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L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro

L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro
Voto dei lettori: 8,00 su 10
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La maschera dell’attore

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Al Metastasio di Prato, fino al 2 dicembre, Fabrizio Gifuni con L’ingegner Gadda va alla guerra ammalia la platea, utilizzando la potenza linguistica di due sommi della letteratura: William Shakespeare e Carlo Emilio Gadda.

Entrambi maestri del pastiche linguistico, del volo pindarico e dell’invenzione di neologismi, entrambi profondi conoscitori della psiche: William Shakespeare e Carlo Emilio Gadda hanno molto in comune. Ideatori, tra l’altro, di due antieroi per eccellenza: Amleto, il principe triste di Danimarca che dovrebbe ergersi a eroe tragico, portatore di vendetta, ma si rivela campione di rovello e rinvio; e Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, alter ego dell’autore italiano, personaggio a metà strada tra il fabular maravilloso di Florentino Ariza (da Gabriel García Márquez) e lo sconclusionato narrar particolari, tanto inutili quanto coloriti, di un Tristram Shandy (dell’angloirlandese Laurence Sterne).
Sul palco del Metastasio tornano, insieme, Amleto e Gonzalo, entrambi impersonati dal pluripremiato Fabrizio Gifuni nel suo pastiche autorale, L’ingegner Gadda va alla guerra- che mescola le invenzioni linguistiche dei due maestri e dei loro personaggi con reminiscenze della Prima guerra mondiale firmate dallo stesso Gadda. Di quest’ultimo si evidenziano inoltre i sensi di colpa per l’onnipresente madre, esplicitati proprio nel Giornale di Guerra e di Prigionia per una donna che “ha fatto infiniti, troppi sacrifici” – ma che rimandano, stranamente, anche agli umori più politici e meno ossessivi di Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu. E, per inciso, anche qui, le nevrosi edipiche di Gadda uomo e del suo alter ego Gonzalo si sposano perfettamente con quelle di Amleto, nella versione di Gifuni.

Complessità di temi, autentico frutto spettacolare che affonda le sue radici in tradizioni linguistiche e autorali complesse: la performance di Gifuni si dimostra una pièce de résistence – dove lo spettatore non può perdere una sillaba di un racconto fitto di significati e volutamente anti-fluido nei significanti. Spiace essere complessi ma è la materia trattata a non permettere semplificazioni.
Del resto, questo non è uno spettacolo da prendersi alla leggera sebbene non debba spaventare. Alcuni momenti di autentico humour nero – nella seconda parte – riescono a far sorridere il pubblico proprio perché grevi di quell’ideologia machista e fallocratica, che da sempre appartiene al popolo italiano, raccontata sul palco con movenze grottesche sia nella canzoncina sull’Abissinia sia attraverso alcuni estratti dall’Eros e Priapo: da furore a cenere – scritto sempre da Gadda nel ’45 e, a quanto si sappia, non ancora pubblicato integralmente.

Il finale – per nulla conciliatorio – opta per lo smascheramento, una metateatralità da spleen. Come Amleto, regista di quel dramma che dovrebbe puntare il dito contro gli assassini del padre, Gifuni si propone da uomo – al di là dei ruoli attorali interpretati per oltre un’ora – e nelle sue invettive contro il pubblico si legge la denuncia di Gadda contro gli italiani di ieri, e dell’intellettuale di oggi contro di noi, sensibili a quegli stessi richiami verso l’uomo forte, il maschio risolutore, il capitalista di successo, il cantante da operetta, il tombeur de femmes, il tecnocrate furbo, il bailamme retorico del carrozzone politico.

Come per il capolavoro di Gadda, La cognizione del dolore, non sarà mai sufficiente una sola lettura, così lo spettacolo di Gifuni ha bisogno di sedimentare nell’animo e di essere visto più volte per coglierne tutte le molteplici implicazioni, per capire come affrontare quel “qualcosa di irreparabile, di più atroce d’ogni guerra: e d’ogni spaventosa morte”.

Lo spettacolo continua:
Teatro Metastasio
via B. Cairoli, 59 – Prato
fino a domenica 2 dicembre
orari: feriali, ore 21.00 – festivo, ore 16.00

Fabrizio Gifuni in collaborazione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti presenta:
L’ingegner Gadda va alla guerra
o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro
un’idea di Fabrizio Gifuni
da Carlo Emilio Gadda e William Shakespeare
con Fabrizio Gifuni
disegno luci Cesare Accetta
regia Giuseppe Bertolucci

Premio Ubu 2010 come miglior attore dell’anno
Premio Ubu 2010 come miglior spettacolo dell’anno
Premio dell’Associazione Nazionale critici teatrali 2010 per la miglior interpretazione
Premio Le maschere del teatro italiano come miglior interprete di monologo

Segnaliamo:
Incontro con il pubblico
sabato 1° dicembre, ore 18.00
Teatro Metastasio
La riduzione di un testo letterario a teatro
incontro con Fabrizio Gifuni
in collaborazione con Associazione Linguaggi
coordina Gabriele Rizza, giornalista e critico teatrale

Hai letto: L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirroscritto il 01/12/2012 da

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