Urge

Auditorium Enrico Caruso Urge

Dopo la comicità di Paolo Rossi, arriva all’Auditorium Enrico Caruso di Torre del Lago Puccini il nonsense di Alessandro Bergonzoni. A metà tra lo stream of consciousness joyciano e i giochi da settimana enigmistica, Urge di Alessandro Bergonzoni ha inizio con il tentativo di spiegare che cosa sia la “vastità” (a cui l’attore-autore bolognese si …

8,00 su 10
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars6 Stars7 Stars8 Stars9 Stars10 Stars

«Non confondiamo sogni e bisogni»

8,00 su 10
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars6 Stars7 Stars8 Stars9 Stars10 Stars

fts-logoDopo la comicità di Paolo Rossi, arriva all’Auditorium Enrico Caruso di Torre del Lago Puccini il nonsense di Alessandro Bergonzoni.



A metà tra lo stream of consciousness joyciano e i giochi da settimana enigmistica, Urge di Alessandro Bergonzoni ha inizio con il tentativo di spiegare che cosa sia la “vastità” (a cui l’attore-autore bolognese si è votato, facendo un «voto di vastità»); si avvia così un’esibizione linguistica di nonsense che dal palco dilaga fino in platea.
Urge ha debuttato nel 2010 e da allora continua a girare per i teatri di tutta Italia, molto apprezzato da diversi tipi di pubblico. Alla base della performance sta la decostruzione e la destrutturazione del linguaggio; storpiando di continuo parole, modi di dire, frasi fatte, si mette in dubbio l’intero sistema del pensiero.
In psicanalisi l’uso di certe espressioni e l’alterazione dei vocaboli possono essere sintomi di malesseri e patologie psichiche. Lo spettacolo di Bergonzoni appare in qualche modo come un’intera seduta psicanalitica, durante la quale non è solo il performer a vivere la terapia, ma anche ogni singolo spettatore, perché il linguaggio decostruito e destrutturato dall’artista è lo stesso nel quale talvolta ci troviamo ingabbiati senza comprenderne il reale significato (le espressioni «sotto un certo aspetto» oppure «non è un granché» che cosa significano realmente? Che cos’è “un certo aspetto” e che cosa “un granché”?). Utilizziamo il linguaggio verbale in modo meccanico, passivo, come ci è stato tramandato, di rado ci capita di soffermarci su terminologie e parole di uso comune. E quando si comincia a fare uso di frasi fatte significa che anche il pensiero non è chiaro, non è pensato, non è libero. Subiamo il linguaggio come subiamo gli eventi.
Urge è una chiamata al pensiero, alla riflessione sulle parole, sui pensieri, sulle azioni. Non vi è una vera e propria narrazione (come si è abituati con altri affabulatori del genere monologico), né una trama. Si parte con il racconto di un sogno, e anche quando il racconto si conclude, lo sviluppo delle azioni e dei fatti procede come nella dimensione onirica, per flash, per associazioni di idee, per “flusso di coscienza”.
Per tutta la durata del monologo, il performer gioca con i vocaboli, con le costruzioni sintattiche delle frasi, con la punteggiatura: il passaggio da una parola all’altra avviene per associazioni di idee e di suoni, semplicemente spostando, aggiungendo o modificando vocali e consonanti («fame-infame-infimo», «gioco a scatti», «baco da sera»); l’alterazione degli accenti, la decomposizione, la scissione o l’unione delle parole, le variazioni di punteggiatura conducono verso nuovi significati («benedici e maledici» si trasforma in «bene dici e male dici», così come «già da sette anni» può diventare «Giada ha sette anni»); e ancora si gioca con i nomi parlanti di autorevoli personaggi inventati (scienziati, filosofi e pensatori) caratterizzati proprio dal nome che portano (Sebasta, Vedrai, Fatè); oppure si sfruttano le ambiguità linguistiche per evocare immagini surreali («è impossibile essere ucciso con il pigiama», «è pericoloso lavarsi i denti con gli occhiali, «ho mangiato un pollo con le mani, l’unico esemplare della sua specie»).
Nonostante la comicità indotta dallo stridore tra una recitazione concitata, da comizio o da conferenza, e un flusso verbale che sfocia nell’assurdo e nel surreale, i riferimenti bergonzoniani sono colti: si può pensare alla “letteratura potenziale” di Raymond Queneau e Georges Perec (basata sulla ricerca di nuove tecniche letterarie e su una sperimentazione linguistica rivolta in primis a un nuovo utilizzo dei vocaboli), intrecciata alle filastrocche di Achille Campanile (in cui i giochi di parole erano spesso determinati da uno spostamento di accenti e/o di punteggiatura).
Ma in mezzo al nonsense, al flusso verbale, al disfacimento delle frasi fatte, ai neologismi e alle parole storpiate, di tanto in tanto si fa spazio un’accusa lucida ai malesseri della nostra contemporaneità: le guerre («Ma se la guerra è alle porte, perché continuiamo a farla agli uomini?»); l’ignoranza intesa come un continuo chiudere gli occhi di fronte all’evidenza e far sì che altri decidano anche per noi («L’ignoranza è bioadesiva, attacca da tutte le parti, e la colpa è dei demandamenti»); la nostra passività («Ho sognato una mummia, forse è il simbolo di noi che dovremmo urlare ma non lo facciamo abbastanza»); e una costante tendenza al lamento che impedisce di cambiare lo status quo e al contrario permette di continuare a usare le gabbie che ci sono state costruite intorno, a cominciare da quelle linguistiche («Piangi sul latte versato? No, io voglio cambiare mucche», «Non accettare, reagisci, Re Agisci è il nostro monarca»).
«Ma cosa, in definitiva, Urge a Bergonzoni? – scrive sul libretto di sala il regista Riccardo Rodolfi – Sicuramente segnalarci delle differenze; quella mancanza di precisione nello sguardo del mondo che se trascurata può realmente cambiare il senso delle cose».

Lo spettacolo è andato in scena:
Torre del Lago Puccini
Auditorium Enrico Caruso

venerdì 15 marzo, ore 21.00

Urge
di e con Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
produzione Allibito
(durata 1h 45’)



Leggi anche

centro di gravità

Centro di gravità permanente

Storie di crisi quotidiana, eppure estrema, torneranno in scena nella stagione del  Teatro Abārico con ...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

>
[%%LINKS%%]