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Cretinerie subalterne con la logica in sciopero

Cretinerie subalterne con la logica in sciopero, articolo di "Alfredo Agostini" su Persinsala Teatro
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Cretinerie subalterne con la logica in sciopero
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L’Abārico Teatro ospita lo spettacolo di Giacomo Genova, una selezione del meglio di tutta la comicità romana. Insieme alla logica però, sembrano in sciopero anche le idee. C’era una volta il varietà, quando il palcoscenico si chiamava ribalta, prima di un film si rideva con l’avanspettacolo e la rivista non riguardava l’editoria, bensì satira, teatro, …

Nostalgia canaglia

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L’Abārico Teatro ospita lo spettacolo di Giacomo Genova, una selezione del meglio di tutta la comicità romana. Insieme alla logica però, sembrano in sciopero anche le idee.

C’era una volta il varietà, quando il palcoscenico si chiamava ribalta, prima di un film si rideva con l’avanspettacolo e la rivista non riguardava l’editoria, bensì satira, teatro, musica e comicità. Il tempo che fu in una Roma verace fatta di mercati rionali e borgate, raccontata con classe da superbi artisti divenuti maschere immortali, mestieranti che sudavano ogni applauso di fronte al vivo fiato di spettatori inclementi, e che hanno fatto scuola ai più recenti successi di Bravo! e A me gli occhi, please. Su questo vasto terreno ha messo radici lo «spettacolo comico-musical-culturale» andato in scena all’Abārico Teatro di Roma, una riproposizione assidua di scenette comiche, per quanto ridondanti, e canzoni popolari del repertorio folk, compreso un apprezzato ricordo a Romolo Balzani. Cretinerie subalterne con la logica in sciopero è un revival nostalgico nel contenuto e nella forma. Una sequenza di sketch, poesie, barzellette e canzoni in omaggio alla tradizione. Anche i due momenti di maggiore originalità, un monologo sugli scellerati omuncoli politici del nostro tempo e la rubrica «oroscopiamo» affidata al più riuscito tra i personaggi, tale Rimiro Lestelle, nel contesto, suscitano la spiacevole sensazione del già visto e sentito. Nonostante il valore filologico e lo studio appassionato dietro a un’operazione di questo genere, sembra irreparabilmente di assistere su Rai1 a Da Da Da. Tuttavia, i limiti di un testo tanto risicato non penalizzano affatto l’esprit artistico del protagonista, il reale scopo dell’opera. Lo spettacolo è tagliato a misura sul giovanissimo Giacomo Genova, bravo e disinvolto nel coordinare la scena. Genova aspira caparbiamente a trovare il suo posto nel parlamento delle maschere romanesche, con ragione, visto il piglio e la dialettica, però in quest’occasione si muove come Montesano, parla come Proietti, e dice le battute di Petrolini, Trilussa, De Filippo, Aldo Fabrizi e, di tanto in tanto, Crozza, in un gioco di scatole cinesi. Spazio anche a un’imitazione di Celentano, tornato sì alla ribalta con le filippiche sanremesi, ma che a ben pensarci ha battuto da tempo il buon Mike Bongiorno al conteggio dei rispettivi imitatori. L’essere umano è certamente «uno, nessuno e centomila», specialmente un attore, ma nel mezzo di questa schiera di personaggi si perdono le caratteristiche esclusive del protagonista sul palco. Lo scarso interesse nei confronti della novità trova il proverbiale rovescio della medaglia nella convinzione e nell’impegno di Genova, anche in veste di cantante – i momenti musicali sono decisamente appassionanti – e nella capacità di coinvolgere il pubblico. Ogni gesto o espressione è una leva per muovere gli spettatori alla risata, il risultato è una sempre maggiore interazione in un’atmosfera conviviale e casereccia che raggiunge l’apice al momento degli stornelli. Con la comparsa del tamburello, il popolo romano riunito in sala in uno dei quartieri più popolari dell’urbe, San Lorenzo, non può esonerarsi dall’imperativo categorico di fornire il proprio contributo al mormorio corale gradualmente più voluminoso, in proporzione all’orgoglio di poter avvisare a gran voce: «S’annamo a divertì, Nannì, Nannì».
La tradizione popolare di sicuro rischia l’oblio quando si contrae in pop ed è bene salvaguardarla. Inoltre le escursioni nella memoria culturale sono un balsamo sul cuore delle passate generazioni che recuperano il dolce sapore dei ricordi di gioventù. Ma la nostalgia è un sentimento identitario e intimo, non si può prestare. L’effetto quindi è mitigato nei giovani che scoprono qualche cosa di ignoto e, al più ridono, e nei non-romani che si disperdono nel dialetto e annaspano.

Lo spettacolo continua:
Abārico Teatro
via dei Sabelli, 116 – Roma
fino a venerdì 24 febbraio
orari: venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 18.30
(durata 2 ore circa senza intervallo)

Cretinerie subalterne con la logica in sciopero
con Giacomo Genova
violino e chitarra Alessandro Contadini
chitarra e basso Tommaso Cuneo

10,00

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