La te(a)tralità di una famiglia

Al Teatro Ambra Jovinelli è in scena fino al 12 febbraio, 4 5 6, scritto e diretto da Mattia Torre con Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri e con Michele Nani.

Dopo Qui e Ora e Migliore, all’Ambra Jovinelli è in scena il terzo e ultimo spettacolo della trilogia scritto e diretto da Mattia Torre: 4 5 6.
Tre storie apparentemente diverse, ma legate tutte a quel filo di cinismo in grado di sconvolgere, emozionando, anche lo spettatore che un attimo prima della fine aveva riso di gusto.
Sono sempre le conclusioni con cui Torre chiude i suoi racconti, infatti, a lasciare quell’amaro in bocca, che non va via per un po’ e questa volta, con 4 5 6, la sensazione è ancora più forte per il senso che hanno quei numeri che danno il titolo alla pièce e per l’odore nauseante di quel sugo, che cuoce da quattro anni nella cucina della famiglia protagonista ed entra nelle narici fino a stordire.
«Un sugo perpetuo», così viene definito dal Pater (Massimo De Lorenzo), che entra sulla scena attraversando la platea, così come fanno anche gli altri interpreti, la Mater (Cristina Pellegrino), il figlio Genesio (Carlo De Ruggieri) e per ultimo, a metà racconto, l’ospite tanto atteso (Michele Nani).

È lo spaccato di una cucina semibuia questa volta il luogo dell’azione, ben curato da Francesco Ghisu. Al centro del palcoscenico primeggia un tavolo con delle sedie, affiancato alla sinistra da un inginocchiatoio per pregare e alla destra i fuochi, su cui bolle e ribolle, fumante, in un tegame di coccio, quel sugo più volte citato lungo un complesso narrare. Qui, attraverso discorsi strampalati in un dialetto meridionale, che ne unisce più d’uno, prende forma, ma non vita, una giornata tipica di una famiglia atipica, ma non così lontana da quelle che la cronaca più volte ci descrive.
Tutti aspettano che qualcosa accada e soprattutto attendono qualcuno, ma chi? In un ambiente dove il silenzio regna spesso sovrano, grida e pensieri ricorrenti, come quello della donna che rivuole indietro la sua tiella, avvolgono di mistero questa famiglia così tetra e teatrale.
Personaggi grotteschi, quasi disegnati, caricature di un male di vivere, che gli attori straordinariamente dipingono dando onore a un testo che sa dove vuole arrivare. Tira un vento di libeccio, quindi potente, tra l’ignoranza generale, ma soprattutto tira una brutta aria, gelida, che provoca un brivido improvviso. Ecco allora che, ancora una volta, quella storia ha compiuto il suo dovere, è riuscita a scuotere anche l’animo più imperturbabile. Mattia Torre, che dalla prossima stagione all’Ambra Jovinelli farà parte di un progetto trasversale che unirà televisione, editoria e teatro, con 4 5 6, in scena fino al 12 febbraio, ha fatto di nuovo centro, narrando le menti contorte di un nucleo familiare, dopo aver scritto di due sconosciuti che si scontrano con lo scooter e soprattutto dopo quel Migliore, singolo individuo, col volto di Mastandrea.

Lo spettacolo continua:
Teatro Ambra Jovinelli

via Guglielmo Pepe, 43 /47 – Roma
fino a domenica 12 febbraio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.00
(durata 1 h e 30 minuti circa senza intervallo)

Marche Teatro / Nutrimenti Terrestri / Walsh presenta
4 5 6
di Mattia Torre
regia Mattia Torre
con Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri, Michele Nani
scene Francesco Ghisu
disegno luci Luca Barbati
costumi Mimma Montorselli
assistente alla regia Francesca Rocca
assistente ai movimenti scenici Alberto Bellandi

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