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Io, Ludwig van Beethoven, articolo di "Emanuela Mugliarisi" su Persinsala Teatro
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Al Teatro Libero, fino a domenica 21 aprile – con l’aggiunta di cinque repliche straordinarie vista la grande affluenza – va in scena Io, Ludwig van Beethoven, il nuovo spettacolo di Corrado d’Elia che ripercorre la vita di un impareggiabile genio della musica. Basta entrare in sala ed è pura magia: una scenografia semplice, composta …

Quando la musica sa parlare

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libero-teatro-milanoAl Teatro Libero, fino a domenica 21 aprile – con l’aggiunta di cinque repliche straordinarie vista la grande affluenza – va in scena Io, Ludwig van Beethoven, il nuovo spettacolo di Corrado d’Elia che ripercorre la vita di un impareggiabile genio della musica.

Basta entrare in sala ed è pura magia: una scenografia semplice, composta da tre pareti bianche e da alcuni piccoli quadrati che scendono dall’alto, come a segnare le note di uno spartito immaginario. All’inizio tutto è bianco, profuso di una luce paradisiaca, ma poi – al ritmo e ai tratti sonori della musica di Beethoven – la scenografia assume i diversi colori dell’anima che, probabilmente, mossero lo stesso musicista durante le sue composizioni: blu per il chiaro di luna, verde per la pastorale, rosso per la Settima. Magia che nasce dalla virtuosa collaborazione, alle luci, di Alessandro Tinelli e, alla scenografia, di Giovanna Angeli e Luca Ligato.

In mezzo al palco, Corrado d’Elia, per tutto il tempo seduto su una sedia a dirigere – come un direttore d’orchestra – i flussi cromatici e musicali. La scelta della semplicità – cinetica e scenografica – premia una drammaturgia di questo genere – che deve soprattutto lasciar parlare la musica, aprendo vuoti e silenzi in grado di cogliere l’eco di episodi ed emozioni appena espressi.

D’Elia, ormai da tempo, ci ha abituati a storie intense raccontate dalla sua sola voce – come fu per Novecento, Redenta Tiria o il più recente Don Chisciotte. Anche in questa occasione ci offre un racconto emozionante e stimolante sulla vita del musicista – che suscita negli spettatori la voglia di approfondirne ulteriormente la conoscenza – perché il regista-interprete non si concede ai luoghi comuni e agli aneddoti inflazionati riguardanti il suo carattere burbero e la sua sordità, non indugia solo sui pezzi maggiormente noti, ma ci regala anche esemplari rari, spesso messi in secondo piano dalla critica. Infatti, grazie alla consulenza musicale di Andrea Finizio e Monica Serafini, lo spettacolo si apre col Coriolano; ricorda la bellezza della Battaglia di Wellinghton, che – nonostante la maestosità – non convinse lo stesso Beethoven il quale, finito di suonarla al primo concerto, attaccò con la Settima; ci permette di capire a fondo quello che c’è dietro a un pezzo, apparentemente semplice, come il chiaro di luna e di stupirci di fronte alla genialità della Nona. Ma, soprattutto, D’Elia chiude il racconto con i quartetti d’archi, pezzi ingiustamente sottovalutati perché semplici e lineari, quando sarebbero, in realtà, l’ultimo testamento del genio.

L’aneddotica, poi, ci regala un profilo sincero e completo del compositore: dagli esordi come enfant prodige – spacciato dal padre per bambino di nove anni quando era già dodicenne – alla ribellione contro la musica allora di moda e al ruolo da “scimmietta da esibizione” per le corti e i nobili; passando poi dalle sue prime composizioni – che sconvolsero Vienna – all’abbandono subito da parte del suo stesso pubblico, all’arrivo in città di Paganini e Rossini. Fino al suo ritorno trionfale – quasi a dire “non sono ancora morto, e torno più forte di prima” – con la celeberrima Nona, l’inno alla gioia.

Peccato che spesso d’Elia ricorra, nei passaggi di crescendo emotivo – come a chiudere ipotetici micro-atti del testo – a grida e urla che, talvolta, possono essere coerenti col carattere burbero e la sordità del musicista, ma in realtà – per chi conosce il regista-interprete – sono una marca della sua recitazione che, anche in altri spettacoli, ricorre a questa “tecnica” – la quale, piaccia o meno, se inflazionata, ogni tanto stanca.

Al di là di questo piccolo appunto, marginale e il più delle volte contestuale per esprimere il pathos dilaniato di un artista sovrumano e, al tempo stesso, troppo umano, lo spettacolo arriva al pubblico con grandissima intensità: gli applausi lunghi e le cinque repliche aggiunte sono la dimostrazione di quanto valga la pena andare a vederlo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano
fino a domenica 21 aprile
orari: da lunedì a venerdì, ore 21.00 – domenica, ore 16.00
con repliche straordinarie: sabato 13, ore 22.15 – domenica 14, ore 18.00 – venerdì 19, ore 22.15 – sabato 20, ore 22.15 – domenica 21, ore 21.00
 
Io, Ludwig van Beethooven
progetto e regia Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
assistente alla regia Andrea Finizio
scene Giovanna Angeli e Luca Ligato
luci Alessandro Tinelli
fonica Giulio Fassina
costumi Stefania di Martino
consulenza e scelte musicali Andrea Finizio, Monica Serafini
foto di scena Angelo Redaelli

8,00

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