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Infactory

Infactory
Voto dei lettori: 8,00 su 10
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I giovani? Carne da macello

Voto dei lettori: 8,00 su 10
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In scena al Pim Off, Infactory, opera prima di Matteo Latino, a metà tra fabbrica e macelleria.

Giovani come vitelli. Ragazzi pieni di vita e di speranze per il futuro, ma incapaci di combattere contro le iniquità della società attuale, assimilati ai mansueti animali, tanto robusti quanto poco inclini a ribellarsi alla mano dell’uomo che li guida al mattatoio. Da questo crudo accostamento prende vita Infactory, primo lavoro da regista del giovane Matteo Latino, interpretato dallo stesso autore insieme a Fortunato Leccese. La coppia di promettenti attori mette in scena la vita di due giovani adulti, in bilico tra speranze e disillusione, che si intreccia idealmente a quella di due vitelli, rinchiusi nel loro recinto in attesa di essere macellati.

All’interno di una suggestiva scenografiadai contorni cupi, tra cellophane, lampade al neon e musica techno, prende sostanza il timido tentativo di ribellione dei due ragazzi che, partendo dalle loro esperienze vissute, rendono tangibile il disagio provato da un’intera generazione che, nonostante la buona volontà, non riesce a trovare una ben definita collocazione, un posto nel mondo che possa essere scelto in autonomia e non deciso da altri.

Così come i vitelli sono costretti in recinti di metallo, che impediscono loro fisicamente di muoversi in libertà, anche i due giovani si ritrovano rinchiusi in recinti costituiti da dogmi religiosi, culturali e sociali già scritti, senza margini di cambiamento. Ma il filo che idealmente unisce gli animali agli uomini viene palesato ulteriormente dal modo di procedere della storia: dai racconti dei due giovani emergono infatti i ricordi dei due vitelli, in un susseguirsi di pensieri che a un certo punto fa perdere i confini tra i quattro esseri viventi, sfumandone i limiti mentali e fisici e rendendo gli uni gli altri.

L’unica differenza che mantiene in qualche modo distinte le quattro entità che popolano la scena è, in fondo, la stessa caratteristica che distingue nel mondo l’uomo dall’animale: la razionalità. Mentre i due giovani, infatti, sono fin da subito consapevoli della loro condizione e cercano in qualche modo di opporvisi, i due animali restano loro malgrado in una condizione di non-conoscenza, di non-coscienza, in cui la loro ingenua e disarmante inconsapevolezza li rende, se possibile, ancor più commoventi.

Ottima l’interpretazione dei due attori, in grado di trasmettere “fisicamente” le emozioni e i sentimenti che attraversano i loro personaggi, in cui l’essenza umana si fonde con quella animale.

Vincitore del Premio Scenario 2011, tra i più importanti riconoscimenti dedicati alle giovani compagnie teatrali, il testo nasce dalla necessità – come lo stesso autore ha affermato nel corso del dibattito che ha fatto seguito alla performance – di indagare «le ragioni per cui i giovani, nel pieno delle forze e della vita, non riescano a ribellarsi a una società che non riesce – o non vuole – includerli; un po’ come i vitelli che, seppur forti e possenti, non riescono a opporre resistenza ai propri carnefici».

Lo spettacolo è andato in scena:
Pim Off
Via Selvanesco, 75 – Milano
da sabato 10 a lunedì 12 novembre
ore 20,45

INFACTORY
di Matteo Latino
con Matteo Latino e Fortunato Leccese
regia Matteo Latino
compagnia Matteo Latino – T/S teatrostalla
Premio Scenario 2011

Hai letto: Infactoryscritto il 13/11/2012 da

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