai fatti, lasciandogli il tempo per riflettere sul concetto della rappresentazione, per approfondire la ricerca oltre la convenzione, oltre ciò che si vede, per scorgere nel grande scenario dell’apparenza, l’ombra della verità che si confonde con il paesaggio.

Lo spettacolo continua:
teatro Ambra Jovinelli
Piazza Guglielmo Pepe, 43/ 47 – Roma
(durata un’ ora e trenta circa)
 
Art
di Yasmina Reza
regia Giampiero Solari
con Gigio Alberti, Alessio Boni, Alessandro Haber



Michela Di Michele

Una serata fra uomini, fra risate e cattiverie

8,00 su 10
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Sono gli uomini ad essere davvero complicati.



Le serate fra donne sono uno stereotipo dei misteri dell’universo: di cosa si parla? Di cosa ridacchiano? Quali pensieri maliziosi aleggiano nei segretissimi conciliaboli rosa? Invece, le serate fra uomini appaiono, nell’immaginario collettivo, come semplici e schiette riunioni ridanciane, trascorse a parlare di sport e di politica, millantando trascorsi gloriosi.

Sarà davvero così? Tre uomini, amici da quindici anni, si stimano, hanno punti in comune tenuti saldi da una profonda simpatia reciproca. Ognuno ha il suo ruolo: Marc, l’intellettuale in perenne controtendenza, Serge, il medico parvenue che vuole legittimare la sua nuova posizione con la cultura, infine Yvan, l’impiegato remissivo, il pagliaccio triste, che anima la compagnia prima di ritirarsi in solitudine. Fra loro si crea un precario equilibrio di movenze artefatte, dove non c’è spontaneità: ogni parola viene soppesata, ogni espressione valutata e il tono della voce incamera il potenziale distruttivo di un’arma. Il rancore cova le pur minime osservazioni, fino a esplodere alla prima occasione pretestuosa: «un quadro bianco da 200mila euro» sentenzia Marc, «non è bianco!» si arrocca Serge che l’ha comprato, «si vedono delle sfumature ocra. Pallido» si barcamena Yvan, nolente giudice della disputa.

La penna di Yasmina Reza mette bene in luce le contorte introspezioni maschili, la loro ostinazione nel perseguire una coerenza senza sfumature. «La donna è mobile», la società le concede di essere volubile, ma un uomo che si rispetti è tutto d’un pezzo, gli sbalzi “uterini” dell’umore sono da nascondere.

I personaggi di Art non potevano trovare interpreti più calzanti: un signorile e impostato Alessio Boni nei panni di Serge, un ironico e beffardo Gigio Alberti per Marc e un incomparabile Alessandro Haber, ansioso e ipocondriaco Yvan.

Il gioco di luci tende una mano alla recitazione e la scenografia a pannelli bianchi, fortemente evocativa, strizza un occhio compiaciuto alla tela della discordia.

Il finale chiude il cerchio della narrazione e libera lo spettatore dal dover cercare una conclusione ai fatti, lasciandogli il tempo per riflettere sul concetto della rappresentazione, per approfondire la ricerca oltre la convenzione, oltre ciò che si vede, per scorgere nel grande scenario dell’apparenza, l’ombra della verità che si confonde con il paesaggio.

Lo spettacolo continua:
teatro Ambra Jovinelli
Piazza Guglielmo Pepe, 43/ 47 – Roma
(durata un’ ora e trenta circa)
 
Art
di Yasmina Reza
regia Giampiero Solari
con Gigio Alberti, Alessio Boni, Alessandro Haber



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