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Claustrofobia, articolo di "Alessio Neroni" su Persinsala Teatro
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Al Teatro de’ Servi a Roma è in scena, fino al 13 maggio, Claustrofobia, una black comedy di Gianni Quinto, prodotta da #Mainagioia Spettacoli e Matteo Fiocco, ispirata agli scandali bancari con tre giovani e bravi interpreti: Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio e Andrea Dianetti. In una stanza di sicurezza, perfettamente realizzata sul palcoscenico del Teatro de’ …

Tre uomini e un caveau

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Al Teatro de’ Servi a Roma è in scena, fino al 13 maggio, Claustrofobia, una black comedy di Gianni Quinto, prodotta da #Mainagioia Spettacoli e Matteo Fiocco, ispirata agli scandali bancari con tre giovani e bravi interpreti: Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio e Andrea Dianetti.

In una stanza di sicurezza, perfettamente realizzata sul palcoscenico del Teatro de’ Servi di Roma, tre singolari personaggi si ritrovano a condividere, loro malgrado, ore disperate. Se dopo un po’ a mancare ai tre è l’aria, tanto da soffrire di Claustrofobia, le risate distribuite tra il pubblico sono una boccata d’ossigeno per tutta la durata dello spettacolo, ironico, grottesco e scritto con geniale maestria da Gianni Quinto. Conosciamo così Tommaso (Andrea Dianetti), il Direttore, ragioniere, della banca, Francesco (Fabrizio D’Alessio), uno dei clienti più importanti della filiale e un giovane rapitore (Gabriele Carbotti) con tanto di pistola e una maschera sul volto. È proprio quest’ultimo, entrato armato nel caveau, a sottovalutare l’allarme della porta alle sue spalle, che di lì a poco si chiuderà imprigionando lui stesso e le sue vane speranze. È l’occasione però per mettere l’uno di fronte a l’altro i tre disperati, che confesseranno le loro debolezze e le loro mancanze, mentre fuori l’Italia sta giocando una partita.
Complice una bottiglia di scotch invecchiata da quarant’anni, che va aperta per eventi unici, a togliersi la maschera non sarà solo il rapinatore, bensì anche Tommaso, reo di prendere una percentuale sulle obbligazioni e soprattutto Francesco, il quale stanco dei finti sorrisini presenti sul volto di quanti lo additano come “raccomandato”, essendo suo padre un pezzo grosso all’interno della banca, confessa un’atroce verità.

Dopo tante spiegazioni sul funzionamento delle banche, che portano a galla anche i tanti scandali che hanno riempito le prime pagine dei quotidiani, l’interesse, non a caso, si sposta sul senso del denaro, che, posto al centro della scena attraverso un bancale, dà vita a un siparietto straordinario, fulcro di tutto lo spettacolo.
La preghiera del Padre Nostro diventa così quella del semplice cliente, che inginocchiato dunque sul Dio denaro invoca quei “debiti” che non verranno pagati ai debitori, col desiderio di essere liberati dal mutuo.

Rimasti completamente in mutande (sottile metafora?) e sudati dalla testa ai piedi il trio di attori dimostra un affiatamento e una versatilità sulla scena incredibile, guidati dalla perfetta regia di Alberto Ferrari, abile nel mixare questo testo ricco di gag, in grado di coinvolgere il pubblico, che per quasi due ore, più che in una sala teatrale, si ritrova, in modo del tutto automatico, ostaggio felice in quel caveau in cui chiaro viene sviscerato il sistema bancario.

Claustrofobia, che è in scena per il secondo anno consecutivo, sarà al Teatro de’ Servi fino a domenica 13 maggio, un’occasione da non perdere per restare ancorati alla realtà in modo intelligente tra TAN, TAEG, TEG e soprattutto tante risate, amare.

Lo spettacolo continua:
Teatro de’Servi
via del Mortaro, 22 – Roma
fino a domenica 13 maggio
orari: da martedì a venerdì ore 21.00, sabato ore 17.30 e 21.00, domenica ore 17.30

#mainagioia spettacoli e Laros presentano
Claustrofobia
di Gianni Quinto
regia Alberto Ferrari
con Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio, Andrea Dianetti
scenografia Augusto Sandri
musiche originali Maurizio Pizzardi
costumi Nadia Salaris
fonica e luci Carlo Galleasso
aiuto regia Ludovica Di Donato
foto di scena Marco Di Niscia

4,00

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