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Un gioco divertente che non farò mai più

Recensione Un gioco divertente che non farò mai più Un gioco divertente che non farò mai più

Un rito come un gioco, divertente ma fino ad un certo punto. Un luogo/non luogo e due fratelli. Questi gli ingredienti di Un gioco divertente che non farò mai più, presentato al Teatro Furio Camillo di Roma. L’ispirazione proviene dall’Angelo sterminatore di Luis Buñuel. E ispirati gli autori di questo spettacolo lo sono per davvero, …

9,75 su 10
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Un gioco divertente che non farò mai più venerdì, febbraio 8th, 2013.

Un rito come un gioco, divertente ma fino ad un certo punto. Un luogo/non luogo e due fratelli. Questi gli ingredienti di Un gioco divertente che non farò mai più, presentato al Teatro Furio Camillo di Roma. L’ispirazione proviene dall’Angelo sterminatore di Luis Buñuel. E ispirati gli autori di questo spettacolo lo sono per davvero, …

Teatro-Furio-CamilloUn rito come un gioco, divertente ma fino ad un certo punto. Un luogo/non luogo e due fratelli. Questi gli ingredienti di Un gioco divertente che non farò mai più, presentato al Teatro Furio Camillo di Roma.

L’ispirazione proviene dall’Angelo sterminatore di Luis Buñuel. E ispirati gli autori di questo spettacolo lo sono per davvero, così come i due soli attori in scena, Dimitri D’Urbano e Valerio Peroni.

Due sedie, due orticelli e due annaffiatoi rappresentano il claustrofobico mondo in cui vivono i protagonisti, due fratelli di cui non sappiano praticamente nulla se non qualche scarna notizia sulla loro famiglia e su una certa casa al mare. Ma non sono certo i fatti o l’azione drammaturgica ad avere un peso determinante.

Come i protagonisti del film anche i due fratelli soffrono dell’impossibilità/incapacità di uscire dal luogo in cui si trovano. Le quattro mura di una ipotetica casa sono la metafora per rappresentare lo spazio mentale e dell’anima in cui i due si sono rifugiati ma che alla fine si rivela una sorta di prigione. In questo luogo/non luogo si manifestano tutte le nevrosi dei due, probabilmente scaturite dall’alienazione in cui sembrano aver vissuto fino a quel momento. La personalità di uno sovrasta l’altro, ma tra i due quello apparentemente più forte è colui che rifiuta in maniera più netta la possibilità di un nuovo contatto col mondo esterno, con la realtà. Alla fine i ruoli si ribalteranno; sarà il più debole il primo ad attraversare questa linea di frontiera immaginaria e a spingere l’altro a seguirlo.

Anche le azioni che compiono i nostri protagonisti seguono lo stesso andamento: se inizialmente li troviamo in preda alla ripetizione ossessiva degli stessi gesti – innaffiare l’orticello, sistemarsi i capelli, aggiustarsi gli occhiali, fare versi sgradevoli – quasi come fossero parti di un rito o di “un gioco divertente”, verso la fine li vediamo farsi una doccia e mangiare, gesti quotidiani per prepararsi al confronto col mondo esterno. Certamente non sono aggraziati, non sono particolarmente composti o educati, ma sono pieni di quella comicità grottesca che oltre a regalare momenti di fortissima ilarità, restituisce efficacemente anche la parte più problematica che si cela dietro ai tic e all’ossessività della ripetizione.

Un gioco divertente che non farò mai più è uno di quegli spettacoli che fa ben sperare per il futuro del teatro. Funziona tutto, non c’è nulla che dovrebbe essere cambiato. Un ottimo testo, un’ottima interpretazione.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Furio Camillo
Via Camilla, 44 – Roma
dal sabato 2 a domenica 3 febbraio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00, lunedì riposo
 
Nuove Officine Laboratorio Babs presenta
Un gioco divertente che non farò mai più
drammaturgia scenica di gruppo
regia Marianna Di Mauro
con Dimitri D’Urbano e Valerio Peroni
scene e costumi Nuove Officine Laboratorio Babs
disegno luci Giuseppe Russo



Simona Ventura

Il gioco è bello quando dura poco

9,75 su 10
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Teatro-Furio-CamilloUn rito come un gioco, divertente ma fino ad un certo punto. Un luogo/non luogo e due fratelli. Questi gli ingredienti di Un gioco divertente che non farò mai più, presentato al Teatro Furio Camillo di Roma.



L’ispirazione proviene dall’Angelo sterminatore di Luis Buñuel. E ispirati gli autori di questo spettacolo lo sono per davvero, così come i due soli attori in scena, Dimitri D’Urbano e Valerio Peroni.

Due sedie, due orticelli e due annaffiatoi rappresentano il claustrofobico mondo in cui vivono i protagonisti, due fratelli di cui non sappiano praticamente nulla se non qualche scarna notizia sulla loro famiglia e su una certa casa al mare. Ma non sono certo i fatti o l’azione drammaturgica ad avere un peso determinante.

Come i protagonisti del film anche i due fratelli soffrono dell’impossibilità/incapacità di uscire dal luogo in cui si trovano. Le quattro mura di una ipotetica casa sono la metafora per rappresentare lo spazio mentale e dell’anima in cui i due si sono rifugiati ma che alla fine si rivela una sorta di prigione. In questo luogo/non luogo si manifestano tutte le nevrosi dei due, probabilmente scaturite dall’alienazione in cui sembrano aver vissuto fino a quel momento. La personalità di uno sovrasta l’altro, ma tra i due quello apparentemente più forte è colui che rifiuta in maniera più netta la possibilità di un nuovo contatto col mondo esterno, con la realtà. Alla fine i ruoli si ribalteranno; sarà il più debole il primo ad attraversare questa linea di frontiera immaginaria e a spingere l’altro a seguirlo.

Anche le azioni che compiono i nostri protagonisti seguono lo stesso andamento: se inizialmente li troviamo in preda alla ripetizione ossessiva degli stessi gesti – innaffiare l’orticello, sistemarsi i capelli, aggiustarsi gli occhiali, fare versi sgradevoli – quasi come fossero parti di un rito o di “un gioco divertente”, verso la fine li vediamo farsi una doccia e mangiare, gesti quotidiani per prepararsi al confronto col mondo esterno. Certamente non sono aggraziati, non sono particolarmente composti o educati, ma sono pieni di quella comicità grottesca che oltre a regalare momenti di fortissima ilarità, restituisce efficacemente anche la parte più problematica che si cela dietro ai tic e all’ossessività della ripetizione.

Un gioco divertente che non farò mai più è uno di quegli spettacoli che fa ben sperare per il futuro del teatro. Funziona tutto, non c’è nulla che dovrebbe essere cambiato. Un ottimo testo, un’ottima interpretazione.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Furio Camillo
Via Camilla, 44 – Roma
dal sabato 2 a domenica 3 febbraio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00, lunedì riposo
 
Nuove Officine Laboratorio Babs presenta
Un gioco divertente che non farò mai più
drammaturgia scenica di gruppo
regia Marianna Di Mauro
con Dimitri D’Urbano e Valerio Peroni
scene e costumi Nuove Officine Laboratorio Babs
disegno luci Giuseppe Russo



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