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La Tempesta

La Tempesta
Voto dei lettori: 6,50 su 10
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Un testo antico per raccontare il presente

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teatro-era-pontederaCon La tempesta, ultimo testo del Bardo, avviene il “battesimo ufficiale” della giovane Popular Shakespeare Kompany.

La tempesta, considerata dalla critica come il testo con il quale Shakespeare si è congedato dal teatro, è stata scelta dalla neonata Popular Shakespeare Kompany per il proprio “battesimo ufficiale”, avvenuto presso il Teatro Romano di Verona, in apertura del 64° Festival Shakespeariano.

Appartenente al genere dei romances e unica pièce del celebre drammaturgo inglese nella quale vengono rispettate le tre unità aristoteliche del dramma classico (unità di tempo, di luogo e d’azione), La tempesta, ripresentando in una dimensione di magia e illusione le tematiche trattate nelle tragedie precedenti, lascia aperto uno spiraglio alla speranza di un mondo migliore e di un lieto fine, che possa risanare le ingiustizie della vita.

Il duca di Milano Prospero viene spodestato dal fratello Antonio (con la complicità del re di Napoli Alonso), ed esiliato in un’isola sperduta insieme alla figlia Miranda. Dopo anni di confino passati in compagnia della giovane figlia, del servo Ariel (spirito dell’aria) e del deforme Calibano (figlio spregevole della strega Sicorace), grazie alla magia Prospero scatena una tempesta, che provoca il naufragio della nave sulla quale si trovano i suoi nemici giurati Antonio e Alonso, insieme a Sebastiano e Ferdinando, rispettivamente fratello e figlio del sovrano di Napoli. Ma a questo punto, come un drammaturgo, Prospero trascina ciascuno dei suoi “personaggi” verso un lieto fine: si riconcilia con il fratello, redime Alonso, fa incontrare e innamorare Ferdinando e Miranda; infine abbandona le arti magiche e torna a Milano.

La trasposizione di Valerio Binasco (che dello spettacolo ha curato la traduzione e la regia) si avvale attraverso il teatro delle stesse arti magiche del duca. Come l’isola di Prospero ospita la magia, l’illusione e la follia, così lo spazio dello spettacolo, costituito da tre soli pannelli color ruggine, deve essere ricostruito dallo spettatore attraverso l’immaginazione. Con l’ausilio dei rumori di scena, la recitazione evocativa degli attori talvolta coinvolti in coreografie da “mimo”, e le battute del testo, si può vedere ciò che la scenografia non esplicita: l’isola di Prospero con le sue piante e i suoi insetti, il mare in tempesta, le illusioni e i trucchi magici evocati dal protagonista.

Merita un’attenzione particolare l’originale caratterizzazione dei personaggi, in alcuni casi opposta rispetto ad altre trasposizione teatrali del passato o alle interpretazioni che sono state date del testo. Binasco cerca infatti di riproporre dinamiche, immagini e personaggi più prossimi e riconoscibili al nostro tempo. Anziché presentare il re di Napoli e i suoi cortigiani, porta in scena un gruppo di boss mafiosi, vestiti in giacca e cravatta, con indosso anelli e catenine d’oro, dalla cadenza meridionale, spinti dal solo desiderio di potere e usurpazione; il mostro Calibano lascia il posto ad un prigioniero di guerra, mostrato nella sua menomazione: è senza alcune dita, pieno di ferite, tagli e lividi, «un povero disgraziato» come lo definisce uno dei personaggi, cosicché la sua malvagità si rivela quale reazione violenta al maltrattamento che subisce da tutti, in primis da Prospero; Miranda, che parla con uno spiccato accento straniero ed è spesso accucciata contro le pareti come a cercare protezione, assume un comportamento sottomesso e terrorizzato, sembra quasi una prostituta maltrattata, che trova nel “cliente” Ferdinando l’unica speranza di libertà e di amore, o meglio, d’illusione di amore (si tratta del primo e unico uomo che vede dopo suo padre), l’unica possibilità di una vita migliore. Prospero è un personaggio rude, manesco, rozzo nel modo di parlare, di muoversi e di relazionarsi con gli altri, verso i quali ha un atteggiamento molto fisico e violento, e il rapporto con la figlia, che lui accusa di «essere capace soltanto di strisciare» ai suoi piedi, è al limite dell’incesto. Infine Ariel (interpretato da un ottimo Fabrizio Contri), in quanto spirito dell’aria, è contraddistinto da una certa volatilità, più che fisica, mentale e psichica: parla come affetto dal morbo di Parkinson o come un autistico, lontano dalla realtà, sognante, desideroso soltanto della propria libertà negata, e rappresenta l’unica figura dello spettacolo realmente poetica, nella sua fragilità, nel suo essere uno «spirito troppo delicato».

Nonostante la riconciliazione finale, che vede Calibano vestito da turista prendere Prospero per mano per imbarcarsi sulla nave che li ricondurrà a casa, lo spettatore è autorizzato a dubitare che si tratti di un lieto fine. «Qual è il cuore de La tempesta? – ha scritto lo stesso Binasco nelle note di regia – Per me è un dramma (malinconicamente) giocoso sulla fine della civiltà, sulla fine della vita e sulla fine delle cose in generale».

Leggi la recensione de La Tempesta di Daniele Rizzo


Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era – Pontedera
sabato 2 febbraio, ore 21.00

La tempesta
di William Shakespeare
Popular Shakespeare Kompany
regia Valerio Binasco
musiche dal vivo Gianluca Viola
musiche originali Arturo Annecchino
scene Carlo de Marino
costumi Sandra Cardini
ufficio stampa Giulia Calligaro, Desirée Colapietro Petrini, Claudia Alì
con (in ordine alfabetico) Valerio Binasco, Fabrizio Contri, Fortunato Cerlino, Andrea Di Casa, Simone Luglio, Gianmaria Martini, Deniz Ozdogan, Fulvio Pepe, Giampiero Rappa, Sergio Romano, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati
produzione Oblomov Films
in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana e Festival Shakespeariano – Estate teatrale veronese
con il contributo di Pernigotti Spa, Provolone Valpadana, Acos Energia
(durata 2.20 h)

Hai letto: La Tempestascritto il 06/02/2013 da

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