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Vincenzo Lopardo. Esterno 11

Vincenzo Lopardo. Esterno 11, articolo di "Chiara Patitucci" su Persinsala Teatro
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Vincenzo Lopardo. Esterno 11
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Al Mediamuseum di Pescara si è tenuta la mostra Esterno 11, con opere di Vincenzo Lopardo e a cura di Annalisa Piergallini. Vincenzo Lopardo è un giovane artista (classe 1974). Un artista, come si usa dire, “di talento”, nel senso che ha una voce propria, forte, personalissima. Ha, cioè, una sua precisa cifra stilistica, riconoscibile …

Umani o umanoidi?

Al Mediamuseum di Pescara si è tenuta la mostra Esterno 11, con opere di Vincenzo Lopardo e a cura di Annalisa Piergallini.

Vincenzo Lopardo è un giovane artista (classe 1974). Un artista, come si usa dire, “di talento”, nel senso che ha una voce propria, forte, personalissima. Ha, cioè, una sua precisa cifra stilistica, riconoscibile e in continua evoluzione tra la pittura, le installazioni e le performance (ha avuto, infatti, pregresse esperienze teatrali).
Nella mostra Esterno 11, la curatrice Piergallini, pittrice, psicologa e psicoterapeuta, ci presenta di Leopardo una serie di opere divise in quattro sezioni. Il titolo fa ipotizzare un legame con l’esterno nell’ambientazione delle opere, tutte situate in un indefinito “fuori da sé” – in cui anche i corpi nudi albergano soli, senza legami con le cose del mondo, totem autosufficienti rappresentanti dell’oggi (l’11 del titolo come 2011?).
Ma vediamo le opere. A partire dai corpi femminili, stilizzati, essenziali, paradigmatici dei dipinti acrilico su tela della prima sezione, si passa agli acrilici su tela della seconda, dove i colori bianco, rosso e nero descrivono visi scomposti, figure ancestrali, indefinite eppure assolute di uomini e donne come fossero fumetti, stereotipi di una forma umana antica e insuperata. Una carrellata di personaggi come in una graphic novel si staglia su pannelli lignei che raccontano una storia, una progressione del vivere umano e della sua rappresentazione nel tempo. Ombre e colori, figure evanescenti, dettagli del quotidiano fotografati e poi impressi, fermati nei colori delle tele e dei pannelli installati sulle pareti, o su oggetti del quotidiano (una scala).

Lo sfondo paesaggistico è elementare, a tinta unica, la tinta del sentimento che emana dai quadri senza però venire direttamente evocato dai soggetti rappresentati.

Nella terza sezione c’è uno splendido arazzo: sempre con una struttura a episodi, ritorna il modello della graphic novel, di una pittura un pò naïf che si cimenta con i più disparati supporti (si vedano, dell’artista, le installazioni sul sito web www.vincenzolopardo.com). È evidente la lezione dei writer americani della new wave newyorkese (Basquiat) e dell’Art brut di Jean Dubuffet – mentore dell’Outsider art e di un tipo di pittura elementare nelle forme, eppure estremamente complessa nella resa emotiva.
Nella quarta sezione le tele sono più grandi, più incisive nel loro forte espressionismo e nell’umana distorsione. Figure fotografate nel paesaggio urbano, o su uno sfondo a colore unico che non le colloca nello spazio (bensì nel tempo: un tempo indiscutibilmente moderno), colte nella loro scarna quotidianità. Figure umane perse nei propri pensieri, chiuse nel quadro come in una bolla astratta, irraggiungibile. Eppure è da qui, da questo nulla attorno ai singoli (un uomo e una donna, una donna e una bambina) che si scoprono teneri abbracci, baci accennati, parole sussurrate che inquadrano i personaggi in una dimensione umana e sentimentalmente forte. Come in una fotografia da lontano, i personaggi chiamano a sé lo spettatore, lo risucchiano nel quadro dallo sfondo piatto ma dalla lirica eloquente. I profili degli esseri sono definiti, a contrasto con i visi sfumati, appena accennati: questo restituisce una dimensione malinconica, nostalgica, netta eppure sfumata – persa al presente che contiene in sé il tutto e il nulla, e perciò la vita e la morte. Tutte le opere sono senza titolo: l’autore lascia allo spettatore il compito di nominare ciò che vede, di assegnare loro un nome a seconda del proprio universo emotivo di simboli e rappresentazioni archetipiche.
La pittura di Lopardo è moderna, attuale, vera nell’oggi che rappresenta, trasmette e salva da un vuoto di pensiero che ormai ci attanaglia tutti. Un fluire dall’esterno all’interno dei sentimenti: sfondi di colore intenso ed emotività straziante con umanoidi stilizzati e carnivori, scomposti. Con il lascito di umanità che ci colpisce, ci coinvolge, Lopardo ci trascina in una dimensione sensuale e stentorea, potentemente umana e assolutamente moderna.

La mostra si è tenuta:
Mediamuseum

Piazza Alessandrini, 34 – Pescara

Vincenzo Lopardo. Esterno 11
fino a sabato 4 febbraio
curatrice Annalisa Piergallini


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