Ne touchez pas à…

Antonella Questa affronta, attraverso la storia della maestra Caramella, la difficile gestione dei problemi dell’infanzia

Infanzia felice racconta la vita di un’insegnante e delle persone che vengono a contatto con lei. I suoi alunni di terza elementare, in primis, divisi in base alla provenienza sociale – dallo straniero al figlio di papà; oltre a una direttrice alcolizzata, preoccupata dalla quantità di iscritti a scuola e dalla non accettabile prospettiva di diventare reggente – e sommersa, se non bastasse, da problemi personali. Problemi che, del resto, si intersecano e si sviluppano in una serie di azioni e reazioni che interessano un po’ tutti i personaggi, e che porteranno al tragico evento che metterà in discussione la carriera e l’esistenza della stessa maestra.
L’attrice svolge azione multitasking: narratrice e interprete non solamente della protagonista ma di tutti i personaggi che interagiscono con lei. La scansione del racconto, molto chiara e tradizionale, vede un palco spoglio tranne che per un piccolo trono di gessi colorati e una lavagna gigantesca con le scritte: Buoni e Cattivi. Proprio a questa marcata suddivisione in due categorie che paiono irriducibili, Antonella Questa cerca di trovare una possibile spiegazione, di capire il perché dei cattivi, studiando l’atteggiamento della quarantenne maestra Caramella – sola e alle prese con mamme “eccessivamente in carriera”, bambini abbandonati, nonne old style.
In questo momento storico, in cui i bambini sono pressoché affidati agli smartphone, gli insegnanti sempre più “colpevoli” di voler fare il loro mestiere, i genitori quasi sempre in preda al panico, uno spettacolo come Infanzia felice appare più che mai necessario. Necessario non tanto per l’esito della messa in scena, quanto per il fatto stesso di proporsi, di puntare l’attenzione su un problema e di volerne discutere a teatro. Troppo spesso le cronache raccontano di episodi sgradevoli – nelle scuole, in famiglia o per strada. La generazione attuale di genitori e insegnanti – qualcuno vittima del sistema culturale; qualcun altro colpevole; altri ancora, al contrario, barcollanti ma che si ostinano a mantenere l’equilibrio – si ritrova a dover fare i conti con le prediche dei nonni o i consigli degli ex insegnanti: «Eh!, ai miei tempi, sì, che le cose funzionavano, ora invece…». Eppure, il mondo attuale è quello che ci è stato lasciato in eredità dagli stessi che lo criticano. Coloro che hanno reso gli schiaffi il loro cavallo di battaglia sul fronte dell’educazione, sono i medesimi che hanno provocato la reazione opposta, ossia quella di lasciar passare qualunque cosa. Chi ha predicato troppo a favore del ruolo della donna in quanto madre e moglie è colui/colei che ha portato all’estremo opposto quella stessa donna la quale, oggi, si dimentica che, in quanto tale, può anche essere madre – e nel momento in cui lo diventa effettivamente, non può scappare dalle proprie responsabilità. E infine, tristemente, chi ha rivendicato la figura del padre/padrone ha condotto a una generazione di padri assenti. In questo gioco degli estremi e in temperie di forti cambiamenti sociali, Antonella Questa cerca di trovare – sia pure, forse, con qualche episodico eccesso di ottimismo – il discorso dell’equilibrio. Un equilibrio giusto, necessario a far risaltare la pochezza socio-culturale che ci circonda; quella pochezza che fa perdere il senso del bambino e dei suoi sentimenti, ma dimentica altresì gli adulti, spesso abbandonati alla loro incapacità di affrontare, da soli, le proprie debolezze.
Il passato troppo severo e il presente troppo permissivo sono, in Infanzia felice, le due facce della stessa medaglia, ovvero di un mondo in cui le due visioni educative, estreme e opposte, non sarebbero altro che il risultato di un disperato quanto fallimentare tentativo di controllare le frustrazioni degli adulti. E sono appunto questi adulti che provocano, forse involontariamente, i fenomeni di violenza persino tra i bambini. Ed è il maltrattamento dei bambini, in tutte le sue forme, quello che Antonella Questa vuole contribuire a sconfiggere – anche grazie a questo spettacolo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Rifredi
via Vittorio Emanuele II, 303 – Firenze
domenica, 24 febbraio

Infanzia felice
Una fiaba per adulti
di e con Antonella Questa
coreografie e messa in scena Magali B – Cie Madeleine&Alfred
disegno luci e scenografia Daniele Passeri
costumi Sara Navalesi

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