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Dancing Partners, articolo di "Daniele Rizzo" su Persinsala Teatro
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Quattro compagnie di assoluto livello e risonanza internazionale presentano Dancing Partners, una suggestiva composizione aperta per l’ultimo atto della stagione di danza del Teatro Vascello. Non sorprende come un appuntamento con la danza contemporanea possa godere del trionfo che il pubblico della Capitale ha tributato a Dancing Partners, progetto d’ensemble andato in scena al Teatro …

Universalità della Danza

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Quattro compagnie di assoluto livello e risonanza internazionale presentano Dancing Partners, una suggestiva composizione aperta per l’ultimo atto della stagione di danza del Teatro Vascello.

Non sorprende come un appuntamento con la danza contemporanea possa godere del trionfo che il pubblico della Capitale ha tributato a Dancing Partners, progetto d’ensemble andato in scena al Teatro Vascello, il palco romano più attento a questa specifica e speciale forma di performing art.

Spesso di complessa decifrazione, più dedita al trasporto emotivo o intellettuale che a convenzionali formalismi, volta al superamento delle frontiere di genere, ma (quasi) sempre nel rispetto di rigore estetico ed esecutivo, la danza sganciata dai canoni del tradizionalismo classico è ormai una realtà capace di riscontrare enorme entusiasmo e partecipazione, soprattutto presso le nuove generazioni. E più che celebri e invasive trasmissioni televisive a carattere commerciale, a creare le condizioni di questa esplosione ci piace pensare possa essere stato ciò che consideriamo essere la principale distinzione ideologica tra due modelli di arte e pratica performativa.

Il primo, quello classico ed esclusivo, che segna con estrema e rigida chiarezza i propri confini, lo fa sul solco di una richiesta di perfezione solo in parte tecnica perché nella sostanza finalizzata a discriminare sul possesso di prerequisiti fisici (dall’apertura en dehors al collo del piede, dalla flessibilità della schiena al movimento plié) l’ingresso nelle Accademie di giovanissimi, preadolescenti tra i 9 e gli 11 anni, il cui il corpo si offre ancora forgiabile e sagomabile, quindi potenzialmente conforme alle canoniche proporzioni di linee e leggerezza necessarie per l’assunzione del physique du rôle. A questa concezione di perfezione, al di qua della quale sarebbe possibile unicamente l’amatoriale, se non proprio l’oltraggioso, ne fa tuttavia riscontro per contrarietà una seconda, quella del modello contemporaneo e inclusivo, dove essa (la perfezione) ovviamente esiste ancora, ma non più nei termini di madre natura semplicemente da agevolare, anzi da assecondare, quanto di apertura a una ipotesi di espressione artistica di pari dignità al prezzo di studio e disciplina, cuore e applicazione. Dunque esaltando la funzione del lavoro su quello de fat(t)o congenito.

Proprio da queste premesse autenticamente democratiche, dall’intenzione di fare rete e proporre una formazione trasversale attraverso la concreta condivisione di metodologie e di opportunità per professionisti e amanti locali della danza, sorge l’iniziativa Dancing Partners, da quattro poetiche diverse ma corali nello sposare l’idea di un’aristocrazia del merito, fatta di comunità professionali allargate dal collegamento con i rispettivi contesti. Come ricorda Valentina Marini, manager della Spellbound Contemporary Ballet e organizzatrice del progetto, si tratta «di andare verso il pubblico e di portare verso gli studenti e gli allievi, uno spaccato, una finestra su una visione contemporanea che fa capo a queste compagnie che diversamente, magari, non avrebbero conosciuto».

Delle due repliche, entrambe caratterizzate dal sold out di uno splendido pubblico di decisamente giovani, una menzione particolare va a chi di questo clima alto e orizzontale ha fatto una ragion d’essere. Parliamo, per forza di cose, della compagnia di casa, la Spellbound Contemporary Ballet di Mauro Astolfi, con la prima nazionale di The Hesitation Day («un quartetto maschile», in cui l’armonia dissonante delle individualità sembra complicarsi, comprimersi e rilasciarsi senza soluzione di continuità, per lasciare infine suggerire una seducente ed esistenziale composizione di attrazione e repulsione) e il riallestimento dell’ultimo capitolo della trilogia Lost For Words, coreografia dell’assenza di parole, in cui, nonostante un’atmosfera carica di tensione, la tentazione di attenuare lo scontro sembra voler costituire l’unico incipit per provare ad aprirsi verso una possibile, per quanto spigolosa, convergenza emotiva. Due spettacoli che di fatto hanno ribadito la coerenza dell’originale percorso poetico di Astolfi, il quale, pur lontano da ogni imperativo narrativo, si conferma ancora straordinariamente lucido nel non disperdere l’unità energetica ed espressiva di danzatori impetuosi e concentratissimi in ogni movimento.

