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Soprattutto l’anguria

Soprattutto l’anguria
Voto dei lettori: 8,00 su 10
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Parole a mitraglia contro il silenzio

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In un mondo in cui le mele sono grandi come cocomeri, quali dimensioni potrà mai raggiungere un’anguria? Le sproporzioni del dolore.

Facciamo ordine, almeno all’inizio. Si parte da un testo, scritto da un giovane drammaturgo napoletano, classe ’73, finalista al Premio Riccione nel 2009, che arricchisce di nuove accezioni il termine “soliloquio”: Soprattutto l’anguria. Massimiliano Civica incontra la pièce e la porta in teatro debuttando nella capitale al Romaeuropa Festival. Il Teatro Argot Studio si mette a disposizione e la tournée prosegue. Un viaggio che non sembra breve, anzi arriva agli antipodi del globo, dal deserto, ai ghiacciai, fino alla foresta tropicale. È qui che giunge il protagonista anonimo, in un salotto di una casa sperduta nella natura selvaggia, dopo aver viaggiato intorno al mondo per arrivare, infine, a disturbare la quiete dell’anonimo fratello. I personaggi si trovano in due posizioni x e y dell’ossessione compulsiva, stessa linea, ma estremi opposti. Tra di loro un passato da chiarire o no, un trauma da elaborare o l’inutilità di farlo, una verità ingombrante come il proverbiale elefante in soggiorno. Quale? Possiamo solo supporre, in quanto essa viene negata, nascosta dietro ai muri invisibili dell’incomunicabilità. Così, un uomo elabora il proprio senso di rifiuto attraverso il dialogo con un interlocutore muto come uno specchio, quasi un doppio. In questo fiume di parole che si dirigono verso una sola foce, compare il mondo ai nostri tempi, a sprazzi, in un delirio convulso di spazi ridotti e distanze annientate, sovraeccitato dalle infinite possibilità di ricchezze facili, adulato dalle mode e dalle tendenze, privo di riferimenti, a cominciare dai fondamentali, la famiglia. Un mondo dove la Verità non è necessaria o forse qualcosa di più, non è gradita. Una società dalla quale è impossibile restare immuni, nemmeno adoperando l’editto del rifiuto o la fuga, come capita con il nostro passato.
Le buone idee sono la benzina di questo allestimento che appare come un esperimento di semantica teatrale. Per esempio l’intuizione di mettere in scena due personaggi e concedere loro l’espressione o la parola. Iniziare con un tempo reale che si dilata in una dimensione senza tempo. Azzardare le prospettive, ponendo l’uno con le spalle al pubblico a impedire la vista dell’altro proprio quando avviene un’impennata emozionale. Ricostruire una trama familiare seguendo i percorsi tortuosi della mente di un personaggio sofferente e insieme imbarazzato perché consapevole della propria posizione da reietto. Dopo la condanna della madre e della sorella, tenta a modo suo un’espiazione che gli conceda il conforto se non il perdono del fratello, anche se il tentativo è piuttosto maldestro. Salta agli occhi la necessità di non essere scontati, ma forse, al prezzo di un eccessivo cerebralismo, con un parlato decisamente libresco e un ritmo discontinuo. Impeccabile la recitazione, liberata dalle tecniche accademiche, eppure sottile. Prova notevole per Diego Sepe, al quale è stata tolta la voce e impareggiabile Luca Zacchini, che prende in carico l’intero allestimento e lo porta dove vuole.

Lo spettacolo continua:
Teatro Argot Studio
via Natale Del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 3 febbraio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00 (lunedì riposo)
(durata 1 ora e un quarto circa, senza intervallo)

Compagnia Massimiliano Civica presenta
Soprattutto l’anguria
di Armando Pirozzi
regia Massimiliano Civica
con Diego Sepe, Luca Zacchini
costumi Daniela Salernitano
luci Gianni Staropoli

Hai letto: Soprattutto l’anguriascritto il 31/01/2013 da

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