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Orphée et Euridice

Orphée et Euridice, articolo di "Fabrizio Migliorati" su Persinsala Teatro
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© Bill Cooper

Orphée et Euridice
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Per la prima volta al Teatro alla Scala nell’originale francese, l’Orphée et Euridice di Gluck brilla per la presenza del tenore Juan Diego Flórez, per la direzione affascinante di Michele Mariotti e per una regia potente e tribale Gluck lavorò il mito di Orfeo attraverso una semplificazione drammatica, con il fine di condensare la grandissima …

Magnifico Orfeo scaligero

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Per la prima volta al Teatro alla Scala nell’originale francese, l’Orphée et Euridice di Gluck brilla per la presenza del tenore Juan Diego Flórez, per la direzione affascinante di Michele Mariotti e per una regia potente e tribale

Gluck lavorò il mito di Orfeo attraverso una semplificazione drammatica, con il fine di condensare la grandissima tensione interna, prima insieme a Ranieri de’ Calzabigi, autore del libretto della versione italiana del 1762, e poi con Pierre-Louis Moline, che tradusse e riadattò il testo per la versione francese del 1774. L’Orphée et Euridice parigino del 1774 (quello con la “y” sarà una versione ibrida berlioziana successiva) colpì quindi il pubblico dell’epoca per gli aspetti rivoluzionari che il compositore tedesco aveva già anticipato con l’Alceste del 1760 e, mantenendo lo sfarzo tanto caro al pubblico d’oltralpe, l’opera introdusse la sua riforma in terra francese. Su quest’opera fondamentale e divenuta un punto di riferimento per la storia della musica, Hofesh Shechter e John Fulljames si sono posti l’obiettivo di provocare un vero e proprio evento tellurico al fine di dipingere il tortuoso percorso degli amanti all’interno degli Inferi. I 45 minuti dedicati alle parti danzanti rivestono l’opera di una forza bruta, ctonia, tribale, accrescendo la tensione drammatica splendidamente intessuta dai cantanti e dal coro. Le scene di ballo appaiono eleganti e potentissime in una compenetrazione con un coro da pelle d’oca. Il direttore Bruno Casoni ha lavorato a strettissimo contatto con Fulljames al fine di creare un coro denso, financo pastoso, rivestendo così un ruolo fondamentale nell’impianto formale dell’opera, come sostanza energetica del tutto.

Prodotto dalla Royal Opera House Covent Garden di Londra, là dove riscosse un grande successo nel 2015, l’Orphée et Euridice atterra alla Scala per raccogliere intensi e giusti applausi. L’intelligente regia ha guardato alla tradizione, sapendo volgere lo sguardo anche verso una ricerca tagliente e altamente contemporanea. Una scena tagliata a metà, occupata in gran parte dall’orchestra (come ai tempi di Gluck), installata su di una piattaforma assumendo così un ruolo fondamentale nell’architettura scenografica (terrazza-porticato nel primo atto, fossa infernale in quello successivo). Questo escamotage tecnico permette, quindi, la creazione di nuovi spazi, angusti o ariosi che vengono riecheggiati da decori semplici ma efficaci, come nell’ultimo atto dove il soffitto subisce un abbassamento dovuto ai pannelli di legno che delineano gli spazi angusti dell’uscita degli Inferi. La lunghissima danza terminale (che instilla il dubbio nell’happy ending gluckiano) sfrutta appieno la stratificazione scenografica, assumendo forme sempre più animalesche e nervose, passando dal saltarello alle posizioni della scherma, dall’hip hop alla danza classica, senza che questo strida con la musica così elegiaca di Gluck.

Conquistati dalla sua elegantissima gestualità, dobbiamo applaudire la grandissima prova del direttore Michele Mariotti, che pare condurre la propria orchestra d’un sol gesto, ampio e leggero.

Juan Diego Flórez ha magnificato l’eroe greco con il suo timbro limpido, sostenuto. Puntuale, resistente ad ogni sollecitazione esterna, il tenore peruviano non subisce la musica ma fa sì che questa gli scorra accanto, accompagnandolo dolcemente nel suo canto liberatorio. Pur non convincendo completamente nel finale del primo atto, Flórez è un Orphée di altissimo livello, e il pubblico dimostra, durante tutta l’opera, di apprezzare, giustamente, la sua ottima prova.

Introdotta dalle ombre danzanti e dall’elegante coro, Christiane Karg sviluppa il canto drammatico di Euridice e, fin dalle prime battute, mostra una beatitudine non completa e marchiata da una sofferenza lontana. Il suo canto diviene densissimo quando l’interrogazione del negato sguardo dell’amato non ottiene risposta ma senza che la disperazione infici l’eleganza della propria gestualità. Affascinante.

Convince anche Fatma Said nel ruolo dell’Amour con il suo canto intelligente e moderno, nonostante una dizione un po’ dura. Said dimostra forza e dinamismo ed il ruolo sembra essere stato concepito per lei.

Spettacolo visto mercoledì 28 febbraio 2018

Lo spettacolo va in scena:
Teatro alla Scala
Via Filodrammatici, 2 – Milano
orari: sabato 24 e mercoledì 28 febbraio, sabato 3, martedì 6, domenica 11, mercoledì 14 e sabato 17 marzo 2018 ore 20

Il Teatro alla Scala e la Royal Opera House Covent Garden presentano:
Orphée et Euridice
azione teatrale per musica in tre atti
libretto di Pierre-Louis Moline (da Ranieri de’ Calzabigi)
musica di Christoph Willibald Gluck
versione Parigi, elaborazione critica a cura di Ludwig Finscher
prima rappresentazione al Teatro alla Scala nella versione francese

direttore Michele Mariotti
regia Hofesh Shechter e John Fulljames
coreografia Hofesh Shechter
scene e costumi Conor Murphy
luci Lee Curran

Orphée Juan Diego Flórez
Euridice Christiane Karg
Amour Fatma Said

coro e orchestra del Teatro alla Scala
maestro del Coro Bruno Casoni
compagnia di danza Hofesh Shechter Company

durata: 2 ore e 55 minuti intervalli inclusi

www.teatroallascala.org


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