Il teatro visita la storia

Al teatro della Cooperativa il terzo capitolo della trilogìa Atir, Incontri con epoche straordinarie, analizza la caduta del Muro di Berlino – per stigmatizzare corsi e ricorsi che si sovrappongono in modo preoccupante al pantano del presente. La possibilità offerta dall’indagine diventa così necessità per non perdere di vista gli errori che i nostri paladini del potere continuano a commettere.

Una storia può essere la storia, una fiaba può nascondere una realtà muta che lascia non pochi solchi nelle coscienze di coloro che cercano di farsi le domande giuste sui nostri tempi. Il messaggio di Atir è molto chiaro: cerchiamo di non dimenticare e di rimanere sempre informati, per non perderci tra le righe del “sarà quel che sarà”. Con queste premesse prende forma Crolli 1989, un titolo che riassume con due termini un numero infinito di significati, un discrimine storico che – con rumore sordo – ha segnato indelebilmente il corso di economia, politica e, soprattutto, vita quotidiana del mondo.

Lo spettacolo prende le mosse dal futuro presente per cercare di capire come sia percepito oggi quanto accaduto un ventennio fa. Le finte interviste messe in scena dalla compagnia cercano di dimostrare come effettivamente sia i giovani di allora sia quelli di adesso abbiano una vaga idea della complessità del processo che quei crolli hanno comportato. Quante cose sono cambiate da allora: l’informazione, la politica, le lotte, il quadro sociale e la caduta dei regimi – tutti fattori che ci hanno fatto credere avrebbero poi migliorato la nostra vita. Ma proprio qui, il dubbio si insinua velenoso. Il cambiamento che tutti hanno palesato è avvenuto a tutti gli effetti, oppure siamo sotto una coltre (non visibile e non udibile) che nasconde, pur sempre, un sistema di controllo con prestanome la democrazia?

La tesi è chiara. La prostituta con accento dell’Est che passeggia in apertura di spettacolo è il simbolo di un fallimento. Quello delle opportunità sventolate sotto il naso ai popoli al di là del muro subito dopo la caduta. Eppure qualcuno deve avere tratto vantaggio da quell’episodio che fece tanto rumore (in tutti i sensi). Tra luci e ombre, ricreate metaforicamente sul palcoscenico, inizia un viaggio che ripercorre l’evoluzione di questa strana, nuova democrazia consumistica – che crea panico e disagio nei suoi sudditi.

Il protagonista di questa indagine si scontra con la paura di essere coinvolto in un sistema che non lascia spazio alla libertà, ma rende schiavi di un regime altro, quello capitalistico del consumo fine a se stesso. Sono le 89 scatole di biscotti impilate sullo scaffale di un supermercato a risvegliare i dubbi e le angosce del personaggio. Dove cercare risposte, allora, se non tra i banchi di scuola grazie alle spiegazioni di una vecchia professoressa di storia, nostalgica e malinconica dopo la sconfitta dei suoi sogni ideologici? Sarà proprio la patetica insegnante a indicare la via per trovare le risposte giuste, usando come exemplum una fiaba – grazie alla quale è possibile comprendere i meccanismi che hanno portato all’ultima rivoluzione: la vicenda di Niculae Ceausescu. La storia di un dittatore che non intendeva scendere a patti, svendendo la sua Romania, un uomo che si è ritrovato – da un giorno all’altro – solo, ma che per essere delegittimato è stato accusato di crimini che non aveva commesso, anzi, che qualcuno ha commesso al suo posto per poi accusarlo. E, in fretta e furia, senza nemmeno un giusto processo, è stato fucilato, eliminando così di fatto l’ultimo ostacolo verso l’esportazione di un prodotto fino a quel momento proibito nei Paesi oltre cortina.
La storia è intessuta di episodi simili e l’Atir ce lo ricorda con la sua trilogìa e l’incrollabile logica che la sottende: finché saranno le manovre economiche a dirigere le scelte politiche, non si troveranno soluzioni alternative.

Il cittadino, anzi lo spettatore, non deve però fare l’errore di bendarsi gli occhi e accettare per buona qualsiasi risposta. Bisogna saper indagare la realtà, così come ha fatto la giornalista Anna Politkovskaja – eroina dei nostri tempi – uccisa da questo regime democratico.

Crolli 1989 – di Serena Senigaglia – sprona a cercare la verità e a imparare a informarsi. Del resto, il nocciolo della sua tesi è che fino a quando noi tutti daremo credito all’informazione manipolata, ci sarà sempre qualcuno che potrà trarre enorme vantaggio dalle bugìe.

Spettacolo consigliato a chiunque sia in una fase di formazione – ma anche a coloro che vogliono affrontare il presente in modo critico – perché pièce basilare per capire quanto sia importante essere ben informati per dirsi davvero liberi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Cooperativa

Crolli 1989 /strong>
(Terzo capitolo della trilogìa Incontri con epoche straordinarie)
regia e drammaturgia di Serena Senigaglia
con Fabio Chiesa, Mattia Fabris, Matilde Facheris, Stefano Orlandi e Marcela Serli

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