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I ran and got tired / D.O.I.T FESTIVAL

I ran and got tired / D.O.I.T FESTIVAL, articolo di "Daniele Rizzo" su Persinsala Teatro
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I Ran And Got Tired 2
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I ran and got tired / D.O.I.T FESTIVAL
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Sul palco dell’Ar.Ma, per il D.O.I.T Festival, Patom Theatre porta in scena I ran and got tired, spettacolo tratto dall’opera del surrealista Daniil Charms. Esplicitamente sganciato dalla necessità di un impatto significante sul pubblico (testo in francese, italiano e, per la maggior parte, russo recitato senza traduzione o altro supporto), I ran and got tired sposa interamente …

La poesia nel teatro

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Sul palco dell’Ar.Ma, per il D.O.I.T Festival, Patom Theatre porta in scena I ran and got tired, spettacolo tratto dall’opera del surrealista Daniil Charms.

Esplicitamente sganciato dalla necessità di un impatto significante sul pubblico (testo in francese, italiano e, per la maggior parte, russo recitato senza traduzione o altro supporto), I ran and got tired sposa interamente il carattere avanguardista di Charms (la cui vis polemica antisovietica lo costrinse alla pubblicazione in forma clandestina o anonima almeno fino alla destalinizzazione di Nikita Chruščëv e alla riabilitazione del 1956).

In scena, una valigia giradischi, un tavolino e uno (pseudo) specchio. Al suo interno, due personaggi, uno con un cuscino in testa, l’altro, almeno inizialmente, con una fisarmonica. Si scoprono con curiosità e gioco, con furore e sospetto, ballano, cantano e discutono; la loro relazione non è mai superficiale e i loro movimenti non sono mai slegati dal cadenzarsi in una poetica e suggestiva armonia. Anche i respiri incedono all’unisono, mentre il linguaggio, destrutturandosi in musica, simboli e lettere, in alcuni momenti anela all’universalità semantica del non verbale. Ovviamente non capiamo nulla di cosa stiano dicendo, se non brevi e poco significativi stralci in italiano, ma non importa. Come confidato dalle stesse attrici nell’incontro a margine dello spettacolo, il fine ultimo di I ran and got tired è lirico, non razionale, è la condivisione di un’esperienza, non l’emersione di un concetto o valore comune. Dopotutto «a me interessano solo le «scemenze»; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde».

Nonostante la formazione dei personaggi si allontani a fatica da uno sviluppo lineare e progressivo e, soprattutto, sia palese il rischio insito nel continuare ad avallare tanto l’idea dell’art pour l’art (posizione un tempo significativa e, in alcuni casi, rivoluzionaria, oggi autoreferenziale e banale), quanto la completa autonomia dell’opera dalla propria funzione materiale e pubblica (per cui la qualità e la responsabilità della fruizione verrebbero a ricadere interamente sul singolo astante), il progetto di Patom Theatre riesce comunque a enucleare con delicata leggerezza il senso debole e non radicale del proprio inscriversi all’interno della poetica di un teatro fisico.

Infatti, oltre a consegnare ad Aude Lorrillard (Francia) e a Vita Malahova (Lettonia) la libera interpretazione di una partitura ritmica dai tratti quasi coreografici (condizione che entrambe – in particolare la seconda – ben gestiscono, dimostrando una solida preparazione), il regista danese Magnus Errboe raccoglie la strutturale dimensione narrativa del genere e ne declina la costruzione scenica più sull’aspetto visivo che sulla stretta privazione della parola, di certo incomprensibile (almeno per chi non parla russo), ma tutt’altro che minimale nella drammaturgia.

Quello che Patom Theatre presenta è, allora, un piacevole tradimento della propria ispirazione. Pur evitando solamente in maniera didascalica la questione della comprensione razionale del «linguaggio d’avanguardia» con cui «Daniil Charms riesce a parlare di temi sociali come la povertà e l’ingiustizia, oppure filosofici come l’assurdità dell’esistenza, con una comicità seria» (note di regia), I ran and got tired mette in scena non tanto la traduzione fisica della sua disturbante e cinica ironia («Sterminare bambini è una cosa crudele, ma con loro qualcosa bisogna pur fare»), quanto la sua forzatura in un sentimento di pura e libera naturalezza, opportunamente restituita dalle belle qualità evocative della Lorrillard e della Malahova.

«Eroismo, pathos, audacia, moralità, pulizia, etica, commozione, e fervore sono parole e sentimenti che non posso sopportare.
Ma capisco perfettamente e apprezzo: entusiasmo e ammirazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, felicità e riso
».

le citazioni in corsivo da Disastri di Daniil Charms

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival D.O.I.T Drammaturgie Oltre Il Teatro
Ar.Ma Teatro
via Ruggero di Lauria 22 (metro Cipro)
26-27 marzo 2018, ore 20:45

I ran and got tired
ispirato all’opera di Daniil Charms
regia Magnus Errboe
con Vita Malahova, Aude Lorrillard
musiche Alberto Barberis, Aude Lorrillard
compagnia Patom Theatre

3,00

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