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La Società

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Gioco di società

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La Società, quella italiana media di oggi, sembra ossidata nelle sue componenti ideologiche, stantie eppure sempre vivacemente egoistiche, che ancora prendono fuoco. Smascherata da quattro attori è da applausi, feroci.

“Io non sono così”, ogni battito di mani sembra un punto alla fine di un coro di pensieri gemelli, “io avrei fatto meglio”, un punto più fermo, “io sarei riuscito”, più forte, “io al posto loro”, “io”. La Compagnia MusellaMazzarelli ci ha messo spalle al muro con La Società – Tre atti di umana commedia, opera che inevitabilmente chiama in causa il pubblico, lo incita a prendere una posizione (se si è quel genere di persone), a custodire il cuore sacro di un’alternativa sempre possibile, verso la raffinatezza dello spirito, ma in lotta costante con il conformismo oppure a difendere la legge del compromesso, dell’intrattenimento furbo, benedetto dal successo, prepotentemente main stream. Da che parte stare?, sembra la richiesta di La Società, e il pubblico modera, è necessario schierarsi? Siamo pur sempre in Italia…

Teatri di Vetro, collezione temporanea delle più interessanti tendenze, giunta alla sua settima edizione, opta per un’apertura brillante. Il palco del Teatro Palladium è affidato all’eccezionale trasformismo della Compagnia MusellaMazzarelli, che presenta il suo ultimo lavoro, in scena lo scorso dicembre allo Stabile delle Marche, meritevole produttore. Ci avevano svelato gli assurdi meccanismi dell’alta finanza in Crack Machine e commosso con la loro straordinaria sensibilità in Figlidiunbruttodio. Confermano ora di essere autori consistenti, fini osservatori, attori intensi e autentici in grado di allestire opere che alzano il livello qualitativo sopra la media, o meglio, spettacoli che si pongono come modello di riferimento per valutare gli altri in circolazione. Il buon esito di qualsiasi lavoro spesso suscita in chi osserva la falsa impressione che sia tutto semplice: l’equilibrio armonico tra commedia e dramma, l’onestà morale e intellettuale di riprodurre il presente privandosi di un’appagante interpretazione soggettiva, il senso di autenticità. Sembra facile, si pensa, ma è un pensiero ingenuo.

Lino Musella e Paolo Mazzarelli scelgono un’impostazione classica e quindi una drammaturgia narrativa divisa idealmente in tre atti circolari il cui ritmo iniziale è un tiepido alito di vento che monta vorticoso fino a diventare un tornado. Abbandonata la celebrata formula di quattro personaggi per due attori, collaborano con altri due coinvolgenti interpreti, Fabio Monti e Laura Graziosi, ai quali offrono parole affinate e due personaggi solenni.
Il quadro sociale restituito nel turbinoso racconto della loro (con)gestione di un locale notturno è aspro, nutrito degli errori inter-generazionali che prendono il carattere di un vizio. Delusione e degrado si alternano agli slanci di cambiamento, in un tempo sempre nuovo, con o senza la consapevolezza dei viventi o la volontà che questi hanno di accettare gli elementi estranei, in molti casi, proprio la condivisione alla pari di un intero Paese. Esiste un limite entro il quale è bene capitolare, o meglio ancora mediare, ma è difficile trovarlo prima del crollo, prima di mandare in fumo una prospettiva migliore. Il rumore di un sogno che brucia è il silenzio dopo l’inferno, frastornante, e se è vero che questi sono i tempi in cui più assomigliamo a biglie che custodiscono il proprio cuore al centro di una sfera di vetro, come scrivono i Poeti der Trullo, è vero anche che le risorse per la sussistenza, in una crisi, sono lenzuola troppo corte per coprire tutti quanti e a forza di tirare, arraffare lembi e cercare uno smisurato tepore, si logorano e si riempiono di strappi. Le biglie, che siamo noi, rotolano sulla superficie di queste lenzuola, tante quante le società nel mondo. Le sfere dominanti si insaccano e in proporzione al loro peso creano un campo gravitazionale, potere economico e politico. Le biglie più leggere seguono le curve che cambiano come il deserto dopo una notte di tempesta, di volta in volta attirate nelle diverse tasche. Quelle che rifiutano il sistema sanno che l’unica resistenza possibile è l’abbandono, un tuffo verso il terreno e l’ignoto che può essere paradiso o inferno. Le più fragili, invece, hanno un moto passivo, inconsapevole e negli urti si scheggiano fino a frantumare la corazza di vetro. Il loro cuore sparpagliato è immondizia senza valore se nessuno lo raccoglie. Il teatro di MusellaMazzarelli insieme a Monti e Graziosi riflette questa ottusa fisica sociale, nella tensione tra profitto contingente e sogno astratto, illuminando però al centro proprio quei cuori calpestati.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Palladium
Piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma
martedì 23 aprile, ore 21.00
(durata 1 ora e mezza senza intervallo)

Teatro Stabile delle Marche
In collaborazione con la Compagnia MusellaMazzarelli presentano
La Società – Tre atti di umana commedia
scritto e diretto da Lino Musella, Paolo Mazzarelli
con Fabio Monti, Laura Graziosi, Lino Musella, Paolo Mazzarelli
scene Elisabetta Salvatori
costumi Stefania Cempini
luci Mauro Marasà
direttore di produzione Manuela Diana
promozione pubblico Benedetta Morico

La rassegna Teatri di Vetro continua:
fino a martedì 30 aprile
www.teatridivetro.it

Hai letto: La Societàscritto il 26/04/2013 da

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