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Trapanaterra, articolo di "Caris Ienco" su Persinsala Teatro
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Al Teatro Florida, in prima nazionale, va in scena Trapanaterra, spettacolo firmato da Dino Lopardo. Trapanaterra ci porta in quell’universo che, per molti italiani, è ormai nel dimenticatoio, irto delle difficoltà che si vivono nel dover lasciare la propria terra, per poi ritornarci. Il ritorno non è semplice: si torna carichi di ricchezze e nuove …

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Al Teatro Florida, in prima nazionale, va in scena Trapanaterra, spettacolo firmato da Dino Lopardo.

Trapanaterra ci porta in quell’universo che, per molti italiani, è ormai nel dimenticatoio, irto delle difficoltà che si vivono nel dover lasciare la propria terra, per poi ritornarci. Il ritorno non è semplice: si torna carichi di ricchezze e nuove conoscenze, con i ricordi di ciò che avevamo lasciato ma ignorando quanto, nel frattempo, è accaduto. Così, coloro che restano e affrontano la realtà del territorio in modo quasi eroico, subiscono il giudizio di coloro che arrivano da fuori, o – peggio ancora – se n’erano andati. Sentimento rabbioso dovuto anche, probabilmente, alla triste consapevolezza di una realtà imposta e spesso triste.
Questa realtà è, nella fattispecie, quella della Basilicata, che deve tuttora capire se il suo petrolio sia una disgrazia o una fortuna. Capire se, alla base della propria vita quotidiana, valgano di più i soldi che si guadagnano o i tumori che quel lavoro provoca. Capire se sia un giusto compromesso accettare i pericoli gravi per la salute in cambio di uno stipendio, o se varrebbe la pena trovare un’alternativa. Ma se questa alternativa non ci fosse? Ha maggior ragione chi se ne va o chi resta? Questi temi delicati sono affrontati in Trapanaterra – in chiave insieme amara e comica. Come si rapporta l’uomo comune con questo modo di vivere e come affronta le stesse circostanze e modalità chi ritorna da lontano? Queste sono le domande poste dallo spettacolo, sebbene velate da un’ulteriore tematica, molto meno socio-politico, ma molto più umana, ossia quella della nostalgia. I protagonisti sono due fratelli – uno partito e l’altro rimasto – posti al centro di un palco ricoperto dalle tubature e dalle impalcature delle raffinerie. Tubi, sonoranti a comando, arricchiscono musicalmente i momenti della messa in scena.
I fratelli sono le due facce del Sud, quella presente, costruita sullo sfruttamento e la corruzione, insieme espressione di durezza e di coraggio; e l’altra, forse altrettanto coraggiosa, ma dai tratti venati di un sentimento retrò – quasi mitologico. I due protagonisti, accomunati dalla musicalità del dialetto lucano (qualche volta troppo stretto), risultano divisi dalle caratterizzazioni delle note che li accompagnano.
Tra le impalcature dalle sonorità metalliche, incontriamo uno dei due protagonisti: il fratello rimasto (l’attore Mario Russo), che in galosce e tuta da lavoro, sale, scende (e suona). Lui è colui che non ha mai visto né sperimentato altro, e nolente (o forse anche volente) abita e conosce il presente di quella terra che ama e odia allo stesso tempo, accettando ciò che il destino gli ha apparecchiato. Da lontano, con sonorità diverse, tradizionali e festaiole, con fisarmonica e valigia, arriva il fratello emigrato (Dino Lopardo). Lui ha visto il mondo, il fantomatico Nord, immaginando – a ogni passo – il ritorno nella propria terra d’origine. Ma la sua terra è cambiata, non è più quella che aveva lasciato. Un terra che sogna e spera e si scontra con la dura realtà di un duro lavoro, con lo sfruttamento, con l’impossibilità di scegliere tra la salute e il posto di lavoro – questioni, queste, di fronte alle quali gli sembra che il fratello si sia arreso. C’è rabbia, c’è rancore, ma anche amore, affetto, fratellanza nel rapporto che s’intesse tra i protagonisti: le due facce di un Sud raccontato dalle parole ma anche con la musica. Due caratteri diversi, due modalità di affrontare la vita che trovano un punto d’incontro nel passato, così da ripartire, con coraggio, verso un futuro incerto.
La problematica delle raffinerie c’è, ma non è la protagonista assoluta di questo dramma (diversamente da altri spettacoli degli ultimi anni): è un fantasma, è un sottofondo, è un mezzo per raccontare molto di più, in una performance dove ogni elemento scenico è prodotto dal vivo. Il tema vero resta la nostalgia del passato quale mezzo di unione e sopravvivenza.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Florida

via Pisana, 111r – Firenze
venerdì 24 novembre, ore 21.00

Trapanaterra
di Dino Lopardo
collaborazione drammaturgica Rosa Masciopinto
con Dino Lopardo e Mario Russo
musiche Mario Russo
scenografia Andrea Cecchini
organizzazione Elena Oliva
comunicazione Amalia Di Corso
produzione Madiel


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