L’imprevedibile leggerezza di internet

Come raccontare una storia ed evocare un personaggio con un vecchio vinile, Facebook, degli SMS, una segreteria telefonica e qualche spezzone di intervista televisiva.

Beckett ha scritto degli atti senza parole, ma ad uno spettacolo senza attori non eravamo ancora abituati. Lo ha proposto una coppia di teatranti libanesi, Rabih Mroué e Lina Saneh, con 33 tours et quelques seconds, utilizzando quasi esclusivamente gli strumenti comunicativi offerti delle nuove tecnologie
La scena riproduce un locale che potrebbe essere uno studio, alquanto disordinato e ingombro: una scrivania, apparecchi dai quali occhieggiano file di led; un giradischi, dal quale un vecchio 33 giri (uno dei pochi oggetti arcaici presenti) diffonde la voce accattivante di Jacques Brel. Dopodiché si accende, sul fondale, la schermata di una pagina web, e lo spettatore viene investito da una serie ininterrotta, quasi ossessiva, di informazioni telematiche, mentre, a tratti, da un fax sistemato sull’orlo della scrivania, cadono fogli stampati. Ma questa sorta di bombardamento mediatico, lungi dallo stordire lo spettatore, lo cattura e, a poco a poco, prende forma in questo spazio vuoto, totalmente virtuale, la figura di Diyaa Yamout, il contesto affettivo e sociale in cui è vissuto, i suoi legami col mondo.
Ma lui, destinatario degli SMS di un amico che sta cercano di arrivare in aereo da Londra, dei reiterati, ostinati messaggi che una donna continua a lasciare nella segreteria telefonica, oggetto della moltitudine dei messaggi che si rincorrono su Facebook, è assente. Aveva 28 anni, era un militante politico, e si è ucciso, dando volutamente al suo gesto una risonanza pubblica, di protesta.
E, a poco, a poco, prende forma una realtà costruita con una singolare tecnica comunicativa in progress, secondo una modalità che, più che alla progressiva posa delle tessere di un mosaico, fa pensare ad una rappresentazione per inviluppo, attraverso una molteplicità di linee, apparentemente disordinate, che definiscono un contorno.
Diyaa Yamout, il personaggio assente, è esistito veramente – mi spiegano Lina e Rabih – e il suo suicidio, nel settembre 2011, ha coinvolto e mobilitato in Libano le istituzioni e l’opinione pubblica. Il materiale utilizzato per costruire lo spettacolo, è in parte autentico, integrato con intelligenza e discrezione dai due autori, che hanno saputo conservare il sapore di verità del dibattito in rete, comprese le intemperanze verbali.
Fra i pregi dello spettacolo – perché, a dispetto di tutto, si tratta di uno spettacolo teatrale, anche drammaturgicamente ben costruito – la denuncia, un po’ sotto traccia, della penetrazione invasiva propria della comunicazione tecnologica, qui particolarmente impressionante perché si rivolge ad un interlocutore che non c’e più, e che pur continua ad esserne destinatario. Ma in quell’intreccio di pubblico e privato, emergono e si scontrano affetti, analisi politiche, temi di alto profilo: la tradizione cristiano maronita e quella islamica; il senso e le ragioni del suicidio (psicosi, fuga, atto eroico?); il mancato rispetto, da parte della famiglia di Diyaa, della sua volontà di essere cremato.
E ancora più singolare è il fatto che, attraverso strumenti di comunicazione freddamente tecnologici, i due autori siano riusciti a raccontare una storia che appassiona. Fino ad un ultimo messaggio web, che si ingrandisce e indugia a lungo sullo schermo, come un suggello che recupera la dimensione umana della vicenda: un laico, affettuoso “Dormi bene, bel bambino”.

Lo spettacolo è andato in scena, in prima nazionale,
al Festival delle colline torinesi, presso la Cavallerizza Reale di Torino
lunedì 25 giugno ore 21 e martedì 26 ore 19

33 tours et quelques seconds

scritto e diretto da Rabih Mroué e Lina Saneh
scenografia e grafica Samar Maakaron
assistenza tecnica Sarmad Louis & Thomas Köppel
traduzione dall’arabo in inglese e francese Ziad Nawfal

produzione Kunstenfestivaldesarts (Bruxelles), Festival d’Avignon, Festival delle Colline Torinesi, Scène nationale de Petit-Quevilly – Mont-Saint-Aignan (Rouen), La Bâtie – Festival de Genève, Kampnagel (Hamburg), Steirisch er Herbst (Graz), Stage-Helsinki Theatre Festival, Malta Festival (Poznan), Théâtre de l’Agora Scène Nationale d’Evry et de l’Essonne, Association Libanaise pour les Arts Plastiques Ashkal Alwan (Beirut)

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