Nel mezzo, Push dell’inglese Company Chameleon, duetto dove l’azione attraverso la ricerca dei punti di contatto fisico tra gli interpreti assume momenti di autentica e struggente teatralità, Until the end dell’iberica Thomas Noone Dance, testimonianza in crescendo della profondità emotiva e della potenza contettuale della physical dance nell’indagare l’immensa terra delle relazioni umane, e Tuomas della Norrdans, compagnia svedese artefice anche l’evento clou della serata. Ovvero quel Pas de danse che rappresenta una delle ultime occasioni per ammirare il genio di Mats Ek dopo la decisione di uno dei più grandi maestri del contemporaneo di ritirare tutti i propri lavori dai repertori delle compagnie una volta scaduta la concessione dei diritti. Pas de danse, parte di una più articolata coreografia (Meningslösa Hagar) andata in Prima Mondiale nel lontano 1992 con Hamburg Balle, è un intermezzo privo di reale oscurità, ironico e decisamente efficace oltre che credibile dove due coppie miste e binarie nelle sfumature cromatiche e caratteriali, giocano tra il brillante e l’onirico, sempre nel pieno rispetto dello stile visionario del maestro.

Un momento che, per la portata di un tributo doveroso a un assoluto protagonista della storia della danza mondiale del XX secolo e per la complessiva qualità esibita, avvalora e testimonia ulteriormente l’eccezionalità del valore artistico di Dancing Partners.

Teatro Vascello
Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio (Roma)
5-6 aprile 2016
Martedì e mercoledì h 21

Prima Parte
SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET
THE HESITATION DAY
Coreografia Mauro Astolfi
Musica Norn Amon Tobin
Disegno Luci Marco Policastro
Interpreti Fabio Cavallo, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Giacomo Todeschi
Una produzione Spellbound realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con The Egg-Albany-NY/USA

NORRDANS
PAS DE DANSE
Coreografia Mats Ek
Musica J.P. Nyström Benny, Anderssons Orkester
Disegno Luci Jörgen Jansson
Interpreti Tomáš Červinka, Viktor Konvalinka, Hanna Nussbaumer, Leila Verlinden

Pausa
COMPANY CHAMELEON
PUSH
Coreografia Anthony Missen & Kevin Edward Turner
Musica Savath + Savalas Ryuichi Sakamoto Ryuichi Sakamoto
Interpreti Thomasin Gulgec, Theo Fapohunda
Produzione Co-Commissionata da Without Walls e Dance Initiative Greater Manchester

Intervallo

Seconda Parte
THOMAS NOONE DANCE
UNTIL THE END
Coreografia Thomas Noone
Musica Miguel Marin (Arbol)
Disegno Luci Thomas Noone e Enric Alarcon
Assistente coreografa Nuria Martinez
Interpreti Alba Barral, Jeronimo Forteza, Javier Garcia
Thomas Noone Dance è sostenuto da ICEC (Institut Catalan de Empreses Culturals – Departament de Cultura de La Generalitat de Catalunya) Institut Ramon Llull, e INAEM (Instituto Nacional de las artes Escenicas y de la Musica – Ministerio de Educación Cultura y Deporte de España).

NORRDANS
TUOMAS
Coreografia Katrín Hall
Musica Ólafur Arnalds e Jóhann Jóhannsson
arrangiamento ed esecuzione Jesper Norberg e Patrik Grundström
Costumi Helle Carlsson
Interpreti Viktor Konvalinka, Hanna Nussbaumer
Parte del progetto SJU GÅNGER SJU

SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET
LOST FOR WORDS/L’INVASIONE DELLE PAROLE VUOTE – STUDIO III
Coreografia Mauro Astolfi
Musica Originale Carlo Alfano
Musica Michal Jacaszek
Disegno Luci Marco Policastro
Interpreti Fabio Cavallo, Maria Cossu, Giovanni la Rocca, Mario Laterza, Giuliana Mele, Claudia Mezzolla, Giacomo Todeschi, Violeta Wulff Mena, Serena Zaccagnini
Produzione realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Regione Lazio Ufficio Cultura, Spettacolo e Sport, in collaborazione con Chutzpah Festival- Vancouver
Lo spettacolo replicherà anche 8 aprile 2016 ore 21:00 – Teatro Flavio Vespasiano, Rieti

4,00

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