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Quello che prende gli schiaffi

Quello che prende gli schiaffi, articolo di "Daniele Rizzo" su Persinsala Teatro
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Glauco Mauri con uno spettacolo d’altri tempi al Teatro del Giglio di Lucca. La compagnia Mauri-Sturno porta in scena il testo di Andreev con l’intento di presentare al pubblico – come si legge nelle note di regia – “una favola che possa parlare ancora di umanità e di poesia”, perché sognare – afferma il personaggio …

Troppa serietà per nulla

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Glauco Mauri con uno spettacolo d’altri tempi al Teatro del Giglio di Lucca.

La compagnia Mauri-Sturno porta in scena il testo di Andreev con l’intento di presentare al pubblico – come si legge nelle note di regia – “una favola che possa parlare ancora di umanità e di poesia”, perché sognare – afferma il personaggio interpretato da Glauco Mauri – è «ciò di cui oggi si ha più bisogno».
Un esplitico tentativo di riabilitare parole come “buonismo”, “onestà”, “idealismo” e “speranza” (infondendo nuova fiducia in ciò che esse rappresentano) che – dopo un inizio molto promettente, con l’accenno ermeneutico-interpretativo alla complicata questione esistenziale delle ragioni di chi vorrebbe vivere il teatro piuttosto che la realtà – declina progressivamente nella sua lunga rappresentazione fino a giungere all’ingenua e melensa retorica del monologo finale.
La storia si svolge all’interno del circo di papà Briquet (Glauco Mauri, la cui recitazione – ridondante ed enfatica – ha mostrato, forse anche per stanchezza dovuta alla lunga rappresentazione, decisamente i segni del tempo e disomogeneità rispetto al resto della compagnia), composto da Manuel l’acrobata (David Paryla), i tre clown Jacky-Polly-Tilly (Stefano Sartore, Leonardo Aloi e Roberto Palermo, che nel loro colore e con le loro musiche – probabilmente – rappresentano l’aspetto più riuscito della serata), poi diventati quattro, con l’ingresso di colui che dà il nome alla piecé (Roberto Sturno nella parte di Quello che prende gli schiaffi), Mara la domatrice di leoni (Barbara Begala) e Leda la ballerina muta (Lucia Nicolini).
Quest’ultima rappresenta il fulcro attorno al quale si dipana il “canovaccio”. Infatti, Leda – accompagnata dal padre (divertente Marco Bianchi nei panni del decaduto e cialtrone Conte Mancini dei Guardamagna, nobile continuamente bisognoso di danari e deciso a sfruttare il fascino della figlia, dandola in sposa a colui che fosse in grado risolvergli i problemi di «gioco, prostitute [e restituirgli il costoso] desiderio di tornare a frequentare l’alta società») – è amata contemporaneamente dal codardo Manuel, dall’intransigente Quello e dal viscido Barone Regnard (il prescelto dal Conte perché facoltoso, felicemente interpretato da Mauro Mandolini), ma – all’interno di questo strano “quadrilatero” amoroso – per lei sarà comunque impossibile una relazione felice. La società, infatti, è profondamente ingiusta e le sue dinamiche deformano ogni anima bella al punto da sancire (senza possibilità di appello, nella libera interpretazione che Glauco Mauri fa del testo di Andreev) la vittoria dei “diamanti” (la ricchezza del Barone) sulla musica, i fiori e l’amore (ovvero sui sentimenti di chi vuol bene sinceramente).
La regia di Mauri è impeccabile: la presenza scenica (illuminata da continui cambi cromatici tesi a segnare i diversi umori dei protagonisti, e da un riuscito “gioco” dialettico dei personaggi tra sfondo e primo piano) è sapientemente organizzata, grazie anche a un’interessante scenografia mobile composta da due “pezzi” ad anfiteatro, capaci di unirsi e separarsi in relazione all’andamento delle dinamiche sul palco. Le musiche dal vivo risultano piacevoli; deliziosi i costumi. Anche la recitazione, almeno complessivamente, appare convincente. Ciò che è invece difficilmente sostenibile (e comprensibile) è – oltre a una retorica ben oltre i limiti, con tanto di finale che annulla, sotto una “natalizia” neve finta, la tragedia consumata poco prima – l’eccessivo diluirsi della narrazione.
Un messaggio, di per sé talmente chiaro ed evidente («cambiare il mondo, veder trionfare il bene, la giustizia, l’innocenza») da poter essere restituito agli spettatori asciutto e con rapidità, ma che – reso insopportabile da continue e ingiustificate reiterazioni – risulta prolisso e inefficace.


Lo spetttacolo è andato in scena:
Teatro del Giglio

piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
venerdì 2 marzo e sabato 3, ore 21.00 – domenica 4, ore 16.30

Quello che prende gli schiaffi
di Leonid Nikolaevi Andreev
libera versione di Glauco Mauri
regia Glauco Mauri
con Leonardo Aloi, Barbara Begala, Marco Blanchi, Mauro Mandolini, Lucia Nicolini, Roberto Palermo, David Paryla, Stefano Sartore, Paolo Benvenuto Vezzoso
scene Mauro Carosi
costumi Odette Nicoletti
musiche Germano Mazzocchetti
produzione Compagnia Mauri Sturno

7,08

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