Ti vedo, ti sento, mi perdo

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Ti vedo, ti sento, mi perdo, articolo di "Fabrizio Migliorati" su Persinsala Teatro
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© Matthias Baus

Ti vedo, ti sento, mi perdo
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Salvatore Sciarrino torna al Teatro alla Scala e lo fa chiudendo un’intensa stagione operistica. Ti vedo, ti sento, mi perdo si muove tra omaggio e poesia, elisione ed evocazione, lavorando là dove il focus dell’azione, il compositore barocco Alessandro Stradella, diviene impalpabile e frammentario. Una scelta coraggiosa che convince Il ritorno di Sciarrino sul palcoscenico …

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Salvatore Sciarrino torna al Teatro alla Scala e lo fa chiudendo un’intensa stagione operistica. Ti vedo, ti sento, mi perdo si muove tra omaggio e poesia, elisione ed evocazione, lavorando là dove il focus dell’azione, il compositore barocco Alessandro Stradella, diviene impalpabile e frammentario. Una scelta coraggiosa che convince

Il ritorno di Sciarrino sul palcoscenico scaligero ha coinciso con la chiusura della stagione 2016-2017 e, malgrado un’accoglienza piuttosto fredda della parte del pubblico, l’opera del compositore palermitano non ha deluso chi vi sta scrivendo. Articolando lo spazio scenico in tre piani separati e comunicanti, Sciarrino ed il regista Jürgen Flimm hanno creato un luogo complesso nel quale l’azione si svolge con grande sorprendente chiarezza. Ti vedo, ti sento, mi perdo lavora la tripartizione spaziale insieme a quella musicale dove, ad una dimensione lirica, rappresentata dal dialogo tra la Cantatrice e il coro, se ne aggiunge una comica, dove i servi parodiano i padroni, e una terza, quella più propriamente estetica, rappresentata dalle conversazioni tra il Letterato e il Musico. Se quest’ultimo ha visto un trattamento giovane e vitalistico da parte di Charles Workman, il Letterato è stato interpretato dall’ottimo basso Otto Katzameier come riecheggiando una musica assente. E proprio l’assenza rappresenta il sentimento centrale di quest’opera. Il compositore d’epoca barocca Alessandro Stradella, infatti, non appare mai di fronte al pubblico e l’opera di Sciarrino è una sorta di celebrazione in absentia dell’avventuroso e sfortunato musicista originario di Nepi. L’estetica e la vita muovono i personaggi, tanto spiritualmente che fisicamente, e le discussioni intorno al senso profondo della musica e dell’arte si alternano a momenti dedicati al pettegolezzo (pensiamo, in particolar modo, ai duetti con Chiappa e Pasquozza) e all’ironia. L’arte e la vita rappresentano quindi le due polarità tra le quali i vari elementi teatrali agiscono e si liberano ed il filo rosso che lega indissolubilmente i due poli sembra tendersi fin dalle prime battute, rilassandosi e sprigionando un’energia liberatoria nelle note del tema dell’intermezzo terminante il primo atto.

Indubbiamente non l’opera più potente di Sciarrino, ma capace di colpire per la tensione e per la sorprendente poesia di alcuni passaggi. Abbiamo particolarmente apprezzato l’andamento ondivago della storia e della musica cristallizzante il tema dell’opera in una fissità adorante in absentia di sensibilità religiosa. Qualcosa del teatro antico, e pensiamo qui al coro greco che si avverte in quello che Gianluigi Mattioli definisce il “sottofondo ventoso dell’opera”, e qualcosa delle avanguardie primonovecentiste si incontrano qui in un mondo barocco. Una riflessione estetica che non si conclude e lascia aperta la propria fine, come un respiro che non può che far altro che attendere la propria antitesi.

Il giovanissimo direttore Maxime Pascal ha sostenuto una prova preziosa che ha saputo mantenere l’opera ad un alto livello di tensione.

Se la regia di Jürgen Flimm si è saggiamente mossa tra l’onirico (con sentori felliniani) e l’immagine un po’ figée dell’universo barocco, le scene di George Tsypin hanno lavorato la leggerezza sognante evitando ogni pericolo d’apparire fuori luogo.

Laura Aikin, nel ruolo della Cantatrice, è stata autrice di una prova magistrale e il suo registro, così ampio e ricco, ha sublimato un personaggio assai difficile.

Nota di merito è stata la prova di Emanuele Cordaro nel ruolo di Minchiello, bravissimo nell’interpretare la difficoltà ad avanzare, inciampando continuamente sulle sillabe, avvicinandosi maggiormente alla ripetizione di un disco rotto che a quella della balbuzie.

Spettacolo visto martedì 17 novembre 2017

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro alla Scala
Via Filodrammatici, 2 – Milano
orari: martedì 14, venerdì 17, sabato 18, martedì 21 e venerdì 24 novembre 2017 ore 20, domenica 26 novembre ore 15

Il Teatro alla Scala, in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden di Berlino, ha presentato
Ti vedo, ti sento, mi perdo
libretto e musica Salvatore Sciarrino
prima mondiale

direttore Maxime Pascal
regia Jürgen Flimm
collaboratrice del regista Gudrun Hartmann-Wild
scene George Tsypin
costumi Ursula Kudrna
luci Olaf Freese
movimenti coreografici Tiziana Colombo

con
Cantatrice Laura Aikin
Musico Charles Workman
Letterato Otto Katzameier
Pasquozza Sónia Grané
Chiappina Lena Haselmann
Solfetto Thomas Lichtenecker
Finocchio Christian Oldenburg
Minchiello Emanuele Cordaro
Giovane cantore Ramiro Maturana
coro e orchestra del Teatro della Scala
maestro del Coro Bruno Casoni

composizione commissionata con il sostegno di Ernst vonSiemens Music Fondation
durata 2 ore e 30 minuti intervallo incluso

http://www.teatroallascala.org

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