Quando il teatro respira a ritmo di tango

Il testo di Jean-Paul Sartre incontra le sonorità del new tango dei Gotan Project e di Astor Piazzola nella versione di A porte Chiuse, allestimento firmato dalla compagnia teatrale Incontroverso e in scena al Teatro Cometa Off fino al 18 novembre.

Il ritmo vertiginoso delle percussioni, gli archi, le sonorità malinconiche del bandoneòn (strumento simile alla fisarmonica) riempiono la sala mentre il pubblico viene lasciato attendere. All’improvviso un cono di luce gialla e calda illumina un uomo vestito con un completo di tela beige mentre fa il suo ingresso in un luogo oscuro scortato da un valletto dalle sembianze mefistofeliche.

«Dove mi trovo?», «Ci sono altre stanze come questa?», «Ha per caso uno spazzolino da denti?»: sono queste le domande che il protagonista rivolge all’aguzzino che lo lascia da solo in una stanza dove ci sono tre sedie, una scala rotta che poggia su un muro sormontato da una cortina di filo spinato. È così che Marinè Galstyan, attrice, ballerina e regista di origine armena, sceglie di dare il via ad A porte chiuse, testo di Jean-Paul Sartre del 1944. Rispettando le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione presenti nel testo originale, la regista trasforma il palco nell’Inferno in cui Garcin (l’uomo vestito con il completo di tela che scopriamo essere un disertore e un marito traditore), Estelle (civettuola fedifraga che ha ucciso la figlia nata da una relazione extraconiugale) e Inès (donna che ha costretto la sua amante a uccidere il proprio marito per poi essere uccisa da quest’ultima) sono costretti a espiare le proprie colpe. Per il filosofo francese l’Inferno non sono che gli altri ed è per questo che, come in un gioco degli specchi, ogni personaggio gioca il doppio ruolo di vittima e di carnefice. Per queste anime la dannazione, infatti, è rappresentata dal ricordo costante dei crimini commessi in vita attraverso le illazioni, i dubbi velenosamente instillati nella propria mente dagli altri. Non c’è mai tregua per le anime peccatrici nel Tartaro sartriano perché a quest’ultime è concesso di poter spiare le vite di coloro che si sono lasciati indietro. Quando l’azione raggiunge il climax, il dolore si fa più acuto e le parole non sono più sufficienti a esprimerlo, è qui che entra in gioco il movimento. Nella coreografia curata da Sargis Galstyan l’odio, la gelosia, la codardia, il desiderio carnale che legano i protagonisti sono veicolati attraverso l’uso totale dei corpi dello stesso coreografo, della regista nel ruolo di Inès e di Eleonora Scopelitti (Estelle) che si espandono in verticale, in orizzontale, mentre si esibiscono in assoli, pas de deux e pas de trois sulle note struggenti dei Gotan Project, di Astor Piazzolla, di René Aubry e Mariano Mores. Sia che si tratti di eseguire una sensuale sacada (figura base del tango in cui uno dei due elementi della coppia invade lo spazio del partner effettuando un passo verso la gamba del partner su cui non c’è peso, causando un effetto ottico di sollevamento della stessa) o di fronteggiarsi in serrate schermaglie verbali, i tre protagonisti si dimostrano sempre all’altezza del compito affidatogli dalla regista, dando vita a delle performance ipnotizzanti che avvolgono lo spettatore come un gorgo.
A Porte Chiuse è una messa in scena ambiziosa e innovativa in cui la prosa trova nella danza il suo naturale completamento dando vita a un tutt’uno armonico.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Cometa Off
Via Luca della Robbia 47
13-18 novembre

A porte chiuse
di Jean-Paul Sartre
con Sargis Galstyan, Marine Galstyan, Eleonora Scopelitti, Lorenzo Girolami, Vittoria Rossi, Federica Biondo, Lorenzo Zaffagnini
regia Marine Galstyan
coreografie Sargis Galstyan
disegno luci Mattia Albanese
audio Danilo Muscarà
trucco Gohar Sargsyan

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