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È tutta colpa delle madri

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Peccato originale

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valle-teatro-roma-80x80Quando la ricerca (della madre) è la lotta per l’affermazione della propria identità (di genere). Va in scena in prima nazionale e per due serate al Valle Occupato l’epopea sull’emancipazione femminile.

Il Teatro è notoriamente in crisi. Non ci sono fondi, latitano le istituzioni, è assente una cultura sociale di sensibilizzazione, manca il pubblico. Poi capita di ritrovarsi in alcuni foyer affollati aspettando di fare sala, a parlare di villeggiature sulla neve, di assistere a spettacoli corali che mostrano un allestimento importante, di esaltarsi osservando i buoni incassi per opere che strutturalmente appartengono a culture straniere, come i musical. Forse il nostro è un Paese bambino, racconta ogni cosa e il suo contrario, mette in campo fantasiose contraddizioni. Provate voi a scoprire qual è la verità quando un bambino torna da scuola con il grembiulino lacero, i pugni rossi, le matite colorate nell’astuccio spezzate una a una. La madre più intuitiva non riuscirà a venirne a capo. E si sa, l’artista è da sempre eterno bambino sopravvissuto all’infanzia del disamore ‑ “si agita e si pavoneggia nella sua ora sul palcoscenico” per colmare la carenza d’affetto, per distinguere nel pubblico il caldo sguardo della madre e lasciarsi abbracciare da esso. Esistono intere biblioteche che trattano il tema dell’eredità materna nella psicoanalisi, la drammaturgia fa il paio. In concomitanza con i conturbanti nuovi lavori di Pippo Delbono (Sangue e Orchidee) e l’inizio della produzione del nuovo film di Moretti, Mia madre per l’appunto, il tema sulla maternità rinvigorisce, incancellabile ossessione, dramma genetico, perché in fondo, come palesa il titolo del nuovo lavoro che porta la firma delle giovani e pluripremiate Erica Z. Galli e Martina Ruggeri, È tutta colpa delle madri. Fondatrici del collettivo artistico Industria Indipendente (quando avevano appena vent’anni) Galli e Ruggeri hanno collaborato con la Fondazione Valle Occupato e messo in scena un’opera eclettica presentata in una prima nazionale gonfia di pubblico. È tutta colpa delle madri è pura arte contemporanea, post-moderna, concettuale, ermetica. Un calappio teso a cogliere in volo il Living Theatre, il classico di Čechov, l’assurdo di Brecht, fino al perverso autocompiacimento delle performance. Spettacolo multisensoriale e multimediale, che inizia con la veglia funebre a rappresentare l’originale assenza della madre e si conclude con la resurrezione simbolica, rito di iniziazione, l’allegorico parto di donna/figlia consapevole e forte. Al centro, ogni forma di espressione, il teatro di parola o quello del gesto, il mimo, persino gli esercizi attoriali per studenti di accademia, e poi un immenso schermo cinematografico che espone un’installazione video, un pianoforte per accompagnare una preghiera muta sopratitolata come all’Opera, la distorsione microfonica per cui la voce femminile diventa quella di un uomo scellerato (ma che meglio sembra un trans). Una continua suggestione che evidenzia l’immane sforzo creativo di chi non si accomoda nella consuetudine e si autoimpone la distruzione della norma, ma che però soffre il vizio di una posa esasperante quando non si intravede comunicazione al di là del tema. La mancanza di cura nei confronti del pubblico suscita il sospetto di una selezione sistematica, avvenuta agitando un filtro che scrollasse i non-eletti e i superficiali giù dall’albero della sapienza. La massa non è rilevante, se priva di sensibilità (e pazienza), anzi del tutto non necessaria. Ne sia riprova un lungo monologo in tedesco che una mente semplice potrebbe intendere come un castigo filosofico. Resta difficile comprendere anche il patrocinio di Amnesty International per uno spettacolo che sostiene i diritti umani citando Aung San Suu Kyi e le Pussy Riot. Di fronte a un tale apparato, il pubblico che sceglie la fiducia sceglie pure l’atteggiamento di una madre che più di chiunque altro capisce il bambino nei primi tentativi di parlare quando i difetti di pronuncia rendono la comprensione impossibile ai più. I figli imitano i suoni ascoltati, alla ricerca di un linguaggio proprio senza però, oggettivamente, averlo trovato.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Valle Occupato
via del Teatro Valle, 21 – Roma
sabato 11 gennaio ore 21.00 e domenica 12 gennaio ore 18.00
(durata 45 minuti circa senza intervallo)

Industria Indipendente e Teatro Valle Occupato presentano
È tutta colpa delle madri
di Erica Z. Galli, Martina Ruggeri
con Anna Basti, Sara Pantaleo, Aurora Peres, Regina Orioli, Giovanna De Rosa
produzione esecutiva Viviana Broglio
opere Davide Dormino, Alessandro Di Cola
costumi Claudio Di Gennaro
luci Davide Manca
direttore di scena Lucio Duca
sonorizzazione Abacom System
video maker Paola Rotasso

Hai letto: È tutta colpa delle madriscritto il 14/01/2014 da

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