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Leonce e Lena, articolo di "Alessandro Alfieri" su Persinsala Teatro
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L’Accademia Silvio d’Amico propone una versione moderna e suggestiva di un classico di Georg Büchner. Le operazioni registiche che attualizzano dei classici della drammaturgia di altre epoche, rendendoli attraverso costumi e scenografie contemporanee sono sempre imprese ardite. Se infatti è vero che nei grandi capolavori il messaggio non è mai riducibile unilateralmente al contesto storicamente …

Scelte ardite nella messa in scena di un classico

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L’Accademia Silvio d’Amico propone una versione moderna e suggestiva di un classico di Georg Büchner.

Le operazioni registiche che attualizzano dei classici della drammaturgia di altre epoche, rendendoli attraverso costumi e scenografie contemporanee sono sempre imprese ardite. Se infatti è vero che nei grandi capolavori il messaggio non è mai riducibile unilateralmente al contesto storicamente determinato al suo interno, ed è superfluo pensare a quanto Shakespeare sia contemporaneo, è anche vero che la forza di quei capolavori sta nella capacità di rivolgersi all’oggi senza doversi stravolgere da una prospettiva testuale o visiva. Brecht, raccontando la storia di Galilei per mettere in questione il potere vigente nel suo mondo, sfruttò la dimensione metaforica e artistica, non fece vestire i personaggi e allestire la messa in scena come se i fatti si svolgessero oggi.
Al Teatro Studio Eleonora Duse è in scena Leonce e Lena, saggio di diploma del corso di regia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. La regista Rita De Donato ha optato per uno stile eccentrico, calibrato nelle scelte seppur stravagante nei costumi e in alcuni passaggi dello spettacolo, del quale i referenti ideali vanno da Emma Dante alle tecniche di straniamento novecentesche tipiche proprio del teatro brechtiano. Ed essendo un testo magnifico di una mente illuminata e geniale della cultura moderna quale Büchner, purtroppo scomparso troppo giovane (a 24 anni) per venire riconosciuto nel suo valore autentico (non prima però di aver lasciato ai posteri un capolavoro come il Woyzeck), è ovvio che si rivolga all’oggi, illuminando il nostro presente su numerosi temi: il conflitto tra ragion di Stato e affermazione della libertà individuale, il legame profondo tra amore e pulsione di morte, il significato del dovere e del desiderio nell’esistenza di ciascuno. Questa dimensione viene restituita magistralmente dallo spettacolo; peccato che però Büchner fosse un poeta, se vogliamo artisticamente un romantico, teso nella classicità più che nella sperimentazione linguistica. E i dialoghi della pièce, di profondo lirismo, suggestivi ed evocativi, mal si conformano alla scelta dell’attualizzazione dei costumi: sarebbe stato meglio puntare alle medesime scelte registiche, ma con costumi più astratti se non persino ottocenteschi. Il personaggio di Leonce (interpretato da Marco Palvetti), vestito come un ragazzo svagato di oggi, non convince quando declama versi rivolti alla bellezza della natura, alla magia dell’amore e alle meraviglie della vastità del mondo. Diverso è per Lena (Viola Carinci), l’ingenua principessa che esprime al meglio l’uscita dall’età dell’innocenza.
Non manca la prospettiva ironica e sarcastica nell’originale di Büchner, che nello spettacolo in questione assume una funzione centrale garantendo una porzione di divertimento al pubblico (anche se cede spesso al cabarettistico, ma sempre con gran classe e magistrali capacità interpretative, tra cui spicca la straordinaria Cecilia d’Amico), dimostrando grande conoscenza delle modalità registiche da show televisivo, con proiezioni, sketch e gag tipiche del nostro immaginario.
La recitazione è convincente nel riflettere le intenzioni dello spettacolo, adeguata, senza sbavature e di grande spessore (confermando la Silvio d’Amico, al di là della crisi, come una delle principali istituzioni nell’ambito dell’arte teatrale); per il testo in questione, però, raramente messo in scena nel circuito teatrale, sarebbero state più efficaci scelte di diverso ordine estetico, magari restando nell’ambito dell’ipersignificazione ma optando per uno stile espressionista del quale Büchner è stato uno dei fondatori.

Lo spettacolo continua:
Teatro Studio Eleonora Duse
via Vittoria, 6 – Roma
fino a domenica 18 dicembre
orari: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 17.30
(durata 1 ora e mezza circa senza intervallo)
ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Leonce e Lena
di Georg Büchner
regia Rita De Donato
con Viola Carinci, Cecilia D’Amico, Luciano Falletta, Alice Fagotto, Marco Palvetti, Remo Stella, Jacopo Uccella
assistente alla regia Vincenzo Occhionero
scene Bruno Buonincontri
costumi Bartolomeo Giusti
luci Sergio Ciattaglia
direttore di scena Sara Pascale
sarta Laura Rhi Sausi

6,00

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