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Villan People. La solita malastoria, articolo di "Valeria Palumbo" su Persinsala Teatro
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Villan People. La solita malastoria
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A Tramedautore, la sezione italiana debutta con uno spettacolo veneto dedicato agli anni Ottanta, dal testo debole e dalla recitazione divertente. Chissà perché nei comunicati degli spettacoli si parla spesso d’altro. Quello che ci è stato consegnato per Villan People. La solita malastoria, primo spettacolo della sezione di Tramedautore 2013, dedicata al teatro italiano, comincia …

Troppo villani per essere utili

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piccolo-teatro-milano-80x80A Tramedautore, la sezione italiana debutta con uno spettacolo veneto dedicato agli anni Ottanta, dal testo debole e dalla recitazione divertente.

Chissà perché nei comunicati degli spettacoli si parla spesso d’altro. Quello che ci è stato consegnato per Villan People. La solita malastoria, primo spettacolo della sezione di Tramedautore 2013, dedicata al teatro italiano, comincia con «Nel deserto globalizzato della grande pianura padana si aggirano scampoli di umanità feroce, invidiosa, affamata…». E uno tutto si aspetta fuorché uno spettacolo che vira quasi sempre sul comico, o almeno sul grottesco e sul sarcastico. E che di globalizzato non ha proprio nulla: è la storia di due disgraziati, lei, con accento laziale, si chiama Dina, ed è una donnetta dalla testa vuota e i fianchi larghi che sogna prima il magnetofono e poi la borsa di Prada. Lui, con accento (spesso dialetto, fin troppo difficile) veneto, si chiama Angelo, fa la guardia giurata ed è, di fatto, un criminale, ossia un ladro e un assassino, anche se è chiaro che a lui vanno le simpatie dell’autore, perché resta ostinatamente innamorato di Dina. E quindi, secondo la consolidata tradizione nostrana, la picchia e tenta di ammazzarla.

Ovviamente lo spettacolo non è una denuncia della violenza contro le donne, né un manifesto contro la globalizzazione. Piuttosto è una storia banale: lei, Dina, sogna i soldi ed è pronta ad andare con chiunque glieli prometta, vecchio o laido che sia. Lui, Angelo, vuole i soldi per la sua Dina, guardare le gambe delle altre donne, ingozzarsi di tramezzini. Intorno si aggirano improbabili espropri proletari, neofascisti veneti, feste a base di droga e sesso, rapine e sogni di soldi facili. Finisce inevitabilmente male. Ma non è questo il punto: che senso ha oggi, senza uscire dagli stereotipi e dagli ammiccamenti troppo facili,  raccontare ancora quell’Italia degli anni Ottanta, che non aveva fatto neanche in tempo a inebriarsi di ideologie, ma era piuttosto passata dalla fame all’avidità, dagli zoccoli alle borse firmate? Ovvio che ciò che siamo oggi, purtroppo, è il frutto di quel non-sviluppo. Ma forse occorre ricordarlo con penna più fine e riannodare i fili con qualche idea nuova. In compenso gli attori se la cavano benissimo, in particolare Michele Modesto Casarin, che ricorda molto Marco Paolini e ne coltiva le espressioni. La scena più riuscita è fatta di nulla: le due guardie giurate, Angelo, e il capo Alvise, alla guida di un furgone, mentre sognano la rapina perfetta. Qui il testo conta meno, la recitazione la fa da padrona. E funziona. Si ride.

 

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Tramedautore 2013 – Sezione La giovine Italia al tempo della crisi

via Rovello, 2 – Milano
mercoledì 18 settembre, ore 21.00

Villan People. La solita malastoria
di Andrea Pennacchi
regia Michele Modesto Casarin
con Michele Modesto Casarin, Manuela Massimi e Andrea Pennacchi
costumi e scene Licia Lucchese
costumi d’epoca Liliana Cignetti
proiezioni e disegno luci Paolo Battistel
produzione Compagnia Pantakin e Teatro Boxer
(durata: un’ora e trenta)

8,00

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