Napule è ‘na carta sporca

Geppy Gleijeses porta al Quirino il suo A Santa Lucia, meraviglioso viaggio nel mondo di Raffaele Viviani.

Quando si pensa alla nobile tradizione artistica della Napoli moderna, sono tantissimi i nomi che balenano nella mente, figure mitiche che hanno reso immortale la città partenopea in tutto il mondo. Questo è particolarmente vero quando si pensa al teatro (melodrammatico e comico) napoletano, che affonda le radici nella cultura popolare arcaica e che è riemerso in modalità differenti nel corso di tutto il Novecento. Dicevamo di nomi celebri, e ce n’è uno in particolare che meriterebbe ben maggiore attenzione rispetto a quella che le è stata riservata nel corso della storia, ovvero Raffaele Viviani. Nome pressoché dimenticato e trascurato rispetto a quelli di Totò e De Filippo, ma che per certi versi ha dimostrato una genialità e un talento persino superiori ai glorificati concittadini. Viviani, di estrazione plebea, quasi analfabeta, ha trascorso la sua vita ai margini, disprezzato dalla nobiltà Decurtisiana e dalla borghesia Defilippiana. Se Eduardo infatti si concentrò sulle debolezze e le crisi del ceto medio napoletano, Viviani, di una generazione precedente all’illustre collega, attraverso il suo mestiere di attore, regista, commediografo, autore di canzoni, diede risalto alla Napoli della miseria, dei mendicanti, dei disgraziati eternamente in conflitto con le categorie sociali (solo apparentemente) superiori. Al Teatro Quirino, fino al 22 aprile, è in scena un’opera che offrirà a chiunque la possibilità di conoscere questo genio dimenticato del nostro teatro; merito di Geppy Gleijeses, regista e interprete di A Santa Lucia, opera “apocrifa” di Viviani perché inedita e incompiuta, che forse per questa ragione esprime una maggiore autenticità. Con un cast brillante di volti noti (Lello Arena e Marianella Bargilli tra gli altri), A Santa Lucia è uno spaccato della Napoli dei primi del secolo, costruito come un susseguirsi di scene di naturale quotidianità, dove si oscilla continuamente tra il dramma e l’ironia, il sorriso e una vita fatta di stenti, la capacità di arrangiarsi sempre e comunque dimostrando di saper sfidare anche chi nella piramide sociale è sopra di sé, e la consapevolezza malinconica e nostalgica per un passato pre-moderno ormai definitivamente corrotto.
La scenografia è poetica e seducente, capace di catturare lo spettatore e di proiettarlo nella realtà effettiva di quel contesto, che per molti versi è di un’attualità agghiacciante (Viviani parlava di tossicodipendenza, di cocaina, di camorra); le luci fioche e il buio richiamano alla mente i quadri di un altro napoletano esemplare vissuto duecento anni prima, ovvero Giuseppe Maria Crespi, anche lui legato ai ceti più bassi della sua città, come se ci fosse un filo rosso che collega questi geni dell’arte attraverso la storia.
L’opera senza dubbio però risente della mancanza di una struttura sostanziale rigorosa, che se nel primo atto diventa un punto di forza per il suo brio, facendosi manifestazione di un caos di eventi e personaggi che ben esprime la realtà della Napoli popolare, nel secondo atto lascia diversi elementi morali confusi e irrisolti. Resta senza dubbio un’occasione imperdibile per tornare sulla poetica ambiguità di Napoli, città di dolore, miseria e ingiustizia, dove sono però gli stessi disgraziati a farsi incredibilmente materie di poesia.

Lo spettacolo continua:
Teatro Quirino
via delle Vergini, 7 – Roma
fino a domenica 22 aprile
orari: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16.45

A Santa Lucia
di Raffaele Viviani
regia Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli, Gina Perna, Angela De Matteo, Luciano D’Amico, Gianni Cannavacciuolo, Gino De Luca, Antonietta D’Angelo, Giusy Mellace, Salvatore Cardone, Antonio Roma, Aniello Palomba, Eduardo Robbio

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