La danza intersezionale

L’ottavo giorno di Oriente Occidente Dance Festival offre l’opportunità di immergersi nell’universo artistico di Michela Lucenti, che riporta il suo Balletto Civile sulle scene con uno spettacolo tenero e visionario in dialogo trasversale con una mostra-performance magniloquente, per ragionare insieme sulle dinamiche di potere del mondo contemporaneo.

Uno spaesato padre vedovo con figlia a carico, un arzillo vecchietto anarchico da sempre e per sempre, un insegnante pieno di ideali che non interessano più a nessuno, un padroncino di fabbrica con un sogno poco capitalista nel cassetto e ancora un musulmano sposato ma innamorato di un’altra, una ragazza che non riesce più ad abitare la propria vita di coppia e una donna incastrata in un’esistenza eterodiretta. Queste e altre fedeli istantanee del tempo presente affollano per una sera il palcoscenico dell’Auditorium Melotti di Rovereto, accompagnate dalle musiche dal vivo dell’Ensemble Cremona Antiqua )per la direzione di Antonio Greco) e dalle voci ultraterrene di Valeria La Grotta e Anna Bessi (rispettivamente soprano e mezzosoprano).

Ma qual è il nesso tra la musica Barocca e la lotta di classe, le relazioni interpersonali e l’ubriaco naufragare del quotidiano? Secondo Michela Lucenti, regista e coreografa di Figli di un Dio ubriaco. Incursioni fisiche sui Madrigali di Claudio Monteverdi, la risposta è semplice: «la straordinaria attualità del Barocco consiste in una spregiudicata libertà di un’arte capace di sperimentare all’infinito e in tutte le direzioni la propria potenza significativa, e questo ci appare di sorprendente attualità rispetto alla complessità delle dinamiche proprie del progetto contemporaneo».

Nato su commissione del Teatro Ponchielli di Cremona e del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e debuttato al Festival Monteverdi il 22 giugno scorso, il primo spettacolo post-confinamento di Balletto Civile sceglie di accostare la pittura sonora madrigalistica di Claudio Monteverdi alla poetica in movimento della danza firmata Lucenti per regalare quasi due ore di «immagini che si dilatano e fungono da microscopio per il nostro sentire». Con un invidiabile controllo della scena anche quando questa risulta frammentata in più quadri tumultuosi e paralleli, la coreografa spezzina mescida l’equilibrio eufonico del Rinascimento e la teatralità Barocca del Monteverdi con il «continuo sperimentarci al cambiamento» tipico dell’espressioni artistiche contemporanee, riuscendo a mettere in gesti tutta la fragilità dell’esperienza umana ai tempi di questo maledetto Antropocene.

Sostenuto ed esaltato dal melodismo concertato dell’orchestra, l’universo drammaturgico di Figli di un Dio ubriaco gravita intorno a un presente proletario in cui la fabbrica funge da collante sociale per tutta una serie di personaggi messi in scena e in atto con profonda tenerezza, sul solco di quella compassione e quel generoso ascolto dell’altro tanto cari alla compagnia. Ed è proprio in questo estenuante esercizio di ascolto che va ricercata la ragione del successo dell’ultima fatica di Balletto Civile: i rapporti di coppia rappresentati sul semplice palcoscenico bianco risultano deliziosamente convincenti perché specchio fedele di una realtà imperfetta, composita e infinitamente stratificata. Sulla scena tutto accade in contemporanea, perché le dinamiche di potere, dominazione e discriminazione dell’oggi accadono anch’esse in simultanea, sul posto di lavoro così come nel club a mezzanotte, creando un sistema di oppressione multidimensionale e onnipresente.

Se nel passaggio tra musica Rinascimentale a musica Barocca il contributo di Claudio Monteverdi fu dirimente non solo a posteriori ma anche durante la sua lunga carriera, oggi, sull’orlo di un cambiamento di paradigma sociale ed economico epocale, il contributo di Michela Lucenti sembra indicare la rifondazione di un linguaggio artistico e coreutico consapevole della necessità di ritornare a comprendere il quotidiano in un’ottica di classe a tutto campo e, soprattutto, di parlarne nei luoghi della Cultura. E proprio in questo contesto di introduzione di un dialogo intersezionale nell’arte, Balletto Civile amplia la portata del suo messaggio suddividendo il progetto Figli di un Dio ubriaco in tre articolazioni: quella performativa, con lo spettacolo andato in scena all’interno dell’Oriente Occidente Dance Festival, quella espositiva/museale, con 20 DI/VERSI. Madrigali Contemporanei (sempre presentato nelle giornate del Festival) e quella cinematografica, con un lungometraggio previsto per il 2022 firmato dalla regista Katia Bernardi.

