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Le roi se meurt

Le roi se meurt
Voto dei lettori: 9,60 su 10
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Un’apocalisse singolare

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espace 44Nel piccolo e grazioso teatro Espace 44 di Lione va in scena Le roi se meurt (Il re muore) di Eugène Ionesco, pièce dove il tempo e lo spazio si condensano, e crollano, intorno alla figura di un morente “re dell’universo”.

Il combattente direttore artistico dell’Espace 44, André Sanfratello, ha il merito di presentare al pubblico una coproduzione tutta lionese tra le compagnie Nolo Kingdom Théâtre e L’Alternance: Le roi se meurt. Un’opera classica del “teatro dell’assurdo” che il regista, nonché attore, Hervé Hartmann, porta in scena attraverso un’essenzialità pulita e parlante. Il re Bérenger I (Arnaud Chabert), re dell’universo, è prossimo alla fine, ma egli, inizialmente ignaro della condanna, in seguito feroce oppositore del fato, non porterà con sé solo le sue spoglie, ma l’universo intero. La morte non è solo al centro della pièce di Ionesco. La morte è la pièce e il suo svolgimento non è altro che un rapido avviarsi verso la fine. Cosa sconosciuta e non conoscibile, la morte porta con sé l’uomo e il suo mondo, tutto il mondo. Un gioco dialettico che accoglie all’interno di esso ogni singolo essere, ogni singolo frammento del cosmo.
La fine dello spettacolo si avvicina, fin dall’inizio. Incombe un termine che impedisce alla storia di svilupparsi secondo delle linee classiche. La regina Marguerite (Martine Romera), prima moglie del re, annuncia al suo ex-coniuge «Morirai fra un’ora e mezza, morirai alla fine dello spettacolo». Le fa eco il medico di corte (Hervé Hartmann), scandendo il tempo e analizzando scientificamente i segni della senilità e il venir meno delle funzioni fisiologiche.
I minuti scorrono inesorabilmente, e nulla possono fare il re, che ha perduto ogni potere decisionale sul mondo, e la regina Marie (Elodie Lasne), sua seconda moglie, innamorata follemente di un uomo che sta lentamente perdendo. Marie è l’elemento positivo dell’opera: ella incarna la speranza utopistica che lotta con il suo amato e, forse, più di quest’ultimo, in una disperata guerra che non può essere vinta. Le due regine si trovano agli antipodi: Marie veste un abito bianco e rappresenta la speranza, Marguerite di nero e personifica la fatalità del mondo e della morte.
In Le roi se meurt la storia non procede veramente: è il mondo che viene meno. Il regno, le città, il popolo, la natura spariscono in buchi neri che inglobano tutto e che accerchiano il palazzo dove si sta rappresentando il dramma. La fine minaccia il palazzo, già inizialmente intaccato da crepe e ragnatele. La domestica Juliette (Eliane Bochet) e la guardia (Denis Dierickx) svolgono un ruolo di collante tra i vari personaggi e saranno proprio loro a scomparire per primi nel buio, seguiti da Marie e dal medico. Negli ultimi attimi, accanto al re, rimarrà in scena solo la regina Marguerite che si assume il compito di guidarlo in un immaginifico viaggio al di là della vita. Prima di scomparire anche lei, dietro le quinte, mentre la luce si affievolisce sempre di più sul volto del re.

La fine di re Bérenger I viene messa in scena da Hervé Hartmann con intelligenza e pulizia. Tutti gli attori stringono fra le mani un nastro legato al re, e per tutta la pièce essi interpretano il proprio ruolo avvolgendo e svolgendo la propria striscia di stoffa colorata – linee lessicali e materiali che continuano sui volti e sui corpi degli attori, solcati da crepe colorate. Ecco che i rapporti interpersonali si materializzano in un intrico di forme che danno luogo a nodi che si svolgono, per poi riannodarsi immediatamente dopo. Il re appare essere tenuto da questi nastri, proprio come un pupazzo in uno spettacolo di marionette, e mosso a loro discrezione. Ma appare qui un’inattesa reversibilità: il re rimane il centro ed egli stesso gioca con quei nastri che perderebbero ogni valore in sua assenza. E, infatti, scomparsi i personaggi, le strisce colorate rimangono in un angolo della scena, prive di vita e di interesse. Un cumulo deposto di ogni senso.

Les compagnies lyonnaises Nolo Kingdom Théâtre et L’Alternance, sous la savante direction d’Hervé Hartmann, mettent en scène une œuvre fondamentale du Théâtre de l’absurde, Le roi se meurt d’Eugène Ionesco. La représentation d’une apocalypse singulière, qui emporte avec elle tout le monde qui l’entoure, suit des lignes visibles qui créent une constellation de personnages lentement engloutis par le trou noir de la fin. A voir.

Lo spettacolo continua:
Espace 44
44, rue Burdeau – Lione (Francia)
fino a domenica 24 marzo
orari da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.00 (lunedì riposo)

Le roi se meurt
di Eugène Ionesco
regia Hervé Hartmann
con Arnaud Chabert, Martine Romera, Eliane Bochet, Elodie Lasne, Hervé Hartmann, Denis Dierickx
coproduzione Nolo Kingdom Théâtre – L’Alternance

Hai letto: Le roi se meurtscritto il 13/03/2013 da

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