Un giorno nacqui

Nell’ambito del progetto Lieto Fine Eventuale concepito dal gruppo Industria Indipendente e realizzato negli spazi del Forte Fanfulla, va in scena A.M.O., un esperimento performativo che mira a indagare e a ridefinire i canoni dell’azione scenica

Si sente spesso ripetere nei dibattiti sull’arte contemporanea che nei primi trent’anni di un secolo (come accadde all’inizio del ‘900) nascono e si diffondono le avanguardie, che si distinguono per la tendenza radicale a rompere con i codici artistici tradizionali. Rifiutando tutti i valori, gli avanguardisti mettono in discussione il valore e il concetto di arte; infatti, secondo loro l’arte deve scuotere e sconvolgere, deve contribuire a migliorare la vita. Per realizzare tutto ciò le Avanguardie fanno dello sperimentalismo il loro orientamento metodologico: operando in gruppi per abbattere ogni barriera tra le varie arti.
Tale premessa è necessaria per introdurre la performance-studio A.M.O. (Aurora, Maria, Ofelia) e le conseguenze del parto naturale, interpretato da sei attrici/performers e ballerine che incarnano i gli archetipi di tre figure di donne cristallizzate nella mitologia, che dalle origini del candore di angeli eterni attraversano gli anelli della vita, della dolorosa conoscenza, del filo teso sul quale il respiro corre e si spegne.
Tutte gravide, tutte in eco sono le donne sulla scena, frammentate come il quadro della realtà che piano piano si colora: è livida e sa di vino, fa cantare le future madri di gioia e paura.
Le donne bianche, amiche delle tuniche virginali, pallide nel sorriso di una chimera, ora liete di portare il peso di un’altra vita, ora spose isteriche e smarrite. Figlie lunari di mamme cattive, morbose antagoniste e figlie devote, queste donne gridano il sogno di un matrimonio: ci sarà il lancio dei fiori e poi la musica. La gioia, l’isteria e poi gli uomini: lo sposo sognato, il padre di un figlio, o chi insegnerà loro l’offesa, l’abuso. Gli uomini irrompono nello spazio scenico, decentrato e mutevole, a irridere l’intimità delle sole donne, a spalancare gambe bianche, ma questo al pubblico non è dato vedere, perché viene risucchiato nell’azione scenica, solo per essere cacciato via dai maschi urlanti. E mentre gridano di allontanarsi, nell’altra sala attende una donna, seduta e dolente. Il pubblico si sposta come in corteo ma la giovane chiede di essere lasciata sola e gli spettatori, muti e disorientati, coinvolti e impotenti, abbandonano con uno spaurito applauso lo spazio scenico della performance che li ha invasi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Forte Fanfulla
via Fanfulla da Lodi, 5 – Roma
venerdì 7 dicembre, ore 21.00

A.M.O. (Aurora, Maria, Ofelia) e le conseguenze del parto naturale
di Erika Z.Galli, Martina Ruggeri
con Rossella Celati, Rachele Minelli, Chiara Celino, Sofia Vigliar, Zita Meluso,
Sara Pantaleo, Mauro Racanati, Gianluca Gallinari, Roberto Rotondo, Joele Anastasi

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