Teologia di un amore

teatro-orologio-roma-80x80Due straordinari attori al capezzale di un amore straziante e un cliché duro a morire protagonisti al Teatro dell’Orologio.

Uno spettacolo che va in autoproduzione da dieci anni, che sfoggia sontuose recensioni da parte dei più blasonati critici d’Italia e viene presentato come esempio di «perfetto equilibrio tra testo, regia, e interpretazione».

Tutti gli indizi sopra citati lasciano presagire uno scontato capolavoro. E gli ingredienti, in effetti, sembrano esserci tutti, soprattutto per le potenti e pertinenti le interpretazioni. Se Patrizio Cigliano (autore, regista, attore) risulta impeccabile, lo è forse anche di più Perla Liberatori, cui va riconosciuto il grande merito di aver mantenuto alta la tensione dopo l’ottima performance del compagno.

Un allestimento a monologo (ne esiste anche una versione a dialogo) che certamente non delude per la capacità di arrivare a toccare profonde corde emotive.

La storia raccontata attraverso due esposizioni in sequenza mostra con grande realismo lo struggimento degli ultimi due minuti di vita di una coppia (sul perché usiamo questa specifica formula torneremo più avanti) e la passione travolgente di una normalità vissuta insieme per settant’anni. Per quanto riguarda lo svolgimento delle dinamiche sceniche non andiamo oltre e lo facciamo per un “semplice motivo” di cui, anche in questo caso, diremo di seguito.

A margine, dunque, di uno spettacolo solido e rodato e che riesce a mantere la promessa «capacità di arrivare diritto al cuore dello spettatore, regalandogli momenti di commozione autentica», quali valutazioni sono possibili che non siano meramente elogiative dello stato dell’arte o pregiudizialmente critiche?
Innanzitutto, riprendendo quel “semplice motivo” che ci porta a tacere sulla trama, una considerazione potrebbe essere fatta in relazione alla sua ovvietà, palesata fin dalle prime battute. Oppure rispetto a un testo la cui forza sembra eccessivamente dipendere dalle interpretazioni di attori in stato di grazia (che comunque riesce a esaltare con merito). Ma sarebbero peccati più veniali che di sostanza, dettagli che si affiancano rispetto a quella che consideriamo essere la vera criticità. Ovvero la frase guida da cui muove l’intenzione drammaturgica dell’autore: mettere in scena la «storia d’amore che tutti vorremmo».
Proprio la discutibile perentorietà di questa affermazione rischia di rendere A cuore aperto un gigantesco e clamoroso bluff.
Non tanto per la prospettiva poeticamente asfissiante e opprimente (impressione, sia chiaro, strettamente personale), quanto perché pesantemente di parte e pericolosamente di comodo.

Quella che ci viene mostrata è, difatti, una coppia all’interno della quale la persona è annientata; una coppia la cui morte sembra essere più importante di quella di una delle due individualità che pure la compongono e senza le quali non esisterebbe; una coppia canonica e tradizionale presentata come ambizioso tòpos di «quasi tutte le storie d’amore» che porta, con un terrificante ribaltamento di prospettiva, a provare maggiore compassione per chi esiste ancora piuttosto per chi è andato («il peggio è sempre per chi resta»)

Una «storia d’amore che tutti vorremmo» che si configura come un evento in cui si manifesta quel dispositivo culturale capace di irreggimentare le pratiche emozionali individuali (la compassione, l’amore, la passione, la creatività) attraverso l’omologazione delle coscienze (l’ideale-coppia sopra il reale-individuo), mostrandosi come unica e scontata, naturale e sacra.

Sicuramente «un testo lirico e coinvolgente» in grado di «parlare di amore», ma che andrebbe ideologicamente intepretato come solo una delle infinite forme di amore, e che nello specifico, a uno sguardo e a una esperienza “smaliziati”, al di qua della sua apparente ingenuità, si propone anestetizzante nel suo eccessivo conformismo.

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Orologio – Sala Gassman

via de’ Filippini 17/a
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
fino a domenica 2 marzo

La Compagnia ARCADINOE’ presenta
A cuore aperto
L’amore non muore mai
di Patrizio Cigliano
regia Patrizio Cigliano
con Patrizio Cigliano, Perla Liberatori, Davide Lepore, Giorgia Palmucci, Martina Massa
con la straordinaria partecipazione “in voce” di Arnoldo Foà e Maria Rosaria Omaggio

VERSIONE A MONOLOGO
(Cigliano-Liberatori)
MERCOLEDI’ 5 FEBBRAIO 2013 – ORE 21.30

VERSIONE A DIALOGO
(Parise-Palmucci-Massa)
VENERDI’ 7 FEBBRAIO 2013 – ORE 21.30

A SEGUIRE, FINO AL 2 MARZO, A RECITE ALTERNATE
Repliche: da martedì a sabato ore 21.30 – Domenica ore 18.00

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