Polar

Il terzo step del nostro Dialogo Critico è con Polar firmato da Antonio Sinisi, «ispirato all’ultimo lavoro di Harold Pinter, la sceneggiatura del film de Gli Insospettabili diretto da Kenneth Branagh del 2007», con Gabriele Linari e Alessandro Porcu, musiche originali di Cristiano Urbani e gli oggetti di scena di Stefano Pietrini.


È un lavoro con una sfumatura diversa dai precedenti, quello che Antonio Sinisi presenta al Teatro Studio Uno dal 7 al 17 aprile. Dopo Tetro e Délire, in cui la complessità dei rapporti di micropotere veniva ingaggiata in una prospettiva filosofica di intensa lucidità, questa volta il regista romano porta in scena una drammaturgia dichiaramente politica, recuperando idealmente il celebre Arte, verità e politica pronunciato da Pinter in occasione del conferimento del Nobel per la letteratura del 2005.

Due i focus di quel celeberrimo speech; da un lato, la priorità del mantenimento del potere come principale interesse delle classi dirigenti destrutturata nella sua declinazione contemporanea, ovvero l’attualità della Ragion di stato quale motivazione fondamentale «per mantenere […] che le persone restino nell’ignoranza, che esse vivano nell’ignoranza della verità, persino la verità delle loro stesse vite», dall’altro un appello trasversale lanciato al mondo della Cultura riunitosi a Stoccolma perché «nonostante le enormi divergenze, la determinazione intellettuale intrepida, costante, fiera, come cittadini, di definire la reale verità delle nostre vite e della nostra società, sia un dovere cruciale che incombe su noi tutti».

Una denuncia dunque politica, mai sganciata dall’engagement culturale, che Sinisi riprende in un allestimento che gioca drammaticamente «attorno al concetto di vero e falso», nella contrapposizione tra due contesti di funzionamento («dispositivi») all’interno di quali gli individui si trovano a essere agìti (più che ad agire), marionette forzatamente inconsapevoli di un gioco che, pur sapendo di giocare, devono far finta di non vedere.

Due mondi paralleli dove il confine tra bene e male, tra vero e falso diventa impercettibile perché in apparenza delegato oltre la responsabililtà soggettiva, e in cui il concetto di finzione accumuna tragicamente la realtà alla finzione teatrale.

Ambizioso e temerario, Polar è dunque una rappresentazione che nasce dalla volontà di un’arte autenticamente politica, un intento affatto semplice, ma così dannatamente affascinante e indispensabile.

Teatro Studio Uno
Via Carlo della Rocca, 6
dal 7 al 17 aprile 2016 | Sala Teatro

Polar
con Gabriele Linari e Alessandro Porcu
musiche originali Cristiano Urbani
oggetti di scena Stefano Pietrini
locandina Martoz
messa in scena di Antonio Sinisi
residenza temporanea Teatro Studio Uno
una produzione natacha von braun | ensemble d’espressioni

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