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Pit Stop#1

Pit Stop#1
Voto dei lettori: 8,00 su 10
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L'insostenibile bellezza della separazione

Voto dei lettori: 8,00 su 10
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Decisamente singolare questa anteprima del Festival Pulsi alla sua IX edizione, ospitata dal Pim Off e a cura di Strasse, il giovane collettivo che della ricerca fa il suo dogma.

Dedicata interamente all’improvvisazione sin dalla sua comparsa nel 2002, Pulsi costella di performance, installazioni e workshop gli spazi del Teatro dell’Arte, della Triennale di Milano e del Pim Off tra il 5 e l’11 novembre.

A ideare il festival l’associazione culturale Takla Improvising Group, che quest’anno si dedica allo “sguardo” dello spettatore di fronte alla composizione in tempo reale.

E’ la sperimentazione a farla da padrona in Pit Stop#1, performance di appena sette minuti, a cui si assiste uno alla volta da una prospettiva altrettanto insolita, ossia a bordo di un’automobile. Lo spazio scelto per la rappresentazione è il cortile interno del Pim Off, in cui campeggiano qua e là alcuni vestiti, a suggerirci stralci di storie che tuttavia non ci è dato conoscere.

L’improvvisazione interessa non solo i performer ma anche il pubblico stesso, che sceglie, non appena entra in macchina, uno tra i brani musicali esposti nella breve playlist.

Niente lega direttamente la musica e quindi l’atmosfera che si crea nello spazio intimo dell’abitacolo ai gesti dei performer che si snodano oltre il vetro, niente se non lo spettatore e i collegamenti analogici del suo fruire mentre crea il suo personalissimo significato. Un’estraneità che ci rende un po’ voyeur e che ci mostra quanto di proiettivo ci sia nel nostro sguardo di spettatori.

Brevi attimi di sorpresa, qualche intuizione che non facciamo in tempo a trattenere, squarci fuggevoli di suggestione che tuttavia non si radicano, non diventano una storia.

E per giungere a questa fruizione lampo, un’attesa che può durare fino a due ore, in cui il tempo si dilata sulle note della Delirium Jazz Band, profetizzando in parte il senso stesso dello spettacolo attraverso la forma musicale (il jazz) più direttamente legata alla creazione estemporanea. Una preparazione lenta, che rilassa e predispone e che in qualche modo finisce per divenire parte dell’esibizione complessiva.

Non viaggiamo per arrivare, viaggiamo per viaggiare” sostengono i Takla Improvising Group rubando la frase al bassista Barre Philips, uno degli artisti cui si ispirano. Totalmente trascurando il risultato finale, il “prodotto”, tutta l’attenzione si pone sul “viaggio” che nel caso specifico di Pit Stop è quasi letterale, auto compresa, se non fosse che si resta immobili (almeno nello spazio).

Meriterebbe una trattazione a parte la proposta musicale: il primo brano nella playlist, forse quello più significativo se pensato nel complesso dell’intera performance, è Alifib di Robert Wyatt, di lacerante bellezza. Brano scritto dal musicista l’anno successivo a un incidente che lo rese paralizzato dalla cintura in giù, è inserito nell’album Rock Bottom: il fondo viene toccato, in Alifib, e persino le parole, inutile intralcio all’espressione dei sentimenti, si svuotano del loro significato ordinario e diventano puro suono. Vera e propria poetica della scomposizione che punta a quella dionisiaca mancanza di armonia tra i vari elementi artistici: musica, parole, gesti performativi. Contraddizioni che si indovinano in altri brani proposti come Were wolf di Cat Power: il lupo mannaro che piange il suo amore per l’uomo che ha ucciso, e che ucciderà ancora per il ritorno di “quella maledetta luna piena”. La stessa separazione, questa volta amorosa, ci parla l’Incontro cantato da Piero Ciampi.

Robert Wyatt era ubriaco quando quella sera del 1973 cadde dal terzo piano. «Il dottore era stupefatto. Mi disse: ‘Doveva essere proprio ubriaco per rimanere così rilassato mentre cadeva dal terzo piano’. Se fossi stato appena un po’ più sobrio, probabilmente oggi non sarei qui: avrei teso tutto il corpo per la paura e quindi mi sarei fracassato.»

Che Pit Stop#1 suggerisca lo stesso abbandono al volo, al viaggio, all’accidentalità dell’esperienza estetica, senza la rigidità di chi si aspetta una spiegazione logica, un senso univoco?
Per una nuova educazione allo sguardo che proprio dall’improvvisazione prende le mosse e che vira verso una prospettiva scomposta, cubista quasi, della fruizione.

Oh the passenger / How how he rides
He looks through his window / What does he see?

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di:
Festival Pulsi

Corpi e suoni nell’istante
Pim Off
via Selvanesco 75 – Milano
lunedì 5 novembre 2012
ore 19:00

Takla Improvising Group presenta:
Anteprima Festival PULSI
PIT STOP#1

Improvvisazione per uno spettatore alla volta
di e con Francesca De Isabella, Sara Leghissa, Daria Menichetti
a cura di Strasse 2012
musica dal vivo a cura di Delirium Jazz Band

Hai letto: Pit Stop#1scritto il 09/11/2012 da

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