Un Cantiere a cielo aperto

C’è chi la cultura la fa nelle grandi città, nei grandi teatri e nei grandi musei, e poi c’è chi la cultura la fa vivere nei paesi, tra i vicoli, sotto le stelle, per restituire a tutti/e il diritto di farsi contaminare dall’arte, sempre e in qualsiasi luogo, in modo egualitario. Se i primi sono facili da trovare, i secondi bisogna andarseli a cercare; noi li abbiamo trovati a Baradili, dove è appena iniziata la ventiseiesima edizione del Festival Cantiere dal titolo “La dignità dell’arte”.

Due casette basse in pietra, una vite rugosa che si insinua tra le loro crepe, balle di fieno disposte ad anfiteatro e una luna quasi piena che gioca a nascondino tra le bandierine stese a festa sulla piazza antistante la chiesetta: sembrerebbe un’ambientazione rubata a un film di Fellini, se non fosse il centro di Baradili, il paese con meno abitanti della Sardegna che, per quattro notti, cede le sue vie a una delle rassegne culturali più longeve dell’isola. Da 26 anni, infatti, Progetti Carpe Diem porta «il grande teatro nel paese più piccolo», offrendo ai pochissimi autoctoni «i più importanti e premiati protagonisti del teatro di ricerca e sperimentazione italiano». È così, dunque, che in una fresca notte di agosto tra i dolci colli della Marmilla, prende il via il Festival Cantiere, sotto la direzione artistica e organizzativa di Franco Marzocchi e Aurora Aru, già responsabili delle venticinque pionieristiche edizioni precedenti della kermesse.

«“La dignità dell’arte” è il tema di questa ventiseiesima edizione, a rivendicare da un lato la resistenza di un comparto tra i più duramente colpiti dall’emergenza pandemica; e dall’altro l’importanza dei progetti culturali di comunità», dichiarano Aru e Marzocchi nel loro comunicato stampa, e a giudicare dalla folta presenza di operatori e non, sembra proprio che la comunità, a Baradili, sia molto presente. Da comunità a comune, poi, il passo è breve, e il primo spettacolo del festival, 377: racconti a chitarra, si propone di narrare in un percorso musicale proprio i 377 comuni dell’isola. La pièce, «frutto di un giro della Sardegna compiuto in bicicletta, senza sponsor», nasce dalla mente sognatrice del contrabbassista, compositore e artista musicale attivo nella scena jazz, classica contemporanea e d’avanguardia europea Sebastiano Dessanay il quale, dopo aver attraversato il territorio «in maniera creativa», ha rimesso mano alle composizioni originali scritte col suo fedele ukulele basso durante le pedalate, donandogli organicità e gambe solide anche grazie alla collaborazione con il fenomenale Francesco Morittu, chitarrista, e la frizzante Mila Vanzini, l’unica attrice in scena.

Con cuciture geografiche e “animiche” tipiche della fu Maria Lai, 377: racconti a chitarra si cimenta nel non poco arduo compito di dare forma a un’esperienza dai forti connotati astratti quale è il viaggio in bici. L’incedere adagio ma non troppo di ogni pedalata, infatti (più rapido di un pellegrinaggio a piedi, dove le distanze si fanno troppo pesanti, e più lento di un rapido spostamento in macchina, dove il viaggio cede il passo all’arrivo imminente), proietta il ciclista in una temporalità astorica nella quale gli avvenimenti, le guerre e le illuminazioni interiori si affacciano sul mondo esterno solo sotto forma di smorfie, risate sconclusionate e sguardi carichi di verità. La commistione di più medium artistici (musica, recitazione e videoproiezioni), dunque, da un lato supplisce alla mancanza di evenemenzialità propria di un movimento ciclico costretto da una catena foriera di paradossale libertà, e dall’altro evita la banalizzazione di una forma di pensiero di difficile condivisione ai tempi degli spostamenti ad altissima velocità, donando così al pubblico un piccolo elogio della lentezza che tutto valorizza.

La serata prosegue poi negli spazi dell’Ex Officina Usai, dove una co-produzione firmata dal Teatro della Limonaia e Il Lavoratorio di Firenze porta in scena «uno studio sui testi di Federigo Tozzi» dal titolo Bestie. Lo scrittore senese morto negli anni ’20 a soli 37 anni ritrova qui la sua voce nei corpi di Giusi Merli e Alessandro Baldinotti, soli nella tebaide diretta da Andrea Macaluso. Dopo la prima assoluta del 19 ottobre 2020 al Festival Intercity di Sesto Fiorentino, Bestie torna en espace per la seconda volta, dipanandosi nelle atmosfere agresti del Festival Cantiere e fondendosi con il cemento, la paglia e il buio pesto della notte.

«Una raccolta di brevissimi racconti a metà fra prosa e poesia, aforismi, squarci, che costituiscono una sorta di frammentario viaggio interiore nelle inquietudini del grande scrittore», spiega il regista, diradando leggermente le spesse nebbie che aleggiano su questo studio. La crudeltà di Tozzi, infatti, risulta talmente ineffabile e a tratti sgradevole, da lasciare in bocca un pugno di cenere ancora calda che non si riesce a mandare giù. Le telluriche interpretazioni del duo Merli/Baldinotti, dal canto loro, donano spessore e lirismo a un esperimento letterario inconsueto in cui è solo l’apparizione di un animale (allodole, lumache, formiche o vipere che siano) a sancire la fine della bestialità umana, spesso più brutale di quella messa in atto dalla Natura. La “partitura” testuale, poi, accompagnata da quella musicale firmata dal riminese Marco Mantovani, propone un susseguirsi famelico di favole esopiche rivoltate al contrario come la pelle di un cinghiale messa a essiccare al sole, per mostrare l’irrequietezza e il malessere di un’esistenza troppo sensibile, una poesia troppo umana. Un esperimento interessante in grado di generare fratture nell’animo dei presenti grazie anche a fendenti di luci e suoni degni dell’ultimo Lynch.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno del Festival Cantiere
location varie, Baradili (OR)
giovedì 19 agosto

ore 20:00
Casa della Vite
377: racconti a chitarra
una produzione Associazione 377
con Sebastiano Dessanay (contrabbasso), Francesco Morittu (chitarre) e Mila Vanzini (voce)

ore 21:30
ex officina Usai
Bestie
una produzione Il Lavoratorio/Teatro della Limonaia/Festival Intercity
di Federigo Tozzi
con Alessandro Baldinotti e Giusi Merli
regia Andrea Macaluso
suono Marco Mantovani
aiuto regia Bianca Di Gregoli
luci Luisa Giusti

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