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La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat

La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, articolo di "Emanuela Mugliarisi" su Persinsala Teatro
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La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat
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La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, testo che Peter Weiss scrisse nel 1963 e che da molti è considerato come il tassello conclusivo della trilogia composta da Inferno e L’Istruttoria, è in scena all’Elfo Puccini fino al 16 novembre con degli interpreti d’eccezione: oltre ai rinomati e bravissimi Nanni Garella (anche attore in scena …

L’importanza di essere matti

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elfo-pucciniLa persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, testo che Peter Weiss scrisse nel 1963 e che da molti è considerato come il tassello conclusivo della trilogia composta da Inferno e L’Istruttoria, è in scena all’Elfo Puccini fino al 16 novembre con degli interpreti d’eccezione: oltre ai rinomati e bravissimi Nanni Garella (anche attore in scena oltre che regista) e Laura Marinoni, a interpretare gli internati di Charenton ci sono i protagonisti del progetto Teatro e Salute Mentale dell’USL di Bologna.

Letti d’ospedale spogli, solamente la rete che ne compone lo scheletro; appesi alla parete in fondo lenzuoli bianchi con scritte in rosso e blu «viva la libertà, abbasso la camicia di forza” e ancora «matti sì, schiavi no”; e infine una rete a maglie larghe, che separa il palco dalle prime file degli spettatori seduti in sala. Questa la scenografia essenziale ed efficace che Nanni Garella, regista dello spettacolo, ha scelto per portare in scena La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat rappresentati dagli internati dell’ospedale di Charenton sotto la guida del Marchese di Sade più comunemente conosciuto con l’abbreviazione Marat-Sade. Questo testo fu scritto da Peter Weiss nel 1964, quando le ferite della seconda guerra mondiale e dell’olocausto erano ancora brucianti: è un testo catartico per l’autore che torna a scrivere nella sua lingua madre, il tedesco, abbandonata dopo la strage nazista per un senso di rifiuto, di protesta contro l’orrore commesso nei suoi confronti, in quanto tedesco ebreo. È una pièce che rappresenta la chiusura della trilogia dantesca di Weiss: dopo l’Inferno, nella quale gli uomini di potere – scampate le accuse e le condanne – rimangono nella propria posizione di rilievo, nonostante i crimini commessi in guerra, e L’Istruttoria, nella quale viene rappresentata l’altra faccia della medaglia, ovvero quella dei sopravvissuti alle torture e ai campi di sterminio che, attraverso il processo di Norimberga, riescono almeno in parte a farsi risarcire delle atroci sofferenze subite, ecco che Marat-Sade rappresenta, nell’ottica di Nanni Garella, una sorta di testo purgatoriale nel quale le azioni degli uomini possono ancora determinare dei cambiamenti ed evitare la catastrofe prima che avvenga nella sua deflagrante potenza.
Il testo di Weiss ipotizza una messa in scena della vita e della morte di Marat – 13 anni dopo il suo assassinio – da parte degli internati di Charenton, il manicomio nel quale fu realmente detenuto il marchese De Sade dal 1801  al 1814. Ed è proprio questa la figura che fa da perno nello spettacolo (interpretato da un ottimo Garella) nel suo dialogo con Jean-Paul Marat (un altrettanto intenso Moreno Rimondi) immaginato come uno schizofrenico internato per associazione sovversiva. I due affrontano tematiche difficili, profonde e che ruotano fondamentalmente intorno al concetto di libertà: è così vero che l’uomo voglia la libertà? Può l’uomo concepire la libertà se è continuamente mosso dai bisogno più fondamentali e necessari? E di quale libertà parliamo se, alla fine, anche la rivoluzione porta al mantenimento dello status quo?
La rivoluzione intransigente di Marat, che pensa di guidare il popolo attraverso l’approvazione degli ideali più nobili come la ragione e la libertà, si scontra con il nichilismo aristocratico e l’anarchismo istintivo di De Sade che profetizzò la sconfitta della rivoluzione, proprio perché impossibile da realizzare quando gli ideali sono veicolati da gente che è stremata ed ha fame.
A iperintensificare il significato di ogni singolo scambio di battute tra i due, la presenza degli internati, rappresentati dai bravissimi protagonisti del progetto Arte e Salute Onlus, che da anni permette ai propri pazienti di compiere il percorso verso la salute mentale attraverso l’attività teatrale. Ci si commuove quando i concetti di libertà, di rispetto della dignità umana vengono gridati a cuore aperto dagli internati di Charenton che, per un abile gioco meta-teatrale, sono interpretati da pazienti che hanno disagi psichici e che un tempo, prima della legge Basaglia, avrebbero davvero vissuto le condizioni umilianti di detenuti.
Ma la bellezza di questo spettacolo è anche e soprattutto nella sua protagonista femminile, Charlotte Corday, interpretata da un’ottima Laura Marinoni che ormai non lascia dubbi sulla sua versatilità attoriale: abile frequentatrice del repertorio brechtiano, risulta perfetta per questo spettacolo che si basa molto sulla tecnica dello straniamento, tra continui interventi musicali (le bellissime musiche originali sono ad opera di Saverio Vita) e incursioni di personaggi esterni all’interpretazione (l’infermiera, il sorvegliante) che interrompono la finzione per “sedare” e “minacciare” i pazienti nei momenti di maggior coinvolgimento emotivo.
Non c’è bisogno di troppi giri di parole: da non perdere. Soprattutto perché da questi attori si capisce cos’è il teatro vero e si percepisce che, quando esso è autentico, le riflessioni e le tematiche affrontate arrivano dirette al cuore e alla mente degli spettatori, senza filtri intelletualistici. Come ha affermato la Marinoni: «il matto è una persona speciale, usa il suo corpo interamente, senza sovrastrutture, si esprime con una sincerità senza sconti. E’ gente che fa teatro con la pancia, come un gioco. Che reagisce alle emozioni e si deve emozionare per agire. Quanto teatro dovrebbe imparare da loro».
Lo spettacolo continua
Teatro Elfo Puccini
C.so Buenos Aires 33 – Milano
dal 4 al 16 novembre
orari: mar-sab 21:00 / dom 16:00
La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat rappresentati dagli internati dell’ospedale di Charenton sotto la guida del Marchese di Sade
di Peter Weiss
adattamento e regia Nanni Garella
costumi Elena Dal Pozzo
musiche originali di Saverio Vita
con Laura Marinoni, Nanni Garella, Nicola Berti, Giorgia Bolognini, Luca Formica, Pamela Giannasi, Maria Rosa Iattoni, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Lucio Polazzi, Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Associazione Arte e Salute onlus
8,00

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