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RomaEuropa – The Four Seasons Restaurant

RomaEuropa – The Four Seasons Restaurant, articolo di "Daniele Rizzo" su Persinsala Teatro
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Tutto, nulla, vita e morte, ovvero The Four Seasons Restaurant, l’ultimo progetto firmato Castellucci/Socìetas Raffaello Sanzio sulle diverse declinazioni di essere e non essere . Spettacolo che, dichiaratamente, mette (o tenta di farlo) al centro «la solitudine l’artista come atto di cesura dal contratto sociale», The Four Seasons Restaurant rappresenta l’ennesima trasposizione drammaturgica che attraverso …

Della pienezza del nulla o dell’assenza dell’essere

india-argentina-roma-80x80Tutto, nulla, vita e morte, ovvero The Four Seasons Restaurant, l’ultimo progetto firmato Castellucci/Socìetas Raffaello Sanzio sulle diverse declinazioni di essere e non essere .

Spettacolo che, dichiaratamente, mette (o tenta di farlo) al centro «la solitudine l’artista come atto di cesura dal contratto sociale», The Four Seasons Restaurant rappresenta l’ennesima trasposizione drammaturgica che attraverso l’arte prova a raccontare il ruolo del suo stesso artefice, l’artista.

Per far questo, Castellucci sceglie alcuni dettagli strutturali particolarmente evidenti, a partire da un titolo altamente simbolico, esplicito riferimento all’occasione in cui Mark Rothko decise di non esporre quadri preparati su commissione dal The Four Seasons Restaurant di Manhattan («grande rifiuto [che] in realtà allude alla fame»), alla costruzione drammaturgica sulla base della poesia incompiuta di Hölderlin, La morte di Empedocle, rime dedicate a quello che forse è il più mistico dei filosofi della Grecia antica, colui che scelse di darsi la morte più che togliersi la vita, simbolo di una «ribellione capovolta», utilizzata per rappresentare «una fame che costituisce la domanda dell’essere».
Se dal punto di vista del testo l’opzione sembra capace di indicare con chiarezza ed evidenza il solco della propria direzione («la materia si curva sotto il proprio peso e nega se stessa»), l’approccio stilistico appare di più complessa analisi. Non per mancanza di omogeneità, perché convince la capacità dello spettacolo di attraversare la dimensione dell’esistente, giocando con due componenti drammaturgiche principali (appunto, l’indubbia maestria tecnologica e l’impostazione registica in grado di enfatizzare in modo coerente la dimensione verbale attraverso il rinforzo semantico della gestualità degli interpreti) e con il fluire di elementi tecnolgici e umani, di tecnicismi e simbolismi.
Crocevia di questi due elementi è il suono – cui si accompagna in maniera antitetica l’intermittenza di luce e di oscurità – nel suo spaziare dalla traduzione in segnali udibili da orecchio umano di frastuoni e di armonie e melodie diversamente regolari e a intensità periodica di un vento stellare sfuggito al nulla di un buco nero, generando disturbi dis-armonici che, via via, salgono di intensità fino ad assomigliare al martellante arrivo di un treno (arcaica metafora del momento cruciale che diede avvio alla modernità), per poi tornare ciclicamente al totale silenzio.
In questo contesto visivo tanto essenziale quanto denso, in uno sfondo dominato alternativamente da testi o video proiettati, una candida palestra arredata con semplicità (una sbarra per esercizi e poco altro), si consumano ritualità eterogenee: quelle del taglio della lingua, metafora di una umanità che deve rinnovare il proprio vocabolario (parafrasando la concezione del linguaggio come «casa dell’essere e nella sua dimora abita l’uomo» di Martin Heidegger, uno dei maggiori conoscitori e interpreti della poesia di Hölderlin); quelle relative a bandiere sudiste utilizzate come segno estremo della secessione/ribellione, la cui forma a X viene assunta dallo stesso Empedocle, con tutto attorno un coro che, in maniera tragicamente classica, ne riflette movimenti ed emozioni; quelle relative al parto di donne da donne, momento realmente catartico di ennesima rinascita, sancito poi dal battesimo dell’abbraccio e da musica ambient; quelle relative, infine, a un cavallo sdraiato che richiama – con una immagine allo stesso tempo potente e surreale – il principio femminile della maternità (vita), l’erotismo (desiderio) e le pulsioni inconsce della psiche (morte), mentre il diluvio finale rende bene la figura di una dialettica intrinseca di caos e cosmos.

Su questo possente impianto visivo e acustico, The Four Seasons Restaurant presenta uno «sfascio progressivo dell’immagine» realizzato con pieno e compiuto formalismo, referenziando idealmente le tele di Mark Rothko e rendendo così strutturale il senso di spaesamento che coglie al termine dello spettacolo rispetto all’obiettivo dichiarato.
Con l’estremizzarsi del parallelismo tra il vuoto (che si materializza, scomparendo in un buco nero) e la vita (che cessa in sostanza di esistere, se dimentica la propria concreta individualità, come nel caso di Empedocle), The Four Seasons Restaurant diventa emotivamente asfissiante e ribadisce, così, l’idea di una paradossale identità tra essere e nulla, nonché quella dell’esistenza di una terra di confine connaturata all’artista («egli si erige e viene a patti con un complesso sistema di simboli per poi abbatterlo»).
Con le parole «non mi lasciare» proiettate ad libitum e sempre più piccole sullo schermo, con dieci ragazze che si trovano ad adorare il totem di un viso femminile, la performance finisce per lasciare totalmente aperto l’interrogativo su dove ci si stia muovendo: siamo nel nulla o nell’essere?

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di RomaEuropa 2013
Teatro Argentina

Via Torre di Largo Argentina, Roma
dal 30 ottobre al 3 novembre, ore 21:00 (sabato 19:00, domenica 17:00)

corealizzazione Romaeuropa Festival 2013 e Teatro di Roma
PRIMA NAZIONALE
The Four Seasons Restaurant

regia, scene e costumi Romeo Castellucci
musiche Scott Gibbons
interpreti Chiara Causa, Silvia Costa, Laura Dondoli, Irene Petris
assistente alla regia Silvia Costa
collaborazione alla drammaturgia Piersandra Di Matteo
direzione alla realizzazione delle scene Massimiliano Peyrone
tecnici di palco Michele Loguercio, Filippo Mancini, Lorenzo Martinelli
tecnico luci Fabio Berselli
tecnico del suono Matteo Braglia
coordinamento tecnico Luciano Trebbi
realizzazione dei costumi Rachels’ Seamstress Services
accessori Carmen Castellucci
produzione esecutiva Socìetas Raffaello Sanzio
in coproduzione con Theater der Welt 2010, Théâtre National de Bretagne / Rennes, deSingel international arts campus / Anversa, The National Theatre / Oslo Norvegia, Barbican London and SPILL Festival of Performance, Chekhov International Theatre Festival / Mosca, Holland Festival / Amsterdam, Athens Festival, GREC 2011 Festival de Barcellona, Festival d’Avignon International Theatre Festival DIALOG Wroclaw / Polonia, BITEF (Belgrade International Theatre Festival), Foreign Affairs I Berliner Festspiele 2011, Théâtre de la Ville–Paris, Romaeuropa Festival 2011, Theatre festival SPIELART München (Spielmotor München e.V.), Le Maillon, Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne, TAP Théâtre Auditorium de Poitiers – Scène Nationale, Peak Performances @ Montclair State-USA

5,00

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