Partendo dall’impegno storico della compagnia sui territori che attraversa e declinandolo in «un’indagine tra società civile e atto poetico», Lucenti estende il discorso intrapreso nel suo spettacolo anche al di fuori del rapporto di potere tra spettatori e artisti professionisti, offrendo «una lettura a imbuto rovesciato» in cui la singolarità delle persone comuni viene esaltata dal medium coreutico e da quello letterario. Tramite una call aperta alla cittadinanza, la compagnia ha così selezionato e ascoltato venti individui, per i quali ha confezionato madrigali personalizzati «poi letti – e registrati – da persone care al singolo protagonista che, insieme, compongono la colonna sonora delle azioni fisiche costruite dalla coreografa per ciascuno di loro, eseguite sotto la propria gigantografia durante la mostra. A ribadire: “Io sono il mio madrigale”». Grazie a questo ribaltamento visivo, per sei giorni, due volte al giorno, la Sala Kennedy dell’Urban Center ha ospitato una «poetry slam con danza» animata da volontari del territorio trentino, uomini e donne diverse per identità ma intersecate tutte da una stessa, invisibile, relazione sociale di sfruttamento.

Il Centauro, il Purosangue, l’Imprevedibile, il Pilota, ma anche il Senso, la Ferocia, la Forza, la Grazia e l’Urlo sono solo alcuni dei figli nati dall’incontro tra la coreografa e il territorio, personaggi-concetti che agiscono la propria esistenza a ripetizione, costretti in uno spazio espositivo minimo in cui astrarsi, sublimare e farsi poesia. 20 DI/VERSI. Madrigali Contemporanei pone dunque l’accento sul contenuto stesso del gesto artistico, che viene qui ricondotto al suo dialogo più fecondo: quello con il diverso che, una volta ascoltato, risulta stranamente familiare.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Oriente Occidente
location varie, Rovereto (TN)
venerdì 10 settembre 2021

ore 17:00
Urban Center – Sala Kennedy
corso Rosmini 58 – Rovereto (TN)

una produzione Balletto Civile
20 DI/VERSI. Madrigali Contemporanei
creazione Michela Lucenti – Balletto Civile

coreografia Michela Lucenti
performer Gabriele Ang, Ginevra Bettini, Sofia Bonella, Stefania Bortolotti, Fabrizio Ciaghi, Beatrice De Carli, Olga Esposito, Fiammetta Fanizza, Marianella Forrer, Elisa Gragnaniello, Francesca Guardini, Marta Clara Marchiori, Giulia Mattuzzi, Valter Mezzavilla, Giuliano Perini, Zoe Sartorelli, Martina Scrinzi, Saverio Sculli e Martina Volani
testi Emanuela Serra
progetto fotografico Guido Borso
drammaturgia Maurizio Camilli e Emanuela Serra
collaborazione artistica Giulia Spattini
disegno sonoro Guido Affini
assistenti alla coreografia Alessandro Pallecchi e Emanuela Serra
consulenza costumi Chiara Defant

coproduzione Oriente Occidente
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura

ore 20:30
Auditorium Melotti
corso Bettini 43 – Rovereto (TN)

una produzione Balletto Civile
Figli di un Dio ubriaco. Incursioni fisiche sui Madrigali di Claudio Monteverdi
regia e coreografia Michela Lucenti

direzione musicale Antonio Greco
drammaturgia Maurizio Camilli, Emanuela Serra
danzato e creato con Maurizio Camilli, Loris De Luna, Michela Lucenti, Maurizio Lucenti, Alessandro Pallecchi, Matteo Principi, Paolo Rosini, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Elisa Spina, Demian Troiano e per la prima volta in scena Era Affini
esecuzione musicale dal vivo Orchestra Cremona Antiqua
musiche di Claudio Monteverdi, Barbara Strozzi, Salomone Rossi, Isabella Leonarda, Alessandro Piccinini
spazio sonoro Guido Affini
disegno luci Stefano Mazzanti
costumi Chiara Defant
assistente di produzione Ambra Chiarello

produzione Fondazione TPE, Fondazione Cantieri d’Arte Montepulciano
in collaborazione con Monteverdi Festival/Fondazione Teatro A. Ponchielli Cremona, Festival Oriente Occidente Rovereto, Dialoghi/Residenze delle Arti Performative Villa Manin Codroipo, Teatro Petrella Longiano/Cronopios, Teatro degli Impavidi Sarzana
e con il sostegno del MIBAC

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