Mai fidarsi di un telecomando

Il Premio Oscar Tim Robbins ha partecipato alla 59esima edizione del Festival di Spoleto con tre progetti: un concerto con la sua band e due spettacoli teatrali di cui uno dedicato alla maschera di Arlecchino, il secondo alla rilettura di 1984 di George Orwell.

Il 1984 di Tim Robbins presenta, in lingua originale, al centro della scena un uomo vestito di bianco. Un numero stampato sulla sua maglietta e dei braccialetti bianchi ai polsi lasciano intendere di un prigioniero. Il quadrato entro cui si muove è delimitato dall’azione di altri quattro attori, tre uomini e una donna in abiti scuri. Subito, la sensazione dall’esterno è che si tratti di un processo iniquo nel momento in cui una voce fuori campo (Grande Fratello) impartisce degli ordini.

Diviso in due parti, 1984 nella prima riesce a far entrare lo spettatore nella storia rappresentata e nella seconda addirittura a renderlo protagonista, spogliando e modernizzando la storia per renderla più facilmente comprensibile, grazie anche alle straordinarie prove degli attori della compagnia The Actors’ Gang, che si muovono e recitano in maniera sincrona per la totalità delle scene, sfiorando il pubblico in certi passaggi per tenerne altissima la concentrazione e compensare eventuali distrazioni dovute ai sovratitoli della traduzione.

Nella prima, l’uomo vestito di bianco è Winston Smith (Pierre Adeli), solo e privo di identità, identificato da un semplice numero; lLazione si svolge al centro della sala – come su di un ring di pugilato – con gli spettatori seduti su tutti e quattro i lati. Winston non interagisce con la società in cui vive, non ha ricordi lucidi, neanche un buon rapporto con se stesso e le proprie emozioni. Il potere assoluto del Grande Fratello, l’entità suprema percepibile ma non tangibile, ha invaso ogni campo esistenziale degli uomini. La voce fuori campo rappresenta un sistema che condiziona in primo luogo la società e che vieta i rapporti tra le persone perché il partito ha il sentore che possano condurre ad atti di ribellione alle regole.

Winston ha una particolarità che lo distingue dalla massa, quella di avere un ideale forte dentro di sé. Questa è la sua unica (ma grande) forza. Basterà per non farsi schiacciare dal sistema?

Nella seconda parte, il Grande Fratello non più intangibile, ma concreto nella figura dell’attore Brian Finney, diventa deus ex machina per mezzo di uno strumento presente oggi in tutte le case, un telecomando, un oggetto comune con cui ricattare Winston al fine di fargli confessare crimini che non ha commesso o fargli dire cose contro la propria volontà e, di conseguenza, riscrivere la propria storia. E proprio il riuscire a far perdere la comune cognizione di ciò che sia giusto o sbagliato, a rappresentare il pregio principale di questo allestimento. Quello stesso dispositivo, il telecomando, sembra guidare ormai il consenso del pubblico che si trova catapultato in uno show tv, in una realtà dove non esistono più certezze, perché niente è più sotto il proprio controllo. Al punto che si potrebbe addirittura credere che 2+2 sia uguale a 5.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno della 59° edizione del Festival dei Due Mondi
Teatro San Nicolò – Sala Convegni
via Gregorio Elladio 10 – Spoleto
dal 30 giugno al 3 luglio

1984
adattamento Michael Gene Sullivan
regia Tim Robbins
con Pierre Adeli, Brian Finney, Colin Golden, Lee Hanson, Will McFadden, Bob Turton
luci Bosco Flanagan
suono David Robbins
direttore di scena Cihan Sahin
assistente alla direzione di scena Dora Kiss
presentato su licenza di AM Heath
per conto degli eredi di Sonia Brownell Orwell
fotografie Dianna Oliva-Day
una produzione The Actors’ Gang
direttore artistico Tim Robbins
direttore artistico associato Cynthia Ettinger
direttore operativo Simon Hanna
in collaborazione con CRT Milano e Change Performing Arts

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