Ricomincio da quattro

Una nuova produzione per il regista argentino Rodrigo Garcia.

4 attori in scena, 4 galli cedroni con le zampe bloccate dentro delle sneakers per bambini, un intero movimento della Quarta Sinfonia di Ludovico Van per l’ultima creazione di Rodrigo Garcia.
Argentino di nascita, trapiantato a Madrid dove ha fondato il gruppo La Carniceria Teatro, cioè il Teatro Macelleria, omaggio ironico al padre, di professione appunto macellaio, Rodrigo Garcia è stato un guastatore della scena internazionale: inviso agli animalisti (Matar para comer nel 2007, sempre a Milano, era stato bloccato proprio perché un astice veniva gettato vivo in una pentola d’acqua bollente), ossessionato dal tema del cibo, ritorna ora sulla scena, dopo qualche anno di silenzio (la sua ultima creazione Daisy è del 2013) e soprattutto dopo essersi trasferito in Francia quale Direttore del Centre Dramatique National di Montepellier.

Il regista in questo spettacolo resta fedele alla sua poetica anarchica e surrealista (Garcia Lorca, Luis Buñuel, Salvator Dalì per la cultura teatrale spagnola restano modelli imprescindibili, fantasmi da esorcizzare), ma sbaglia il bersaglio. Deve essersene accorto lo stesso Rodrigo Garcia, che nelle note di regia mette le mani avanti e, citando Wim Wenders, dichiara che non intende raccontare una storia, che questa si forma solo nella testa dello spettatore, grazie al montaggio. Dobbiamo di conseguenza concludere che in 4 c’è un difetto di montaggio, aggravato da una giustapposizione di materiali molto eterogenei, soprattutto nella qualità.

Lo spazio vuoto in cui troviamo sparpagliati un enorme sapone di Marsiglia, usato come letto, un’immancabile chaise longue di Le Corbusier e un fondale per le proiezioni, è animato dall’ingresso di quattro attori (Gonzalo Cunill, Núria Lloansi, Juan Loriente, Juan Navarro, collaboratori storici del regista) legati da un filo sottile e ingarbugliato cui sono sospesi tintinnanti sonagli. Dopo che i performers sono liberati dal filo assistiamo a una partita da tennis in cui la pallina viene scagliata su una gigantesca riproduzione dell’Origine del mondo di Courbet (cui si alterna con suggestione subliminale una foto pornografica), all’ingresso di quattro magnifici galli, di un drone multicolore, di due ragazzine truccate da topo model, di un samurai giapponese, in vena di confidenze private. Il tutto alternato con lunghe tirate retoriche, in cui si denuncia la crisi dei valori della società consumistica e globalizzata. Per movimentare la scena alcuni spettatori sono invitati sul palco a ballare una cumbia, poi uno di loro viene avvolto in una sorta di sacco a pelo e intervistato dall’attrice sui suoi gusti sessuali. Alla fine dopo uno scivoloso amplesso consumato sul grande sapone inondato d’acqua, succulenti vermi sono dati in pasto a piante carnivore: l’immagine ingrandita è ripresa da una telecamera e riprodotta sullo schermo del fondale. Il sugo della storia sembrerebbe che nemmeno l’arte o la bellezza possano salvare il mondo e che solo nel sesso (e non nell’erotismo) si riesca a trovare una tregua al dolore del mondo.

4 dà l’impressione di un déjà-vu anche perché affastella tutto l’armamentario del teatro di ricerca (il pensiero corre dai Magazzini Criminali alla Societas degli inizi, dagli spettacoli tecnologici de La fura dels Baus ai più recenti ricci/forte) ma svuotato di senso.
Anche se di tanto in tanto alcune immagini colpiscono (lo scivoloso rapporto sessuale, il drone, in verità assai bello, i galli) e talvolta le lunghe tirate retoriche trovano una sintesi fulminea in una efficace analogia, l’insieme risulta deludente. E soprattutto inoffensivo.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro dell’Arte

Viale Alemagna, 6 Milano
dal 28 al 30 giugno

4
testo, allestimento, regia Rodrigo Garcia
con Gonzalo Cunill, Núria Lloansi, Juan Loriente, Juan Navarro
scene di Sylvie Mélis
video Serge Monségu, Daniel Romero, Ramón Diago
creazione sonora Daniel Romero, Serge Monségu, Juan Navarro

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.