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Trattato di Economia

Trattato di Economia, articolo di "Mailè Orsi" su Persinsala Teatro
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Arriva al Funaro di Pistoia, per la rassegna Teatri di Confine, Trattato di Economia del binomio artistico Castello-Cosentino. Molte risate, ma anche un po’ di tristezza. Forse ci si aspettava troppo. Forse si erano create troppe aspettative intorno al titolo (anche se dichiaratamente parodistico) e, sopratutto, intorno agli intenti dichiarati nel foglio di sala (magari …

Goodbye Baloo

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Arriva al Funaro di Pistoia, per la rassegna Teatri di Confine, Trattato di Economia del binomio artistico Castello-Cosentino. Molte risate, ma anche un po’ di tristezza.

Forse ci si aspettava troppo. Forse si erano create troppe aspettative intorno al titolo (anche se dichiaratamente parodistico) e, sopratutto, intorno agli intenti dichiarati nel foglio di sala (magari parodistici anch’essi). Forse l’argomento è troppo ampio e difficile. Forse gli studi e il livello di analisi non erano sufficienti a rendere conto di un tema così complicato. Forse, semplicemente, non lo abbiamo capito.
I problemi che solleva Trattato di economia sono tanti, forse troppi. Il non senso della produzione, il consumismo, il mondo dello spettacolo in crisi, i problemi estetici e formali di uno spettacolo che vuole trattare un argomento difficile. Tutto finisce in questa sorta di grande calderone, dove si scivola su tante questioni, senza approfondirne realmente nessuna. Perlomeno, questa è la sensazione che è rimasta in noi.
Uno degli aspetti più sottolineati (e indubbiamente fra i più stimolanti) è il cruccio formale, ossia il grande problema del modo di proporre l’argomento. Nello spettacolo, infatti, si dichiara in modo esplicito la questione della ricerca di una forma adatta, del rischio di cadere nella retorica, della necessità di trovare un modo che non solo sia tollerabile, ossia non trasformi gli attori in insopportabili tromboni, ma che soprattutto abbia una reale efficacia. Il problema di come lasciare un segno, non nella mente, ma sulle azioni concrete delle persone.

Tuttavia, Trattato sembra principalmente una dichiarazione di resa. C’è rabbia, c’è indignazione, ma le armi pesanti non sono state impugnate. Nonostante uno spettacolo realizzato in modo interessante e, tutto sommato, impeccabile, è la riflessione che lo sostiene (o lo dovrebbe sostenere) a lasciare un po’ delusi. Resta qualche perplessità. E l’amaro in bocca di un’occasione mancata.
Oltre i luoghi comuni, quali sono i problemi attuali dell’economia? O, più banalmente, che cos’è l’economia? Ha senso parlare di economia oggi? Di quale economia ha senso discutere? Se l’economia nasce come scienza che riguarda il soddisfacimento del bisogno e la felicità, anche solo affrontando punto per punto questi singoli temi, quante domande e quanti argomenti sorgerebbero per mettere in discussione il mondo attuale?
Facciamo un esempio. Perché occuparsi della Clerici? Perché è ricca e famosa e frequenta un mondo dal quale siamo esclusi? Il problema dunque è l’esclusione, il non avere accesso a quei beni? Ma non sono forse indotti i bisogni di cui la Clerici è l’emblema? E allora il problema non è forse il totale non senso del mondo al quale appartiene? Perché ammirare, o sentire la mancanza di un’auto nuova, se l’auto nuova fa parte di un universo di valori sbagliato? Perché dovrebbe essere un problema avere la Micra del ’95? Nel cercare di ottenere quei beni, nell’agognare quella posizione, diventiamo noi stessi vittime e parte di quel gioco – che dovremmo rifiutare.

Di cosa tratta, quindi, lo spettacolo? Di poveracci che vorrebbero essere ricchi o del non senso dei principi che governano il mondo attuale? È il modello in sé ad essere aberrante. Perché soffrirne, se non per il male che causiamo al mondo intero con il nostro modello di crescita e sviluppo, ovvero il nostro modello economico?
I punti di vista che si possono adottare sono sicuramente molti, diversi, più o meno condivisibili. Ma non ci sembra che alcuno sia stato esplorato con la dovuta profondità. Dopotutto, la comicità potrebbe (o dovrebbe) essere anche eversiva. Quanti problemi, nello spettacolo, sono stati solo oggetto di una toccata e fuga?
Riflettere sull’economia significa riflettere sul bisogno, sulla felicità, sulla libertà (necessariamente, visto che il grimaldello fondamentale del mercato è quello di spacciarsi per emanazione dell’idea di libertà), sull’etica. Forse sarebbe necessario essere più filosofi o, al contrario, più poeti.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Teatri di Confine 2016:
Centro culturale Il Funaro

via del Funaro, 16 – Pistoia
mercoledì 15 giugno, ore 21.30

Trattato di economia
Corecabaret confusionale sulla dimensione economica dell’esistenza

progetto, drammaturgia, regia Roberto Castello e Andrea Cosentino
assistente Alessandra Moretti
direzione tecnica Luca Telleschi
realizzazione oggetti di scena Paolo Morelli
produzione ALDES/Sardegna Teatro
con il sostegno di MIBACT, Direzione Generale Spettacolo dal vivo/Regione Toscana, Sistema Regionale dello Spettacolo
un ringraziamento a Giorgio Angelo Lazzarini

5,00

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