Genius at work

Al Teatro Olimpico, il Romaeuropa Festival presenta A Quiet Evening of Dance di William Forsythe.

Prodotta dal Sadler’s Wells di Londra, A Quiet Evening of Dance è una composizione di cinque opere brevi riunite in due atti in cui, con rigore e coerenza, continua l’esplorazione di William Forsythe del proprio caratteristico percorso di ricerca sui linguaggi coreografici contemporanei.

Il suo non rappresenta affatto l’avanguardistico tentativo di chi intende rivoluzionare il vocabolario della danza, ma, più concretamente, l’audace desiderio di chi ne sviluppa le estreme potenzialità attraverso gli strumenti messi a disposizione da una totale padronanza della tecnica classica e – fattore che A Quiet Evening of Dance diventa particolarmente evidente – l’attenzione alle reazioni del pubblico rispetto allo spazio, ai suoni e all’ambiente del lavoro.

Atto primo. Accompagnati con discrezione da ambient music e dal pianoforte di Morton Feldman (ma anche dai colpi di tosse del pubblico e le immancabili suonerie degli smartphone), i danzatori si muovo in un silenzio quasi totale e lasciano che siano i loro passi e la loro respirazione a creare la partitura sonora.

Indossano – e lo faranno per tutta la serata con alcune variazioni cromatiche – guanti da sera colorati e scarpe coperte da calzini (in un interessante incrocio tra ciò che resta di un tutù tradizionale e le vesti di una danza urbana), si alternano in duetti e assoli fatti di piccoli passi e movimenti rapidi, articolano sequenze intricate in un labirinto costruito sul glossario del canone coreutico (rond de jambe, attitudes) e, sulle pieghe anatomiche del corpo, non danno mai l’impressione di allontanarsi ereticamente dalla forma balletto. Forsythe mette dunque la performance al servizio di un’indagine sui concetti di tempo e spazio come a voler destrutturare le stesse fondamenta cartesiane della geometria del balletto.

Attraverso queste gesta, a volte esplosive, altre sincopate, i ballerini non utilizzano pedissequamente un linguaggio codificato, quello della tradizione, ma reagiscono al proprio ritmo interiore continuando a cercare nuove modalità di movimento per poi provare a reinventarlo nel successivo secondo (musicato sulle note barocche di Jean Philippe Rameau e – non a caso – titolato Seventeen/Twenty One).

William Forsythe A Quiet Evening Of Dance Swt, Epilogue, Dancers; Jill Johnson, Christopher Roman, Parvaneh Scharafali, Rauf Yasit, Ander Zabala Gomez
William Forsythe A Quiet Evening Of Dance Swt, Epilogue, Dancers; Jill Johnson, Christopher Roman, Parvaneh Scharafali, Rauf Yasit, Ander Zabala Gomez

Atto secondo. Dopo aver utilizzato ironicamente la materia prima del classicismo, l’energia contenuta nella e dalla auto-esplorazione fisica e tecnica dei performer diventa adesso quell’espressione piena di corpi sinuosi e perfettamente addestrati con cui Fortsythe – lasciando che ogni movimento imploda nel silenzio e non nella climax e innervandola di break dance con l’unico ballerino esterno alla propria compagnia, il meraviglioso Rauf Yasit (aka RubberLegz) – rovescia la progressione emotiva e apre alla dimensione più ironica e contemporanea di A Quiet Evening of Dance.

Senza aver mai rotto del tutto la sensazione di uno stile convenzionale e dopo aver giocato con tradizione e innovazione per attrazione e repulsione, distanza e traslazione, Fortsythe si volge dunque al contemporaneo senza dimenticare/deformare un corpus classico che, uscito dai propri canoni, contiene in sé le condizioni per una nuova rappresentazione del corpo all’interno della storia della danza. Una storia che, con A Quiet Evening of Dance, scopre la necessità stessa di un rinnovamento della figura nell’atto stesso del guardare in un risultato di una coerenza e di una limpidezza tale che, anche per merito dei suoi sconcertanti interpreti oltre che del suo geniale autore, appare di sontuosa realizzazione.

La coreografia è andata in scena:
Teatro Olimpico

Piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
30 – 31 Ottobre 2019

A quiet evening of dance
di William Forsythe
e Brigel Gjoka, Jill Johnson, Christopher Roman, Parvaneh Scharafali, Riley Watts, Rauf “RubberLegz” Yasit e Ander Zabala
danzatori Roderick George, Brigel Gjoka, Ayman Harper, Jill Johnson, Brit Rodemund, Parvaneh Scharafali, Riley Watts, Rauf ‘RubberLegz’ Yasit, Ander Zabala
compositore/musica Morton Feldman, Nature Pieces from Piano No.1. From, First Recordings (1950s) – The Turfan Ensemble, Philipp Vandré © Mode (per Epilogue)
compositore/musica Jean Philippe Rameau, Hippolyte et Aricie: Ritournelle, from Une Symphonie Imaginaire, Marc Minkowski & Les Musiciens du Louvre © 2005 Deutsche Grammophon GmbH, Berlin (per Seventeen/Twenty One)
lighting design Tanja Rühl and William Forsythe
disegno costumi Dorothee Merg and William Forsythe
sound design Niels Lanz
produzione Sadler’s Wells London
coprodotto con Théâtre de la Ville, Paris; Théâtre du Châtelet, Paris; Festival d’Automne à Paris; Festival Montpellier Danse 2019; Les Théâtres de la Ville de Luxembourg; The Shed, New York; Onassis Cultural Centre, Athens; deSingel international arts campus, Antwerp

Photos credits: ©Bill Cooper

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