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La peggiore

La peggiore
Voto: 9,00 su 10
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Amare ed essere amati senza condizioni

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Tre giovani autori portano in scena i sette bisogni esistenziali degli adolescenti, nella nuova produzione di Fondazione Sipario Toscana.

«Gli adolescenti ricostruiscono la propria identità attraverso relazioni che confermano o disconfermano una ben precisa serie di bisogni…» Così si apre La peggiore, la nuova produzione di Fondazione Sipario Toscana, che prosegue la propria ricerca intorno al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.
Lo spettacolo prende spunto da La feroce gioventù di Cesare Fiumi, uno spietato ritratto dei giovani d’oggi sempre più sbandati, privati dalla società e da loro stessi di un futuro, senza alcuna speranza che capacità e meriti vengano riconosciuti. Una realtà in cui banali frustrazioni, assenza di affetto e interesse, affievolimento di contatti umani inasprito dall’evoluzione tecnologica, rischiano ogni giorno di sfociare in violenza fisica e psichica, troppo spesso lesiva e autolesionista. Ma il macabro pessimismo di Fiumi, il cui romanzo si apre con un fatto di cronaca nera, subisce nella pièce un’inversione di rotta, e l’incontro tra due giovani, cresciute in situazioni diametralmente opposte, ravviva la speranza che tutti possano avere una seconda possibilità di cambiare la propria esistenza.
Sena e Valentina sono due adolescenti quasi coetanee che si incontrano per caso. Sena vive in famiglia, suona il flauto traverso, all’apparenza non ha nessun problema se non che tutti si aspettano sempre il meglio da lei, perché è “la migliore”. Valentina non ha genitori, vive in una casa famiglia, i suoi educatori l’hanno classificata come bipolare, e tra tutti gli altri lei è considerata “la peggiore”. I loro destini si incrociano, si scontrano, e dal confronto nasce una nuova vita per entrambe.
Nonostante vengano raffigurate situazioni profondamente diverse, appare evidente come sia l’esterno a determinare l’identità, il carattere e i comportamenti delle due ragazzine. Sena, “la migliore”, non ha il coraggio di rivelare alla famiglia insuccessi scolastici e musicali. Valentina, “la peggiore”, arriva a considerare la sindrome che i suoi educatori le hanno attribuito (il bipolarismo) come una corazza entro cui rifugiarsi. E alla fine entrambe hanno paura di (ri)scoprirsi diverse da come sono state giudicate (nel bene e nel male), hanno paura di (ri)trovare la propria identità, di doverla accettare e palesare a se stesse e all’esterno.
Il testo di Sofia Assirelli, Mirko Cetrangolo, Cristiano Testa – con il coordinamento drammaturgico di Donatella Diamanti – dove i dialoghi cercano di trasporre teatralmente il registro linguistico giovanile, e la regia essenziale ed evocativa di Fabrizio Cassanelli, puntano al rispecchiamento/riconoscimento emotivo tra le due ragazze, interpretate da Sena Lippi e Valentina Grigò, e gli spettatori più giovani ai quali lo spettacolo si rivolge. Ma i veri protagonisti della scena sono i bisogni degli adolescenti: esserci, fare, pensare, essere se stessi, farcela, riuscire, essere intimi. Tali necessità non sono altro che il desiderio di lasciare al mondo un contributo, essere ascoltati e accettati per come si è, diventare adulti e trovare la propria strada, sentirsi importanti soprattutto di fronte agli altri. Bisogni che appartengono sia a Sena sia a Valentina, nonostante condizioni di vita diverse e modi diversi di affrontare il futuro. Durante e attraverso il confronto reciproco, in entrambe scatta la curiosità di conoscersi (non solo conoscere l’altra ma conoscere se stesse). È infatti dagli incontri/scontri con il prossimo che si sviluppa la capacità critica di giudicare la realtà circostante, senza che però gli altri diventino il nostro unico specchio e determino il successo (o l’insuccesso) di ciascuno di noi nel mondo.

Le ragazze sono portatrici di due condizioni adolescenziale reali: Valentina è la testimone di quella categoria di giovani disagiati che hanno subìto violenze e soprusi, cresciuti in ambienti parafamiliari, abbandonati e costretti a trovare in loro stessi la legittimità di stare nel mondo. Sena rappresenta invece quei giovani che hanno una casa, una famiglia con aspettative di successo per i propri figli, la possibilità e il dovere di ricevere un’istruzione, e i cui problemi appaiono come poco rilevanti. In realtà i disagi delle due adolescenti appartengono a livelli esistenziali diversi, uno oggettivo e uno psichico, ma sono entrambi molto concreti e reali. Ed è ancora una volta il rapporto con l’altro a palesare l’estrema somiglianza tra i casi, una somiglianza che risiede nel bisogno estremo e nella ricerca disperata di amare ed essere amati senza condizioni.

Lo spettacolo è andato in scena:
La Città del Teatro – Cascina
venerdì 26 gennaio, ore 21.00

La peggiore. Storia semiseria sui bisogni dell’adolescenza, a tempo di pioggia e musica
di Sofia Assirelli, Mirko Cetrangolo, Cristiano Testa
coordinamento drammaturgico Donatella Diamanti
regia Fabrizio Cassanelli
scene Fabrizio Cassanelli
realizzazione scene Luigi Di Giorno, Alberto Giorgetti
disegno luci Maurizio Coroni
opere pittoriche Andrea Forlenza, Daria Palotti
costumi Rosanna Monti
tecnico di scena Marco Bagnai
registrazioni musicali Jambona Lab
foto di scena Chiara Angiolini
con (in ordine alfabetico) Valentina Grigò, Sena Lippi
produzione Fondazione Sipario Toscana
(durata 1 h)

Hai letto: La peggiorescritto il 30/01/2013 da

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