Il trionfo della borghesia

Per la prima volta in Italia i capolavori otto-novecenteschi della collezione del celebre Städel Museum di Francoforte.

Lo Städel Museum rappresenta la prima fondazione borghese in Europa, creata dai cittadini per i cittadini, a cui perciò tutta la popolazione di Francoforte è particolarmente legata, come tiene a sottolineare il suo Direttore, Max Hollein. Il nucleo originario della raccolta infatti fu donato dal banchiere, commerciante di spezie e collezionista Johann Fiederich Städel, insieme alla sua biblioteca e alla sua casa – prima sede del museo –, per offrire «il meglio per la cittadinanza locale», come scrisse egli stesso nel testamento.

Con il passare degli anni la raccolta è stata ulteriormente arricchita da successive donazioni di privati e da acquisti operati dai vari direttori del museo – alcuni dei quali artisti essi stessi; acquisti resi possibili grazie all’indipendenza finanziaria e alla distanza dalle autorità statali che hanno sempre caratterizzato la Fondazione, persino in un periodo duro come quello nazista. Oggi lo Städel Museum custodisce più di centomila opere d’arte prodotte dal Rinascimento ai nostri giorni, dando spazio a numerosi artisti, e sono ancora esistenti sia la Biblioteca d’arte che la Scuola Städel, una fra le più influenti accademie d’arte in Germania.

Il museo non ha mai esposto prima d’ora la sua collezione in altri paesi: la decisione di portarne eccezionalmente la porzione otto-novecentesca al Palazzo delle Esposizioni di Roma aderisce alla vocazione modernista di questa sede ma soprattutto al profondo legame che Hollein riconosce esistente fra lo Städel e l’Urbe.

Questo rapporto appare in maniera chiara ed evidente nella prima sala della mostra – dedicata al classicismo tedesco di fine Ottocento – dominata dall’immenso ritratto di Goethe in riposo sullo sfondo della campagna romana, simbolo assoluto del mito del Grand Tour, realizzato da Tishbein – che per qualche oscura ragione rappresentò il suo amico con due piedi sinistri – e reinterpretato dal genio di Andy Warhol, che visitò lo Städel Museum unicamente per quest’opera.

Nel secondo ambiente espositivo ritornano i paesaggi italiani – dipinti nei quadri di Corot, posti accanto a quelli nordici di Courbet, che per un periodo ebbe il suo atelier proprio all’interno della Scuola Städel – e in quello successivo, dedicato al movimento simbolista, troviamo il Ritratto di donna su un tetto di Roma di Klinger.

L’Impressionismo, a cui è dedicato lo snodo centrale della mostra, è rappresentato da opere esemplari come La lettrice di Renoir, la Eva di Rodin, il grande quadro La colazione di Monet e i Musicisti d’orchestra di Degas. È interessante notare come in quest’ultimo dipinto l’artista – pur trattando il tema a lui caro del balletto – lo affronti da una prospettiva nuova, dando particolare risalto ai musicisti piuttosto che alle ballerine.

La quinta sala è dedicata interamente all’Espressionismo di marca tedesca: qui troviamo opere di Heckel, Schmidt-Rottluff e Kirchner, esponenti del gruppo Die Brücke. Previste anche proiezioni serali dedicate al cinema espressionista: capolavori come Il gabinetto del Dottor Caligari di Wiene o Faust di Murnau sono accompagnati da una selezione musicale curata dagli scrittori Niccolò Ammaniti, Igort, Letizia Muratori, Nicola Lagioia, Simone Caltabellota e Tommaso Pincio.
Un’intera sezione è dedicata a Max Beckmann, al suo stile duro, potente e incisivo. Nel quadro Doppio ritratto – poi donato al museo – rappresenta rispettivamente la moglie e la giovanissima amante del direttore dello Städel, Swarzenski: Felix Krämer, il curatore della mostra, ci racconta questo buffo aneddoto per sfatare il mito dell’eccessiva serietà del popolo tedesco.

Nell’ultimo ambiente – dedicato al Cubismo, all’Astrattismo e al Surrealismo – sono presentate opere di artisti come Klee, Ernst e Jawlensky.

In posizione dominante si trova il Ritratto di Fernande Olivier di Picasso, acquistato dal Museo nel 1967: come spiega Felix Krämer nel suo saggio, Del sogno e della realtà, esso rappresenta una sorta di reminiscenza del Ritratto del dottor Gachet di Van Gogh, sottratto dai nazisti e mai più recuperato.

Questi ed altri capolavori sono esposti nella capitale, a rappresentare non la collezione privata di una famiglia aristocratica né una galleria pubblica, ma un Museo che dei cittadini hanno contribuito a creare, facendone l’orgoglio di Francoforte e della sua comunità.

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La mostra continua:
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194 – Roma
fino a domenica 17 luglio
orari: martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso

100 capolavori dallo Städel Museum di Francoforte
a cura di Felix Krämer

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