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Gli indifferenti

Gli indifferenti
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Arte: perché autonomia non significhi mai più indifferenza

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franco-parenti-teatro-milano1Al Teatro Franco Parenti di Milano, tre preziose repliche dello spettacolo di Fabrizio Gifuni – nato in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia.

Alle parole documentaristiche dell’attore, si mescolano le note commoventi del pianoforte d Luisa Prayer e della voce di Monica Bacelli.

Gli indifferenti. Quando si leggono queste parole, si pensa istintivamente all’opera di Moravia; ma in questo caso il riferimento all’opera è solo tangenziale: lo spunto di Gifuni proviene da una frase di Gramsci del 1917 – nella quale lo statista dice chiaramente “odio gli indifferenti”, affermazione lapidaria che prosegue in una riflessione sulla fetta ingente di responsabilità che questo genere di persone ha nei confronti di gravi fatti storici che possono verificarsi. La loro inettitudine, la loro assenza di spina dorsale, celata sotto false spoglie di innocentismo e pacifismo, si trasforma sempre nella sorpresa di fronte a eventi prevedibili, che avrebbero potuto essere evitati con una loro presa di posizione. Non a caso, gli ignavi sono gli unici condannati infernali di cui nemmeno Dante si degna di parlare nella sua Commedia.

E così fu per il Fascismo. L’apatia di molte persone – simili ai protagonisti del testo di Moravia – fu una preziosa alleata di quelle istituzioni e di quegli intellettuali che, pur di ottenere posizioni di rilievo, si piegarono prontamente alle direttive del regime – senza comprendere che tali posizioni erano più controlli strategici che riconoscimenti dovuti. Una tale combinazione provocò una conversione ideologica vastissima, che non si fermò nemmeno di fronte all’insensatezza e alle contraddizioni della lotta razziale contro gli ebrei, che in Italia aveva ancora meno ragion d’essere: l’operazione di propaganda – o meglio, di “lavaggio del cervello” – non sarebbe stata così efficace se i vari Montanelli, Mascagni, Pizzetti, Casella, Gravelli avessero avuto il coraggio, come Toscanini, di ribellarsi a ciò che ritenevano indecente: in un celebre concerto del 1931, a Bologna, il Maestro si rifiutò di eseguire due inni fascisti in apertura; schiaffeggiato (a 65 anni!) da un gruppo di Gioventù fascista, fu costretto a rinunciare allo spettacolo e ad andarsene dall’Italia. E questo è solo uno tra gli esempi di opposizione raccontati da Gifuni, solo una tra le tante storie di cui l’Italia oggi prova vergogna; ma, accanto al grande direttore parmense, ci sono l’ironia colta e, al tempo stesso popolare, di Gadda, la forza illuminata dei pensieri di Gramsci, le parole agguerrite e commoventi di un intellettuale partigiano come Ramat.

 

Alle proteste di questi fari della democrazia, si alternano, in una sorta di spettacolo totale, le musiche eseguite – con sentita interpretazione pianistica – da Luisa Prayer e la voce della bravissima mezzo-soprano Laura Bacelli. Il lato musicale spazia da Mascagni a Richard Strauss, da Pizzetti a Respighi, sottolineando talvolta le sensazioni del momento, creando talaltra un contrasto rispetto alle parole pronunciate. Ma più spesso, la musica sottolinea e completa il discorso portato avanti dall’attore nell’evidenziare il forte legame tra arte e regime sotto la dittatura fascista.
Molto spesso si sente abusare dell’aggettivo “necessario” di fronte a un dato artistico, ma in questo caso non se ne può fare a meno. Questa è una performance che risveglia le coscienze, che si addentra in documenti e fatti meno risaputi o troppo facilmente dimenticati.

 

Sarebbe bello, quindi, vedere lo spettacolo rappresentato nelle scuole o proposto in massa alle scolaresche come elemento necessario alla formazione di cittadini dotati di consapevolezza e senso critico verso la storia – visto l’attuale stato delle cose, preoccupante quasi quanto quello fascista. Non è inutile ricordare che ancora oggi molte idee e nostalgie del Ventennio continuano a vibrare nel sottosuolo; molte manovre politiche sono simili a quelle pre-regime, solo più subdole e meno scoperte; per non parlare poi della violenza “manganellara” degli ultimi giorni che fa temere il peggio e rabbrividire di fronte alla spaventosa attualità de L’inno del Santo manganello che gli squadristi scrivevano dietro al santino della “Madonna del manganello” e che intonavano quando picchiavano a sangue intellettuali e preti dissidenti.

 

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a giovedì 9 maggio

Gli indifferenti
di e con Fabrizio Gifuni
voce Fabrizio Gifuni
mezzo soprano Monica Bacelli
Commissione della Accademia Filarmonica Romana
Produzione: A.C. Pietre che cantano

Hai letto: Gli indifferentiscritto il 08/05/2013 da

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