Al teatro ATIR Ringhiera di Milano va in scena uno spettacolo scritto e diretto da Renato Sarti. Non fatevi ingannare dal titolo, il benessere è qualcosa che non ci appartiene.

Un suono minaccioso, lo scandire del tempo che precede l’esecuzione: ecco come si apre la pièce.

I tre frammenti di vita che compongono questa trilogia sono strutturati diversamente l’uno dall’altro. Il primo, la storia del bambino Libero, figlio della prostituta Maria e del suo compagno – il drogato Tino – è il più sviluppato e copre, nella finzione scenica, un lasso di tempo maggiore rispetto agli altri due.

Il secondo spaccato è il più lento, dato che si compone di una voce narrante fuori scena e di una telecamera che riprende il viso quasi immobile di un giovane tossicodipendente chiamato Spartaco, interpretato da Mohamed Ba – il quale si è appena bucato in diretta televisiva. Satira feroce dei reality show, della tv verità, che diventa sempre più ingombrante e sfacciata.

L’oggetto televisione, del resto, potrebbe sembrare una sorta di fil rouge che unisce le tre storie – nella prima, si vede spesso Tino incantato di fronte alla scatola magica – ma in realtà, nell’ultima parte, perde il suo ruolo preminente in favore di un altro elettrodomestico che cattura la nostra attenzione: una cucina a gas. Un’anziana coppia di coniugi, soli e tristi la notte della Vigilia di Natale decidono, forse insieme, di togliersi la vita.

Temi forti, che non sono però messi in scena per entrare in una spirale di pessimismo in cui il mondo è difficile e “cattivo” e l’unica arma, se così si può definirla, è quella di piangerci addosso – a teatro e nella vita reale. Il fatto è che il mondo è pieno di donne che amano troppo, registi senza scrupoli e nonni abbandonati. Renato Sarti non denuncia platealmente la società. Piuttosto, per mostrare la passività con la quale noi tutti accendiamo la televisione per osservare con la massima tranquillità qualsiasi programma sia trasmesso, trasforma  il palcoscenico in una tv. Il pubblico arriva a teatro, si siede in poltrona come a casa propria e guarda. Non si sente da parte dei personaggi un’urgenza a essere visti e compatiti – tranne forse nell’episodio centrale, grazie all’uso della videocamera che riprende in primo piano l’espressione dell’interprete. Ogni attore recita la propria parte ed esce di scena – e dalla nostra vita.

I protagonisti principali – Rossana Mola e Domenico Pugliares – non convincono completamente nei ruoli della prostituta e del drogato – soprattutto lei, che si riprende però nell’ultima parte, quando interpreta la donna della coppia di suicidi.

Infine, piccola nota sulla scelta dei nomi dei personaggi – che non è affatto casuale: Maria sembra coprire con un alone di purezza la figura della prostituta. Spartaco è invece l’eroe, lo schiavo che si libera e combatte contro il padrone: niente di più distante da un tossicodipendente, che non riesce a uscire dal circolo della droga.I nomi dei suicidi sono Natalia e Pasquale: nascita e resurrezione di Cristo.

Si vuole forse suggerire che la scelta del gas è un estremo gesto di rinascita e non di morte? Quell’altra vita che, forse, li aspetta è l’unica in cui potranno davvero essere felici e per sempre insieme? Sappiamo che questa è un’interpretazione molto libera, ma piace pensare che ci possa essere qualcosa di buono che attende i due personaggi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro ATIR Ringhiera

via Boifava 17 – Milano
da mercoledì 9 a domenica 20 febbraio

2011: Trilogia del benessere
produzione Teatro della Cooperativa
testo e regia Renato Sarti
con Rossana Mola, Domenico Pugliares e Mohamed Ba Omero Antonutti
voce regista in Spartaco
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro

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