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Davide Ambrogi

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Forza venite gente

fringeIspirato ai più noti predecessori scozzesi e newyorkesi, Il Roma Fringe Festival, quest’anno alla sua seconda edizione, è un unicum nel panorama teatrale italiano.

“Forza venite gente che in piazza si va, un grande spettacolo c’è…”
Anzi, 72 spettacoli.
Di quel teatro che ha deciso di tenersi lontano da padri ricchi e dalle loro giubbe di velluto. Quel teatro fuori dai circuiti ufficiali e dalle grandi produzioni, senza fondi, che si autofinanzia, che sopravvive con la sola vendita dei biglietti. Quel teatro che se ne va a piedi scalzi e a testa alta.
La sola differenza con il poverello di Assisi è che per quel teatro è stata una scelta obbligata.
Perché un padre non ce l’ha mai avuto. E quando ha acquistato consapevolezza della sua nudità e della sua obbligata indipendenza se n’è andato in territori alternativi, off, fringe, al confine o, meglio, al confino, per poter semplicemente continuare a esistere.
Si potrebbe dire che, in fondo, agli albori, il teatro moderno era così. È un ritorno alle origini. Quando le compagnie itineranti vendevano la loro arte sulla piazza, direttamente a un pubblico che, unico supremo giudice, non solo proclamava il successo o meno dello spettacolo, ma anche la sopravvivenza o meno degli artisti. Calare questa visione nella realtà attuale è però impensabile. Perché la “piazza” non esiste più come entità fisica atta ad accogliere l’attore in carne ed ossa. Perché il guadagno che un uomo di teatro ricavava era suo e non divorato da Siae, Enpals, pubblicità, ufficio stampa, affitto esorbitante delle sale.
C’è solo una dimensione in cui questa lontana idea del teatro si realizza davvero di nuovo, dove la piazza esiste concretamente, dove lo spettacolo è l’evento centrale della festa, dove gli artisti si sfidano nell’agone scenico, dove gli incassi vanno interamente alle compagnie. Lo spazio è quello di Villa Mercede, il tempo ha la durata di un mese. È il Roma Fringe Festival.
Bello sì, ma troppo poco. E la vita sua che nasce per un gioco, come la maggior parte delle cose, sta chiusa in una goccia. Come la bolla di sapone di Trilussa. O come quelle sfere di vetro che conservano al loro interno dei microclimi perfetti e pacifici, senza predatori, senza cataclismi. Da poggiare lontano dalla presa incerta dei bambini o dai precari percorsi dei gatti.
Altrettanto fragile è questa dimensione, perché è senza fondi, perché viene realizzata con tenacia e caparbietà da un piccolissimo gruppo, perché si scontra con una realtà politica e burocratica egoista e disinteressata, perché fuori di essa la quotidianità del teatro è un’altra.
È qualcosa che andrebbe protetto, curato, tenuto da conto. Perché tutto non finisca “in una lagrima de pianto”.

Fra uno spettacolo e l’altro, il direttore artistico del Festival, Davide Ambrogi, si ferma pochi minuti per rispondere alle nostre domande.

Come nasce l’idea del Roma Fringe Festival?
Davide Ambrogi: «L’idea del Roma Fringe Festival nasce nella maniera più naturale: l’ho conosciuto da partecipante a New York e ho subito pensato a una maniera per farne una versione romana. Naturalmente non è stato facile concepirla e adattarla, ma, dopo tanto tempo, più di due anni, questo progetto si è concretizzato con il Parco del Teatro.»

Fra le tante proposte che le arrivano, come sceglie gli spettacoli del Festival?
D. A: «Non abbiamo riserve, paletti o censure durante la selezione. Forse ci prefissiamo solo una regola: cercare di rappresentare il teatro a trecentosessanta gradi. Per essere più chiari, dal teatro classico a quello di ricerca, da quello d’intrattenimento e improvvisazione alla commedia o al sociale. A sceglierli sono un gruppo di persone, addetti ai lavori, come si usa dire, a contatto tutto l’anno con la realtà forse più viva del teatro, quella Off.»

Lei è anche un autore di teatro. In che misura questa sua esperienza le è stata di aiuto come direttore artistico e in cosa invece ha dovuto partire da zero?
D. A: «Penso che più che essere specificatamente autore di teatro, a un direttore artistico può essere utile fare o aver fatto qualcosa di creativo in generale. Ti serve per valutare, capire e gestire le situazioni; soppesare il lavoro svolto e ponderare al meglio giudizi. Da zero sono partito per quanto riguarda il rapporto burocratico con le istituzioni. E devo dire che dopo due anni ancora non ci ho capito niente, perché tutto questo sistema, sembra avere delle regole variabili in funzione del tempo. Non so se mi spiego e non voglio aggiungere altro.»

Ci può descrivere i tratti salienti di questa seconda edizione?
D. A: «Quest’anno sono presenti 72 compagnie da tutta Italia in Gara. Poi 4 Compagnie ospiti, provenienti dagli Usa, dalla Svezia e dallo UK. Infine abbiamo migliorato tutto quello già presente lo scorso anno.
I punti forti, ovvero 9 spettacoli a sera differenti e un villaggio dedicato al teatro sono rimasti invariati.»

Perchè andare a teatro, ma soprattutto perché fare teatro oggi?
D. A: «Il Teatro aiuta a vivere e a rapportarsi con la società. Anche il cinema lo fa e penso che entrambi siano la maggiore fonte di educazione. E se al cinema i film con i buoni che vincono sempre ci aiutano a capire il rispetto per gli altri, a teatro, gli spettacoli possono aiutare a migliorare il rapporto intimo tra le persone.»

Futuri progetti per il Roma Fringe Festival?
D. A: «Tanti, ma prima aspettiamo di concludere la seconda edizione!»

Roma Fringe Festival
a cura di Davide Ambrogi
Villa Mercede
via Tiburtina, 113 – Roma
dal 15 giugno al 14 luglio 2013
tutti i giorni a partire dalle 18.00
ingresso gratuito alla Villa, spettacoli 5 euro.
info www.romafringefestival.net

Alcuni spettacoli in cartellone:

Cave Canem
Atto unico di Jo Ela – Ispirato ad una storia vera
con Diego Migeni, Sebastiano Gavasso
regia Leonardo Buttaroni
30 giugno ore 23.30; 4 luglio ore 22.00; 5 luglio ore 20.30

Hamelin
Teatro Pantegano
18 giugno ore 23.30; 17 giugno ore 22.00; 18 luglio ore 23.30

Monodia
di e con Raffaella D’Angelo
Artemysia teatro
7 luglio ore 22.00; 11 luglio ore 23.30; 12 luglio ore 20.30

In Bloom
FreeFall Dance Company
7 luglio ore 20.30; 9 luglio ore 22.00; 10 luglio ore 23.30

Walking No Tav
Quartiatri
11 luglio ore 20.30; 12 luglio ore 22.00; 13 luglio ore 23.30

Frammenti di dolore
di Brigida Tobon
16 giugno ore 22.30; 17 giugno ore 23.30; 18 giugno ore 20.30

Le Fondamenta dell’Impero
Quinta Parete
9 luglio ore 20.30; 11 luglio ore 22.00; 12 luglio ore 23.30

Riflessioni postume
interpretazione e regia Ezio Budini
1 luglio ore 22.00; 2 luglio ore 23.30; 5 luglio ore 20.30

Io sono la luna – percorsi sull’obesità
Compagnia Genovesebeltramo
3 luglio re 20.30; 4 luglio ore 22.00; 5 luglio ore 23.30

 

Hai letto: Davide Ambrogiscritto il 01/07/2013 da

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