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32”.16 – Trentadue secondi e sedici, articolo di "Francesca Ruina" su Persinsala Teatro
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32”.16 – Trentadue secondi e sedici
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L’8 novembre 2016 debutta all’ATIR Teatro Ringhiera di Milano lo spettacolo Trentadue secondi e sedici, diretto da Serena Sinigaglia, con la drammaturgia di Michele Santeramo – in scena fino al 20 novembre. Trentadue secondi e sedici è un numero. Trentadue secondi e sedici è un tempo. Trentadue secondi e sedici è una vita intera. È …

Mare nostrum

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L’8 novembre 2016 debutta all’ATIR Teatro Ringhiera di Milano lo spettacolo Trentadue secondi e sedici, diretto da Serena Sinigaglia, con la drammaturgia di Michele Santeramo – in scena fino al 20 novembre.

Trentadue secondi e sedici è un numero. Trentadue secondi e sedici è un tempo. Trentadue secondi e sedici è una vita intera. È la distanza tra il vuoto e l’identità, tra la paura e la speranza, tra il passato e il futuro. È il nome di Samia Yusuf Omar, che si scrive a ogni balzo, a ogni muscolo flesso, a ogni goccia di sudore che cade sul circuito dei 200 metri, alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Nata a Mogadiscio da una famiglia molto povera, Samia si allena instancabilmente, ogni notte, nella clandestinità – perché lì le donne non possono starsene in giro da sole, men che meno quando cala l’oscurità. Diventa la più forte atleta somala, guadagnandosi così il suo biglietto di speranza per una vita diversa, migliore: Pechino.

Trentadue secondi e sedici è il tempo di quella speranza, che corre scomposta e traballante verso una meta irraggiungibile, con falcate che non riescono nemmeno ad avvicinare le altre atlete in gara e che decretano, infine, un’inevitabile ultima posizione.

Ma Samia non si scoraggia. È decisa a riprovarci e l’obiettivo sono le Olimpiadi di Londra del 2012, alle quali vuole arrivare preparata come si deve, con l’aiuto di un allenatore europeo. Per questo decide di intraprendere il viaggio, quello che noi siamo soliti guardare con compassione dall’oblò di qualche schermo, senza capire, senza chiederci nulla, fissando quei barconi stracolmi di persone, come fossero ammassi di cose senza voce e senza storia.

Qui sta la grandezza del lavoro di Serena Sinigaglia e Michele Santeramo, che potrebbe “limitarsi” al racconto della storia di Samia – come sono soliti fare gran parte dei media quando utilizzano una storia drammatica per suscitare lacrime facili e presto dimenticate. Invece no, Trentadue secondi e sedici è il tempo in cui i riflettori si spostano su di noi, in cui è il cadavere di Samia, annegata in quel “mare nostrum”, a guardarci.

Il corpus centrale dello spettacolo ha la forza dirompente del trasformare la compassione per l’altro nella nausea per noi stessi, per la nostra occidentale disumanizzazione. Un’isola deserta in cui sono rimasti soltanto due esseri viventi, fratello e sorella – i bravissimi Tindaro Granata e Chiara Stoppa – circondati da un mare che rigurgita cadaveri. I due li impilano nel “mucchio”, si nutrono dei pesci che ci si incagliano in mezzo, si accoppiano incestuosamente, convinti di essere gli unici rimasti in vita, per fondare una nuova umanità. Ma di umano non è rimasto più nulla, tanto che, all’arrivo di una superstite – Valentina Picello, sicuramente la più intensa tra le tre interpretazioni – che, incredula e disgustata, gli porge l’estrema prova della loro disumanizzazione, nutrirsi di quei cadaveri, loro rispondono mangiandoli, come fosse la cosa più normale del mondo.

«Finché arrivano morti non possono farci del male», dicono i due necrofagi. Che in fondo non è molto diverso da quello che pensa – e che solo per decenza (a volte) non dice – l’italiano medio, spaparanzato sul divano mentre quelle barche che colano a picco sono solo immagini sul suo televisore, non uomini, donne, bambini, non nomi, non volti, non voci, non sguardi.

«Occhi aperti sul fondo del mare», di quel «mare nostro, che non sei nei cieli», ma sei lì, sotto le nostre mani inermi, capaci solo di raccogliere cadaveri, accatastarli, contarli, catalogarli. A ogni numero meno umani – noi, non loro. A ogni numero meno vivi – noi, non loro.

Uno spettacolo intenso e profondo, che non osserva Samia con gli occhi lacrimevoli della pietà, ma le restituisce lo sguardo proprio volgendolo su di noi, obbligandoci a guardarci allo specchio e a dirci che «tra lei e noi abbiamo scelto noi». Lo facciamo tutti. Lo facciamo ogni giorno.

Lo spettacolo è in scena
ATIR Teatro Ringhiera

via Boifava 17 – Milano
dall’8 al 20 novembre 2016

32”.16 – Trentadue secondi e sedici
regia Serena Sinigaglia
drammaturgia Michele Santeramo
con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa
scene e costumi Stefano Zullo
colonna sonora Silvia Laureti
luci Sarah Chiarcos
video Elvio Longato
assistenti alla regia Enrico Baraldi, Mila Boeri, Giulia Sarah Gibbon, Martina Testa
assistenti scene e costumi Marianna Cavallotti, Arianna Summo, Eleonora Peronetti, Martina Di Mastromatteo
foto di scena Serena Serrani
produzione ATIR Teatro Ringhiera
con la collaborazione di NABA Milano – Nuova accademia di Belle Arti
con il sostegno di NEXT2015

5,00

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