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In scena al Teatro Belli le toccanti confessioni intrecciate di una madre, un padre e una figlia colpiti al cuore dal destino. La scenografia non esiste, è volutamente vuota, minima, come l’apporto delle luci o degli effetti sonori. Allo stesso modo, gestualità e performance dei protagonisti sono ridotte e concentrate in alcune battute. In questa …

8,50

Ritratto di famiglia in un inferno

In scena al Teatro Belli le toccanti confessioni intrecciate di una madre, un padre e una figlia colpiti al cuore dal destino.

La scenografia non esiste, è volutamente vuota, minima, come l’apporto delle luci o degli effetti sonori. Allo stesso modo, gestualità e performance dei protagonisti sono ridotte e concentrate in alcune battute. In questa penombra assistiamo rapiti e partecipi a un racconto a più voci e in più tempi.
La storia, infatti, si snoda lungo l’arco di quindici anni ed è in questo andare avanti e indietro nel tempo, unito alle dichiarazioni incrociate di una madre (la strepitosa Pamela Villoresi), di un padre (il fantastico Emilio Bonucci) e di una figlia (l’ispirata e commovente Eleonora Ivone) che ci si appassiona a una vicenda che ricorda quelle di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welbi.
Sono storie molto note, spesso triturate dal meccanismo dei media, verso cui l’autore non emette un giudizio tenero: nel porgere al pubblico televisivo, o dei periodici, la quotidiana dose di dolore altrui sembra smarrirsi ogni minima traccia di compassione.
Protagonista assoluto del nuovo lavoro di Angelo Longoni è invece l’amore, e i flussi di sentimenti teneri e contrastanti che scorrono tra i personaggi, quando a questo si aggiunge il dolore e l’impossibilità di porvi rimedio. Ed è proprio per lasciare spazio all’amore che gli attori sono quasi immobili davanti ai rispettivi leggii: congelati nelle loro incerte e laceranti posizioni esistenziali, mettono in scena il dramma di una famiglia alle prese con una decisione difficile, se non impossibile, da prendere.
Se si escludono alcune dissolvenze in nero, c’è un’assenza di performance: una scelta carica di significato, perché permette al testo, scritto magnificamente, di essere apprezzato in ogni più piccola sfumatura e ai personaggi di emergere con forza coinvolgente, evocando emozioni, passioni, dolori del tempo presente o passato. È come se nel raccontare l’accaduto si tentasse di esorcizzarlo, di renderlo più familiare, comprensibile, domestico.
E a volte i ricordi sono anche una necessaria, struggente via di fuga, un territorio distante in cui la vita è costellata di piccoli eventi familiari e i protagonisti sono lontani da quella scelta che incombe fin dal primo minuto in cui si apre il sipario.
In questo meccanismo sospeso tra la vita e la morte, regista e interpreti scelgono la compenetrazione totale e il tentativo, perfettamente riuscito, di superare il confine tra la storia di uno e la storia di tutti. La tragedia personale delle tre figure in scena diventa così dramma collettivo e impegna lo spettatore a confrontarsi con domande inquietanti che interessano scienza, religione, etica, leggi dello Stato, ma che alla fine possono trovare concrete risposte solo nel cuore di ognuno.

Lo spettacolo è in scena:
Teatro Belli
piazza Sant’Apollonia, 11/a – Roma
fino a domenica 6 novembre
orari: da martedì a sabato ore 21.00,
domenica ore 17.30

Vita
di Angelo Longoni
regia Angelo Longoni
con Pamela Villoresi, Emilio Bonucci, Eleonora Ivone

8,50

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